PAPA LEONE COME S. ATANASIO, LEONE DELLA FEDE NELL’INCARNAZIONE
Perché Leone XIV ha celebrato i 1700 anni del Concilio di Nicea del 325 come un fatto di grande attualità? Vediamo. Le definizioni dottrinali hanno grandi conseguenze storiche. Lì la Chiesa proclamò Gesù Cristo, “unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, della stessa sostanza del Padre”.
Poi condannò l’eresia di Ario che, dice il Papa, “negando la divinità di Cristo lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione”.
Nonostante la condanna, l’eresia ariana dilagò, con l’appoggio imperiale, anche tramite un semi-arianesimo che edulcorava l’eresia, ma attaccava ancora l’Incarnazione e voleva essere accettato in nome dell’unità della Chiesa.
Tuttavia si oppose S. Atanasio, vescovo di Alessandria d’Egitto (nella foto). Sostenne che la verità viene prima dell’unità. Per la sua lotta contro l’arianesimo fu perseguitato e deposto cinque volte. Trascorse in esilio 17 anni. Fu definito “uomo di discordia”, ma alla fine vinse e salvò la vera fede. L’Atanasio prima giudicato “divisivo” fu poi venerato come “colonna della Chiesa”.
Il veleno dell’eresia però continuò a circolare in nord africa e in oriente. Così, nel VII secolo, sorse in Arabia il monoteismo islamico, anti trinitario, sul terreno preparato da eresie, come quella ariana, che riducono Gesù a maestro e a profeta.
In Occidente l’idea di un Gesù solo uomo, maestro di spiritualità, tornerà prepotentemente con il razionalismo del XVIII e XIX secolo, influenzando la teologia protestante e poi le correnti moderniste della Chiesa, specialmente dopo il Concilio Vaticano II.
Nel 2008, padre Enrico Cattaneo, sulla Civiltà cattolica, in un saggio intitolato “L’esegesi contemporanea e la divinità di Gesù”, mostrava che “la posizione islamica è curiosamente identica a quella tenuta oggi da molti studiosi delle origini cristiane. Anche costoro affermano che Gesù non fu che un profeta ebreo, il quale non ebbe nulla a che fare con il cristianesimo o con la Chiesa.Furono i seguaci di Gesù, quelli di origine ellenistica o imbevuti di cultura ellenistica, che ‘divinizzarono’ Gesù, facendolo diventare una entità preesistente, quasi un secondo Dio, disceso dal cielo e risalito al cielo, dopo essere risorto dai morti. Da qui è sorta la famosa distinzione tra ‘il Gesù della storia’ e ‘il Cristo della fede’. È una distinzione che, lo si voglia o no, rispecchia la prospettiva islamica”.
Così convergevano Islam e ideologie progressiste e immanentiste. Ma Leone XIV ieri ha usato toni che ricordano Atanasio e anche Ratzinger e Wojtyla: “Nicea afferma la divinità di Gesù e la sua uguaglianza con il Padre. In Gesù noi troviamo il vero volto di Dio e la sua parola definitiva sull’umanità e sulla storia”.
Poi ha indicato la “sfida, che definirei come un ‘arianesimo di ritorno’, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlo davvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi. Il suo essere Dio, Signore della storia, viene in qualche modo oscurato e ci si limita a considerarlo un grande personaggio storico, un maestro sapiente, un profeta che ha lottato per la giustizia, ma niente di più. Nicea ce lo ricorda: Cristo Gesù non è un personaggio del passato, è il Figlio di Dio presente in mezzo a noi, che guida la storia verso il futuro che Dio ci ha promesso”.
La sfida alla Chiesa arriva dalle ideologie progressiste convergenti con l’Islam.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 29 novembre 2025





