Nessuno tocchi Caino, di Abele chi se ne frega
Il figlio di Fabianus Tibo, uno dei tre martiri indonesiani, ha detto: “Mio padre, prima di morire (fucilato dal regime islamico, nda), ha chiesto di non vendicarlo. Ha detto che dovevamo perdonare”.
Questo sono i cristiani. Un miracolo nel mondo della violenza: il perdono delle vittime ai carnefici.
Noi però abbiamo il dovere di gridare contro l’orrore finché si ha voce.
Spero che ci sia tanta gente, lunedì alle 17,30, a Roma, davanti all’ambasciata indonesiana (via Campania 55) dove Pier Ferdinando Casini ha proposto di manifestare silenziosamente accendendo una candela in memoria dei tre cristiani, tre poveri contadini massacrati dal regime indonesiano a causa della loro fede, perché il loro sangue era stato preteso dai fondamentalisti islamici.
Probabilmente è stata l’ennesima vendetta – come suor Leonella – contro il Papa reo di aver detto al mondo che non s’impone la religione con la violenza. E’ importante che abbia annunciato la sua presenza lunedì anche il sindaco di Roma Walter Veltroni – che contro la pena di morte usa giustamente il Colosseo, testimone antico della barbarie del potere – perché sia evidente che non è una manifestazione di una parte politica o solo di cattolici, ma di tutti, una questione di giustizia e di umanità. Che riguarda il destino dei nostri figli.E spero infine che sia anche un’occasione di riflessione autocritica per tanti.





