Ho letto su Repubblica una frase di Papa Bergoglio: “Io dovevo rompere e ho rotto”. In effetti la sua opera demolitrice ha investito come un terremoto tutta la Chiesa Cattolica. Fra l’altro si è dedicato a ribaltare l’episcopato italiano, perché era il più allineato ai pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, grazie al card. Ruini.
Infatti certe sue nomine sono state evidenti sfide, come a Bologna, la sede dei cardinali Biffi e Caffarra, dove piazzò il loro opposto, Matteo Zuppi, facendolo anche capo della Cei perché portasse a compimento il suo obiettivo “rivoluzionario”. Bergoglio stesso si definì così e ha desertificato le chiese.
Zuppi ha trasformato la Cei in una sezione del Pd. Nei giorni scorsi stranamente si è occupato di Dio: quello degli islamici. Ha infatti lanciato, come Cei, un progetto: 11 schede per far conoscere l’Islam a insegnanti e studenti dell’Ora di religione cattolica delle scuole italiane (ne ha scritto ieri Andrea Morigi).
L’ora di religione cattolica sarebbe preziosa per far conoscere il cristianesimo in un Paese in cui i giovani non ne sanno nulla. Ma il capo della Cei vuole usarla per far conoscere e apprezzare l’Islam.
Il card. Biffi, occupandosi di immigrazione musulmana, nella Nota pastorale del 2000 intitolata “La città di San Petronio nel terzo millennio”, aveva indicato per la Chiesa il compito opposto.
Scrisse: “Dovere statutario della Chiesa Cattolica è di far conoscere a tutti esplicitamente Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, oggi vivo e Signore dell’universo, unico Salvatore dell’umanità intera”.
Riguardo agli “appartenenti alle religioni non cristiane” Biffi citò la Nota Cei del 1993: “Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali”.
Aggiunse un consiglio per lo Stato: “I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici… Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l’identità propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto. In vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie”.
Fra l’altro “occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio le tradizioni e l’identità della peculiare umanità della quale egli chiede di far parte”.
Perciò “il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione. Essi hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra. Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti. Mentre spetta a noi evangelizzare, qui è lo Stato – ogni moderno Stato occidentale – a dover far bene i suoi conti”.
Parole profetiche, oggi sorprendenti. Ma Biffi era un grande vescovo cattolico.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 24 ottobre 2026








