Avete appreso da questo blog, dove ho pubblicato il volantino d’invito, che il 25 settembre, al Santuario della Madonna di San Luca (Bologna), era stato indetto un incontro di persone che riconoscono, nella propria vita, la paternità spirituale di don Luigi Giussani e sono decisi a restare fedeli al suo carisma, nonostante la tragica situazione attuale di CL.

Questa assemblea c’è effettivamente stata. Sono arrivate tantissime persone. Per me è stato sorprendente e commovente. Il disagio che dilaga nel Movimento si era espresso finora solo con l’abbandono silenzioso da parte di tanta gente oppure con iniziative che – nate da buone intenzioni iniziali – hanno presto perduto libertà e semplicità, diventando – di fatto – gruppi correntizi legati a questo o quel capetto milanese di CL. Così, a mio parere, perdendo la loro autenticità e adottando logiche di comportamento politiche, che implicano fra l’altro l’autocensura sulla disastrosa conduzione di CL.

Invece a Bologna ho visto il ritrovarsi di uomini liberi che vogliono soltanto essere fedeli alla propria vocazione cristiana e si aiutano nel testimoniare Gesù Cristo, la bellezza della Sua amicizia, la forza luminosa del Suo sguardo sul mondo (che è un abbraccio e un giudizio), senza autocensure e senza chiusure. Come abbiamo imparato da don Giussani. C’è da pregare Dio che questo seme fruttifichi.

Qua sotto pubblico un racconto/commento – di alcuni di noi – su questa giornata e sul momento presente.

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Antonio Socci Continua

Non è facile convincere i giovani che è necessario studiare sodo, imparare, sudare sui libri, fare master e tirocini sottopagati…

Quando poi nelle università italiane non ci sono spazi e così nei centri di ricerca ed è difficilissimo inserirsi nelle “corporazioni” professionali dei propri sogni. Che molti vanno ad inseguire all’estero.

Per capire qual è la considerazione del lavoro intellettuale, in Italia, oggi, forse basta un flash, un piccolo episodio che mi ha colpito in questi giorni: il magazine culturale del Corriere della sera, che si chiama La Lettura, questa settimana si apre con quattro paginone (quattro!) dedicate a… Jovanotti.

E’ un simpatico ragazzone, ma non credo che – lui stesso – si ritenga un gigante del pensiero universale. Eppure si trova su un tale palcoscenico culturale per il solo fatto che compie 50 anni, un evento – a quanto pare – superiore al 750° anniversario della nascita di Dante, che non ricordo sia stato celebrato così. Continua

Abbiamo, in Italia, un centrodestra bigotto e giornali di centrodestra baciapile? Lo ha scritto Filippo Facci nel suo corsivo di qualche giorno fa su Libero e siccome quelle di Filippo sono spesso provocazioni interessanti ci ho riflettuto.

Mi sembra che la risposta sia “no”. Quanto ai cosiddetti “giornali di centrodestra”, direi che Facci ha confuso il bigottismo con il pluralismo, nel quale – finché non saranno cacciati nelle catacombe – hanno diritto di cittadinanza pure i cattolici.

La caratteristica di questi giornali è proprio la polifonia, la convivenza di culture e opinioni diverse, anche molto anticonformiste.

Infatti trovi in prima pagina il laico Facci, ma anche il cattolico Farina. Sull’eutanasia, per esempio, Vittorio Feltri ha, notoriamente, un punto di vista favorevole e si confronta di solito con opinioni diverse.

Non mi pare che capiti abitualmente nei giornali “illuminati” dal sole del progresso.

Dare spazio a idee differenti – perfino a quelle dei cattolici – non credo che si possa giudicare un disvalore o un crimine di bigottismo. Almeno per ora. Continua

<<“Pil fermo da 15 anni”, l’allarme di Confindustria>>. Questo titolo di “Repubblica”, venerdì, illustrava i dati del Centro studi di Confindustria.

In effetti – in questi quindici anni – il pil (cioè la ricchezza prodotta dal Paese) è rimasto fermo.

Quindici anni di crescita perduta. Con l’economia in profonda depressione sono cresciute le tasse (dal 40,2 al 43,5 per cento), i giovani disoccupati (dal 23,7 al 36,9 per cento) e il debito pubblico (dal 108 per cento sul Pil all’attuale 132 per cento).

