Accade un fenomeno strano. Nell’epoca in cui sono stati spazzati via, delegittimati culturalmente, anticomunismo e antifascismo, si diffonde il disprezzo antropologico per “il democristiano”, squalificato moralmente e considerato come sinonimo di trescone, traditore e cinico.
Nonostante siano stati il meglio, la salvezza del Paese, i democrisatiani vengono presentati come “il peggio” della storia d’Italia, quasi l’emblema di quell’ “Italia alle vongole” che era il bersaglio delle invettive scalfariane e prima della scuola azionista.
Perché oggi tale disprezzo antropologico per il “diccì” è diffuso ed espresso nell’area di centrodestra piuttosto che a Sinistra ?
E’ strano, perché l’elettorato della Casa delle libertà è in gran parte quello democristiano, la classe dirigente di Forza Italia è in discreta misura di provenienza democristiana e Berlusconi nei suoi discorsi ufficiali ha sempre – e giustamente – rivendicato la continuità con le scelte di fondo di De Gasperi e con la cultura antistatalista di don Sturzo, anzi lui stesso ha rivendicato quella provenienza (ha raccontato di aver attaccato manifesti della Dc già da ragazzo nella mitica campagna elettorale del 1948).