Quei giacobini che imbavagliano anche i laici
Nell’ottobre scorso, prima del cambio di direzione e della militarizzazione giacobina, sul Corriere della sera, si potevano ancora leggere editoriali di laici veri e competenti, come Ernesto Galli Della Loggia, sui temi della fecondazione artificiale e dei diritti umani.
Era il 6 ottobre 2004 e Galli poteva ancora scrivere: “Si ha l’impressione molto spesso, in Italia, che la vera sostanza del laicismo (cosa ben diversa dallo spirito laico) consista nella superficialità (talora assai rozza) con la quale esso è solito definire e/o interpretare la posizione cattolica.Lo si sta vedendo ancora una volta da qualche tempo a proposito della legge sulla fecondazione assistita e di tutte le questioni relative.
Lo schieramento politico culturale laicista è infatti incline ad additare al pubblico disprezzo quanto sostiene la Chiesa e ricorrendo abitualmente ai graziosi epiteti di ‘oscurantista’, ‘medievale’, ‘nemico delle donne’, ‘reazionario’. Ne parla come un punto di vista fuori dalla storia, ma soprattutto privo della benché minima dignità culturale, intriso di pregiudizio antiscientifico e al servizio del puro e semplice desiderio della Chiesa e del clero di essere gli unici tribunali della coscienza. È difficile immaginare una delegittimazione piú radicale”.





“Cari figli,
di nuovo vi invito a vivere nell’umiltà i miei messaggi. Particolarmente testimoniateli adesso che ci avviciniamo all’anniversario delle mie apparizioni. Figlioli siate segno per coloro che sono lontani da Dio e dal Suo amore. Io sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
di Roberto Paludetto«Sometimes I think someone upstairs saved me from being ordinary». («Talvolta penso che qualcuno, lassù, mi abbia preservato dall’essere uno qualunque, una persona ordinaria»). C’è un nonsoché di trascendente in quel vocabolo così ordinario “upstairs”, che vuol dire “al piano di sopra, in fondo alla scala” quando si scopre che a dire questa frase è stato Michel Petrucciani, uno dei più rinomati ed amati jazzisti moderni, morto nel 1999 a 37 anni. Alto circa un metro, per 30 chili di peso, doveva camminare sempre con le stampelle e per suonare il pianoforte doveva applicare una protesi ai pedali, per poterci arrivare.