“La gioia e l’eccitazione a Parigi sono sbalorditive”, scriveva ieri un sito d’informazione. Vedendo le immagini straordinarie che arrivano dalla Francia per il viaggio apostolico di Leone XIV, la veglia di venerdì allo Stadio, con 80 mila giovani, ieri la messa in Place de la Concorde, davanti a 700 mila personeche riempivano tutti gli Champs-Élysées, vengono in mente le parole di Gilbert K. Chesterton: “Il Cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché è fondato sulla fede in un Dio che conosce bene la strada per uscire dal sepolcro”.
La Chiesa in Francia era data ormai per morta. L’incendio di Notre-Dame, nel 2019, sembrò il triste simbolo della fine. Ma oggi tutti sono sbalorditi a Parigi: non è risorta solo Notre-Dame, ma, venerdì, con il Salve Regina, cantato dal popolo e dal Papa davanti alla statua della Madonna e a quelle guglie, è risorta la Chiesa di Francia.
La corte laicista di Macron – che Leone ha bacchettato sui temi della vita e della “laïcité” – è frastornata di fronte alla lieta potenza della fede cattolica che di colpo si è dispiegata in tutta la Francia, al suono di innumerevoli campane.
Un musulmano ha commentato in rete: “Sono triste quando vedo tutto questo fervore intorno al cattolicesimo, lo prevedevo da anni… La Francia tornerà cattolica e non avremo più che i nostri occhi per piangere… i cattolici sono molto meglio organizzati e anche più determinati di noi musulmani, bisogna saper riconoscere la forza dell’internazionale cattolica. I cattolici americani ora inonderanno il mondo del loro soft power, a detrimento dell’egemonia spirituale musulmana in Europa occidentale”.
Ma quello che sta accadendo in Francia non è frutto di un progetto umano, non sarebbe possibile. Gli stessi vescovi sono sorpresi. C’è una forza di attrazione sorprendente che i cristiani attribuiscono solo a Dio. Quello che è accaduto è già storia.
Non segna solo la rinascita simbolica del cattolicesimo francese, ma anche il grande ritorno della Francia, della sua identità profonda, della sua storia millenaria, e con la Francia il ritorno delle patrie, dei popoli d’Europa, tutti profondamente segnati dal cristianesimo che ognuno ha fatto fiorire con il suo genio particolare e il suo accento nazionale.
La chiave per capire questa svolta è la sorprendente veglia di venerdì tutta incentrata sulla storia cristiana della Francia, con i suoi re, i suoi innumerevoli santi rappresentati da giovani di oggi nello stadio che è esploso in un boato quando è arrivata, su un cavallo bianco, colei che impersonava santa Giovanna d’Arco – patrona di Francia e “liberatrice del regno” – con il suo stendardo che aveva i nomi di Gesù e Maria.
La veglia, che ha commosso tutti, è stata l’esatta risposta figurata e vissuta all’appello lanciato da Giovanni Paolo II nella sua storica omelia del 1° giugno 1980 a Parigi. In quell’occasione papa Wojtyla delineò la sua grandiosa teologia delle nazioniche si fondava sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa. Una teologia delle nazioni incentrata sul loro battesimo e sui santi dei diversi popoli che egli riteneva incarnazione delle loro identità.
Una teologia delle nazioni che è stata spazzata via da Bergoglio, a favore di un’utopia globalista nemica dei popoli europei ed estranea al pensiero cattolico.
Wojtyla aveva già fatto quell’appello a Varsavia, durante il pellegrinaggio del 1979 e nella sua Patria fu il seme da cui, poco dopo, fiorì, sotto l’icona della Madonna, Solidarność : iniziò così la liberazione dei popoli dell’est europeo dal comunismo.
Anche ai francesi, Wojtyla, ricordò la loro grande storia cristiana e i loro santi. E concluse: “permettetemi di domandarvi: Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei tu fedele alle promesse del tuo battesimo? Sei tu fedele, per il bene dell’uomo, all’alleanza con la sapienza eterna?” La risposta è arrivata oggi, dopo 46 anni: un grande sì e una Chiesa che ritrova se stessa, archiviando (speriamo per sempre) il progressismo.
In effetti, Marc Baudriller, un giornalista francese, ha scritto: “è successo qualcosa intorno a papa Leone e ai giovani riuniti allo stadio. La Chiesa di Francia si è sforzata per decenni di tagliare le proprie radici. Nella maggior parte delle chiese, dagli anni ’60, non si prega più per la Francia, non si evocano più i santi nazionali, non si canta più in latino: fuori moda. Sauvaget ha ragione, è una rottura. Ieri sera, i fuori moda hanno cambiato campo”.
Leone raccoglie ciò che Wojtyla seminò e alimenta questa rinascita della Chiesa e della Francia. Anche nell’omelia in Place de la Concorde ha evocato i tanti santi francesi: “In questo splendido Paese che è la Francia, molti si sono dissetati a quest’acqua viva nel corso dei secoli e hanno consacrato totalmente la propria vita al bene: i primi martiri come Blandina, Potino, Ireneo; i santi fondatori e le sante fondatrici di Ordini religiosi, i santi vescovi come Martino e Francesco di Sales; gli uomini e le donne dal cuore sensibile ai bisogni del prossimo come Vincenzo de’ Paoli, Federico Ozanam, Giovanna Jugan e tanti altri”.
Il Papa ha definito i fedeli lì presenti “eredi di una lunga e bella storia santa in Francia”. E li ha esortati: “abbeveratevi, a vostra volta, a questa fonte che è il Cuore trafitto di Gesù. Sì, avete sete di Dio, di vita, di verità, di unità, di pace, di comunione, di felicità. Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la speranza dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale”.
In serata la veglia del Papa a Lourdes dove la Madonna apparve a Bernadette proprio per abbracciare tutte le ferite e le sofferenze degli uomini. È un luogo di miracoli ed è un vero miracolo anche ciò che è accaduto in Francia in questi giorni. Una fioritura del deserto.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 27 settembre 2026










