La Cei del card. Zuppi, com’è noto, si occupa molto di politica. Assai meno di Dio. L’ultima conferma viene da Firenze dove sarà celebrata un’insolita Via Crucis partigiana con l’arcivescovo.

La notizia è uscita sulle pagine fiorentine del Corriere della sera: “il prossimo 27 marzo l’arcivescovo Gambelli terrà la Via Crucis dei giovani dedicata alla pace lungo un percorso che si snoderà attraverso i luoghi della Firenze in guerra. Un momento pensato assieme all’Istituto storico toscano della Resistenza”.

I dettagli curiosamente non si trovano nel sito della Diocesi, ma appunto in quello dell’Istituto Storico della Resistenza: “Il prossimo 27 marzo alle ore 20.30 si terrà la tradizionale Via Crucis dei giovani dell’Arcidiocesi di Firenze che quest’anno è realizzata in collaborazione con il nostro Istituto. Il tema della Via Crucis, dedicata alla pace, ha favorito questa originale ed eccezionale sinergia che si concretizzerà nelle brevi introduzioni storiche preparate dal nostro direttore, Matteo Mazzoni per le varie Stazioni. Pace e guerra non saranno termini astratti ma realtà concrete vissute nel ricordo e nella conoscenza dell’impatto dell’ultimo conflitto mondiale sulla nostra città, attraversando alcuni dei luoghi che furono teatro delle distruzioni del conflitto e della lotta di Liberazione. Il percorso inizierà dal Duomo e ogni stazione vedrà gli interventi degli studenti delle scuole fiorentine preparati dai loro docenti. La cerimonia sarà presieduta dal vescovo Gherardo”.

La locandina dell’evento porta queste insolite firme: Centro diocesano di pastorale giovanile, Arcidiocesi di Firenze e Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea.

Una tale sovrapposizione di politica e fede, alla vigilia della Settimana santa, sconcerta perché la passione e la morte di Gesù, che per i credenti è l’evento fondamentale della storia da cui viene la salvezza dell’umanità, va vissuta e meditata di per sé, per il suo significato e il suo valore assoluto. Come hanno sempre insegnato, oltre ai Pontefici, i santi e i mistici (si narra che san Francesco, alla Verna, piangesse davanti al crocifisso gridando: “l’Amore non è amato!”).

È ovvio, durante la Via Crucis, ricordare tutti i drammi del presente (tutti, non uno solo). Ma ben altra cosa è prendere Gesù come pretesto per parlare d’altro. Cioè di politica.

È quello da cui mettevano in guardia il card. Giacomo Biffi e una grande personalità della Chiesa fiorentina, don Divo Barsotti di cui è in corso il processo di beatificazione.

C’è poi una contraddizione in questa iniziativa. Il tema della Via Crucis è “la pace”: ma cosa si vuole dire con questa scelta?

Se s’intende predicare un pacifismo assoluto, cioè una scelta evangelica di non-violenza, anche di fronte a chi minaccia, aggredisce e uccide, è incomprensibile il legame simbolico con la Resistenza che fu invece una guerra combattuta con le armi contro l’occupante tedesco (a cui era legata la Repubblica di Salò).

Se invece, richiamandosi alla Resistenza, si intende affermare che, per la libertà, è lecito anche prendere le armi (per questo si parla di “lotta di Liberazione”) allora vale pure oggi e si dovrebbe spiegare che “pace” non è solo l’assenza di eserciti e “guerra” non è solo il conflitto armato.

Per esempio: si può considerare pace l’arbitrio di un regime, non disturbato da nessuna Onu, che da mezzo secolo opprime il proprio popolo (ne ha ammazzati a migliaia, inermi, in gennaio, in due giorni), un regime accusato di alimentare il terrorismo e che minaccia altri popoli costruendo l’atomica? Lasciarlo fare si può definire “pace”? O è già una guerra da cui difendere le popolazioni civili?

Il richiamarsi alla “lotta di Liberazione” induce a pensare che la Chiesa fiorentina, con questa Via Crucis, abbia fatto una scelta “combattente”. Ma hanno davvero le idee chiare? Qual è il senso della “liturgia politica” celebrata il 27 marzo?

Del resto quando si dice “Resistenza” si parla di un fenomeno complesso, con tante divisioni interne. Molti combatterono per la libertà. Ma, com’è noto (lo ha documentato Giampaolo Pansa), ci fu anche chi, durante e dopo la guerra, si macchiò di crimini (perfino verso altri partigiani). Ne furono vittime pure tanti sacerdoti (a loro ha dedicato un bel libro Roberto Beretta).

Infine l’itinerario della Via Crucis. Se proprio la Curia fiorentina avesse voluto porre al centro la tragedia delle guerre e la “lotta di Liberazione” sarebbe stato doveroso fare una stazione anche (o anzitutto) al grande cimitero americano che si trova proprio alle porte di Firenze (vedi QUI ) Vi sono sepolti 4.402 soldati americani della Quinta Armata che morirono per liberare il nostro Paese: è una distesa di tombe, sul prato verde, contrassegnate da croci bianche o stelle di Davide per i soldati di religione ebraica.

Ma non risulta che la Via Crucis della Diocesi di Firenze vada a meditare e pregare dove sono sepolti quei giovani americani a cui noi (e anche la Chiesa) dobbiamo la libertà.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 15 marzo 2026

(Nella foto: il cimitero americano di Firenze)