È istruttivo, in questa calda estate, leggere Falso allarme. Perché il catastrofismo climatico ci rende più poveri e non aiuta il pianeta (Fazi Editore). Lo ha scritto Bjørn Lomborg, già autore del famoso best seller L’ambientalista scettico. Non è vero che la terra è in pericolo (Mondadori).
Lomborg aderisce all’idea del decisivo contributo umano al riscaldamento globale, idea contestata da vari autorevoli scienziati e dai dati sul continuo mutamento climatico del pianeta (in assenza dell’uomo).
Tuttavia l’autore riconosce che “la retorica usata dagli opinionisti e dai media è diventata sempre più irrazionale. La scienza ci dimostra come i timori di un’apocalisse climatica siano infondati. Benché reale, il riscaldamento globale non è la fine del mondo. È un problema gestibile. Eppure, ora viviamo in un mondo in cui quasi la metà della popolazione è convinta che il mutamento del clima causerà l’estinzione dell’uomo. Ciò ha alterato profondamente la realtà politica… il rischio è che [il falso allarme climatico] getti il mondo in condizioni peggiori di quelle a cui potrebbe andare incontro”.
Lomborg fornisce molti dati reali che sfatano le narrazioni apocalittiche. L’altro ieri sul Wall Street Journal ha documentato che non è affatto vero che gli incendi stanno bruciando il mondo, ma che al contrario essi sono al minimo storico.
Inoltre indica la tecnologia e l’innovazione (a cominciare dall’energia nucleare) come il modo giusto per risolvere i problemi ambientali e continuare a migliorare le nostre condizioni di vita che negli ultimi cento anni hanno fatto un gigantesco salto di qualità (come durata della vita, sanità, igiene, alimentazione, benessere e cura dell’ambiente). Per questo The Times ha definito Falso allarme “un libro necessario”. E il Financial Times “un correttivo a molte delle tesi ecologiste che dominano i media”.
In effetti l’ecologismo di sinistra che domina anche in Italia è l’esatto contrario. Un esempio di questi giorni. Angelo Bonelli, uno dei quattro leader del Campo largo, ha diffuso un video surreale, da un tratto del Po in secca, in cui evoca scenari apocalittici, tuona contro la crisi climatica e se la prende con “la destra” perché – a suo dire – non fa niente. Conclude perentorio: “l’inazione è un lusso che non possiamo permetterci! E’ ora di agire!”
Al video ha risposto l’ex ministro leghista Roberto Castelli che ha riferito su Facebook una storia straordinaria: “nel 2010 ero viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Venne da me una delegazione di progettisti e imprenditori italiani che mi espose un progetto: il Po, mi dissero, sta andando sempre più in secca, noi proponiamo di costruire quattro sbarramenti sul fiume e quindi quattro grandi bacini d’acqua”.
Sarebbe stata la soluzione ideale, per l’agricoltura e l’ambiente. “Il tutto a costo zero per lo Stato” aggiunge Castelli perché i promotori contavano di recuperare il miliardo investito nell’opera con la produzione di energia elettrica nei bacini. Quindi energia pulita.
Castelli ne fu entusiasta. Subito contattò le Regioni il cui parere è vincolante. La Lombardia, il Piemonte e il Veneto dissero di sì. Ma le sinistre che governavano l’Emilia Romagna “mi dissero di no” ricorda Castelli “in nome del fatto che non si può toccare nulla. Se ci avessero detto di sì oggi il verde Bonelli avrebbe nuotato nel Po”.
Ma a loro interessa far propaganda e allarmismo, non risolvere i problemi e progredire. È la vecchia storia della sinistra. Un disastro.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 15 agosto 2026








