Sabato 20 giugno “Libero” ha titolato così l’attacco del Presidente Usa alla premier italiana: “Trump è un coglione”. E il Direttore Alessandro Sallusti ne ha spiegato il perché con un editoriale. L’indomani è uscito questo mio pezzo in cui cerco di fare il punto sulla storica rottura che ha aspetti umani da considerare.

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Negli anni passati Libero non ha lesinato critiche a Biden. Ieri è toccata anche a Trump che pure è vicino alle idee di libertà che questo giornale difende.

Il titolo scanzonato che gli abbiamo dedicato per l’attacco immotivato a un Paese alleato come l’Italia (attraverso l’attacco a Giorgia Meloni che lo rappresenta), non è un insulto, ma è ciò che di solito si dice a un amico che sta facendo una sciocchezza e che fa danno anche a se stesso (oltreché a chi gli è vicino).

Trump ha grandi meriti (anzitutto quello di aver mandato a casa la classe dirigente Dem e di contestare la sua perniciosa ideologia) e ha dimostrato uno straordinario coraggio personale. A volte è divertente, altre volte provocatorio, ma troppo imprevedibile, perfino surreale. Talora sembra di assistere a uno spettacolo dei Monty Python. Da lui ci si può aspettare di tutto.

C’è chi, ironicamente, ha ipotizzato che prossimamente Donald possa telefonare alla Zanzara per dichiarare guerra a qualcuno. In fin dei conti ha terremotato, senza alcun motivo reale, gli antichi rapporti di alleanza fra Italia e Stati Uniti d’America tramite la telefonata dell’inviato del programma di David Parenzo.

Lo ha fatto – dicevamo – senza alcun motivo reale, o meglio: solo perché (così sembra) negli Stati Uniti i suoi critici hanno visto le immagini del G7, dove la Meloni parlava, con piglio deciso e col ditino alzato davanti a un Trump silente, e lo hanno deriso dicendo che si era fatto mettere in riga da quella “piccola donna” italiana. Non sia mai che un maschio alfa si faccia mettere in riga da una donna… Chi porta i pantaloni qua? Ed ecco la sua sparata da saloon.

I suoi avversari sanno bene che basta pizzicarlo sull’Ego e Trump perde la trebisonda, parte in quarta e danneggia se stesso.

Lo avevano già fatto altre volte, dicendo, per esempio, che era entrato in guerra con l’Iran perché trascinato da Netanyahu. Lui ha reagito trattando male il premier israeliano e ripetendo che è la Casa Bianca che dà gli ordini.

Ieri la Meloni, dopo aver risposto per le rime, ha chiuso la polemica. Giustamente. Perché i conservatori devono difendere Trump anzitutto da Trump. Nell’interesse di tutto l’Occidente.

Perché rappresenta gli Stati Uniti che non sono soltanto i nostri principali alleati, ma anche il pilastro del mondo libero.

Oltretutto ha vinto le presidenziali con le idee che i conservatori condividono (sulla burocrazia Ue, sulle sue folli politiche industriali ed ecologiche, sull’immigrazione, sul woke, sul globalismo, sulla libertà di parola, sulle dittature).

Gli Stati Uniti sono necessari a tutti coloro che hanno a cuore la libertà. Ed è importante che alla Casa Bianca ci sia un repubblicano come Trump.

L’aspetto assurdo di questa storia infatti è proprio quello politico. Era appena finito un G7 finalmente positivo, dove Europa e Stati Uniti si sono ricompattati, dove tutti hanno applaudito la tregua Usa/Iran, dove Trump era tornato leader riconosciuto del mondo libero e, appena è arrivato in patria, Donald ha sconquassato tutto.

Ieri altre sparate. Avrebbe detto che i suoi poteri sono illimitati, che lui è “la persona più temuta di sempre” e che ha un potere superiore a qualsiasi grande personaggio, da Giulio Cesare a Napoleone, da Alessandro Magno a Stalin, Hitler e Mao.

Sembrano i soliti eccessi verbali, probabilmente sono dovuti alle critiche degli oppositori i quali dicono che l’Iran lo ha sconfitto e umiliato. È la solita strategia: colpirlo nell’Ego per farlo infuriare ed eccedere.

Non penso che creda di avere un potere illimitato e che faccia confronti con quei personaggi. Oltretutto nulla è più effimero del potere umano, specialmente quello di chi, fra due anni, non sarà più presidente.

C’è un famoso pensiero di Pascal che suona come ammonimento per tutti i “grandi” del mondo: Cromwell, nel Seicento, stava per diventare l’uomo più potente (non solo d’Inghilterra), tutti tremavano e temevano il peggio… “se un granello di sabbia non si fosse messo nel suo uretere”. È bastata quella minuscola pietruzza e tutto il suo potere è svanito. Sic transit gloria mundi.

Trump, forse per l’influenza religiosa della moglie Melania e un po’ per certe circostanze drammatiche della sua vita, come l’attentato in cui per un millimetro non è stato ucciso, ha fatto talora considerazioni sagge sulla vita, la morte e il senso dell’esistenza. Ci piace pensare che sia il vero Trump.

Del resto il fatto che egli sia odiato da certa gente ce lo rende simpatico. Ma non bisogna idolatrare nessuno. Si deve sempre mantenere la distanza critica. I leader passano. Casomai contano le idee. E magari, fra due anni, può arrivare un Marco Rubio che le rappresenta meglio.

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Antonio Socci

www.antoniosocci.com