Nel 2019 pubblicai il mio libro sull’Anticristo dove, partendo dal Nuovo Testamento, descrissi lo straordinario ritorno di questa misteriosa figura nella letteratura e nel pensiero filosofico-politico, anche laico, del XX secolo.
Pure Peter Thiel oggi evoca l’Anticristo in un orizzonte laico, come metafora di un paventato ordine politico-economico del mondo. Un’apocalittica senza Cristo e senza redenzione.
E la Chiesa? Proprio gli ultimi Pontefici, in un’ottica tutta cattolica, hanno visto il presente come un tempo anticristico.
Paolo VI, negli ultimi mesi del pontificato (dopo il Concilio e dopo il ‘68), confidava ad un amico, il filosofo francese Jean Guitton: “C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: ‘Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?’. […] Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? […] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa”.
Nello stesso periodo il cardinale Karol Wojtyla, che di lì a poco sarebbe stato eletto Papa, durante un viaggio negli Stati Uniti, dichiarò: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo. Questo confronto è nei piani della divina Provvidenza. Una cosa è tuttavia certa: la vittoria finale appartiene a Dio e ciò si verificherà grazie a Maria, la Donna della Genesi e dell’Apocalisse”.
In seguito Benedetto XVI, nel suo Gesù di Nazaret, osservò che pure una certa esegesi biblica “può effettivamente diventare uno strumento dell’Anticristo”.
Poi scrisse: “l’onda delle teologie della rivoluzione che avevano cercato di legittimare la violenza come mezzo per instaurare un mondo migliore – il ‘Regno’” ha dato “risultati terribili. La violenza non instaura il regno di Dio, il regno dell’umanesimo. È, al contrario, uno strumento preferito dall’anticristo – per quanto possa essere motivata in chiave religioso-idealistica. Non serve all’umanesimo, bensì alla disumanità”.
Poi nell’enciclica Spe salvi, Ratzinger evocò l’Anticristo con una citazione di Immanuel Kant tratta da Das Ende aller Dinge (La fine di tutte le cose): “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore […] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo […] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato a essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.
Tre grandi Papi, due dei quali canonizzati, vedevano il nostro tempo su un crinale apocalittico. In filigrana, nelle loro parole, traspare una stessa cosa: il comunismo marxista e la sua influenza (anche nella Chiesa).
.
Antonio Socci
Da “Libero”, 21 marzo 2026
Nella foto: I fatti dell’Anticristo (1500-1503), di Luca Signorelli, Duono di Orvieto.










