RESA DEI CONTI 3 – CAVALIERE NON METTA IL CAPPELLO SULLA VITTORIA. CERCHI INVECE DI CAPIRE
Signor Berlusconi,
non sapevo che anche lei stava dalla nostra parte (quella astensionista). Sapevo di Casini e di Rutelli e di Pera, che si sono presi il loro bel linciaggio, non di lei. Certo, è stato in fondo un bene che non si sia schierato pubblicamente, altrimenti sarebbe diventato il solito referendum sul Cavaliere. Ma proprio questa sua posizione defilata tenuta fino alla fine, avrebbe dovuto consigliarle, per il dopo, una certa pensosa sobrietà. Avrebbe dimostrato prudenza e lungimiranza facendo i complimenti ai vincitori del referendum che hanno combattuto una battaglia impari e temeraria. Avrebbe dovuto impegnarsi a riflettere sull’evento storico, paragonabile al 18 aprile 1948 (sinceramente non date l’impressione di averlo colto).





“Cari figli,
di nuovo vi invito a vivere nell’umiltà i miei messaggi. Particolarmente testimoniateli adesso che ci avviciniamo all’anniversario delle mie apparizioni. Figlioli siate segno per coloro che sono lontani da Dio e dal Suo amore. Io sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
di Roberto Paludetto«Sometimes I think someone upstairs saved me from being ordinary». («Talvolta penso che qualcuno, lassù, mi abbia preservato dall’essere uno qualunque, una persona ordinaria»). C’è un nonsoché di trascendente in quel vocabolo così ordinario “upstairs”, che vuol dire “al piano di sopra, in fondo alla scala” quando si scopre che a dire questa frase è stato Michel Petrucciani, uno dei più rinomati ed amati jazzisti moderni, morto nel 1999 a 37 anni. Alto circa un metro, per 30 chili di peso, doveva camminare sempre con le stampelle e per suonare il pianoforte doveva applicare una protesi ai pedali, per poterci arrivare.