E’ la fotografia di una disfatta, di un Paese al fallimento. Eppure nessuno sembra chiedersi perché questa catastrofe si è prodotta da quindici anni a questa parte.

Cosa è successo quindici anni fa che ha mandato in coma l’economia italiana? Continua

Si annuncia un autunno caldo per papa Bergoglio. Anzitutto per la serie di sconfitte politiche che continua ad incassare, lui che è il più politico dei papi moderni: il crollo elettorale di Angela Merkel in Germania è conseguente proprio alla sua politica sull’immigrazione che è stata ossessivamente sponsorizzata da Bergoglio.

Inoltre in tutta Europa cresce l’opinione pubblica che si oppone all’“invasione” incontrollata predicata dal papa argentino (lo dimostrano la Brexit, il Muro di Calais, le elezioni in Austria e pure nella cattolica Croazia dove ha appena vinto il partito di centro-destra).

L’ultimo dei dispiaceri è – in queste ore – l’“azzoppamento” di Hillary Clinton, che di sicuro preoccupa Bergoglio dopo il suo plateale siluro contro Trump sull’immigrazione per svantaggiarlo (sebbene la Clinton sia fanaticamente laicista).

Già il papa sudamericano aveva dovuto incassare la sconfitta del suo candidato alla presidenza in Argentina dove ha vinto Mauricio Macrì, di centrodestra, da lui contrastato. A questo si aggiunga il crollo del potere dei suoi amici della Sinistra brasiliana, Lula e Dilma Roussef (destituita e sotto impeachment).

Anche il tentativo di stipulare un accordo con la Cina comunista (accordo che sarebbe uno schiaffo per i cristiani perseguitati e per i vescovi clandestini) si presenta sempre più difficile, sebbene Bergoglio abbia firmato dichiarazioni imbarazzanti di legittimazione della dittatura e dei suoi crimini e addirittura – nel prossimo incontro delle religioni ad Assisi del 20 settembre – si sia fatto dettare dal regime comunista cinese l’esclusione del Dalai Lama dal novero degli invitati. Continua

Dopo la lettera di papa Bergoglio che approva incondizionatamente le linee guida di Amoris Laetitia diffuse dai vescovi della regione di Buenos Aires, per l’interpretazione del famoso capitolo VIII, cioè dopo che l’attuale Vescovo di Roma ha ufficialmente varato l’esortazione all’adulterio e alla profanazione dei Sacramenti, dobbiamo tenere presente questi punti fermi:

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«Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5,29)

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“E’ vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L’unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina”. (San Massimiliano Kolbe)

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«Veritas numquam dimittenda est propter timorem scandali» (San Tommaso d’Aquino, Super epistolam B. Pauli ad Galatas 2, 11-14, lect. 3, n. 80). Traduzione: La verità non va mai taciuta nemmeno per la paura che crei scandalo (commento al passo di San Paolo dove scrive: “Ma quando Pietro venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto”).

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INOLTRE: 

«La fede si norma sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma, che in tempi oscuri possono anche spaventosamente scomparire dalla coscienza della (statisticamente) maggior parte della cristianità, senza perdere peraltro in nulla il loro carattere impegnante e vincolante. In questo caso la parola del papa può e deve senz’altro porsi contro la statistica e contro la potenza di un’opinione, che pretende fortemente di essere la sola valida; e ciò dovrà avvenire con tanta più decisione quanto più chiara sarà (come nel caso ipotizzato) la testimonianza della tradizione. Al contrario, sarà possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo, nella fede della Chiesa universale. Dove non esiste né l’unanimità della Chiesa universale né una chiara testimonianza delle fonti, là non è possibile una decisione impegnante e vincolante; se essa avvenisse formalmente, le mancherebbero le condizioni indispensabili e si dovrebbe perciò sollevare il problema circa la sua legittimità».

JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI, Fede, ragione, verità e amore, p. 400 (Lindau 2009)

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L’infallibilità è quindi anzitutto propria della Chiesa intera: esiste qualcosa come una infallibilità della fede nella Chiesa universale, in forza della quale questa Chiesa universale non si può mai lasciare condurre in errore come Chiesa nella sua totalità. Questa è la parte che hanno I LAICI nella infallibilità. CHE A QUESTA PARTE POSSA SPETTARE A VOLTE UN SIGNIFICATO ESTREMAMENTE ATTIVO, LO SI VEDE NELLA CRISI ARIANA, IN CUI SEMBRO’ IN CERTI MOMENTI CHE L’INTERA GERARCHIA FOSSE CADUTA PREDA DELLE TENDENZE DI MEDIAZIONE ARIANIZZANTI E SOLO L’ATTEGGIAMENTO SICURO DEI FEDELI ASSICURO’ LA VITTORIA DELLA FEDE NICENA

JOSEPH RATZINGER, Il nuovo popolo di Dio (Queriniana)

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Quando gli eretici ariani, nel IV secolo d.C. presero il controllo pressoché totale della Chiesa, solo la voce di sant’Atanasio si alzava a difesa della verità cattolica e Atanasio fu scomunicato ed esiliato più volte.

Dovette fuggire nel deserto, perché era braccato dall’imperatore ariano. Chi aveva il potere – come l’imperatore Costanzo – gettava fango su Atanasio, denunciando ai quattro venti “la vita di Atanasio, notoriamente malvagia, la sua infaticabile opposizione alla pace nella Chiesa, i suoi intrighi per far nascere la discordia” (Cit. in J. H. Newman, Gli ariani del IV secolo, Jaca Book, Milano 1981, pp. 244-245).
Atanasio DOPO aver salvato la fede cattolica è stato proclamato santo, padre e dottore della Chiesa. Ma PRIMA ha dovuto subire l’isolamento, l’infamia e la persecuzione. E soprattutto quell’accusa, per lui molto dolorosa, di DIVIDERE la Chiesa, di seminare discordia, di non riconoscere l’autorità.

Cionondimeno lui e – in altre circostanze storiche – i grandi santi e padri della Chiesa, non esitarono mai a schierarsi CONTRO L’ERESIA E CONTRO LA MENZOGNA e quando si leggono i loro infuocati scritti (contro gli ariani, contro Pelagio ec) bisogna sempre tener presente che il bersaglio erano altri (presunti) cattolici, spesso importanti ecclesiastici di successo e – nel caso degli ariani – si trattava di dottrine (eretiche) abbracciate pressoché dalla totalità della gerarchia cattolica. Era doloroso per loro dover combattere queste battaglie. Ma prima di tutto – per questi santi – veniva Cristo, non l’unità e la concordia. Prima di tutto la Verità.

La stessa accusa (di dividere) viene usata anche oggi da chi ha il potere e non tollera che venga ricordata la verità e l’autentica della legge di Dio. Secondo costoro bisognerebbe sacrificare la verità sull’altare dell’unità e dell’armonia. Ma ecco una pagina illuminante di Ratzinger:
“L’ho scritto: senz’altro il valore dell’unità è un valore fondamentale del Vangelo. Ma posto questo – e cioè che il Signore è venuto a riunire i dispersi figli di Dio – dice anche: ‘Non sono venuto per dare la pace, ma la spada’. La verità deve comportare questo coraggio di rivelare la menzogna, e di dar così luogo alla verità. Un dialogo nel quale si omette tutto quanto potrebbe eventualmente non essere condiviso dall’altro, non è più un dialogo, non comunica niente. C’è dialogo quando ci si muove verso la verità.”

Insomma, la VERA UNITA’ si può e si deve fondare solo sulla Verità che è Cristo stesso, altrimenti è connivenza, complicità, è roba da politicanti che tradisce la Verità e stabilisce la menzogna.

Per questo Don Giussani sottolinea che ciò che conta, nella vita di un cristiano, non è non sbagliare, ma non mentire. Bisogna sempre riconoscere la verità, anche se è doloroso, anche se questo ti chiede di esporti, anche se per questo ti troverai ad aver contro il mondo intero, anche se ti costerà il disprezzo e l’odio dei più, anche se dovrai pagare un prezzo molto salato:
“Innanzitutto devi essere carica di certezza, di libertà, di volontà di cammino, attraversando tutti gli ostacoli e i tuoi stessi errori-perché l’ostacolo principale sono i nostri errori. Quello che conta nella vita NON E’ NON SBAGLIARE , MA NON RIMANERE MENTITORI. La cosa grave non sono gli sbagli: la cosa grave è la menzogna e la menzogna è non riconoscere la verità. La verità è il destino per cui noi siamo stati fatti. Nel nostro cuore questo destino ha messo la firma, ha già detto che cosa è: amore, giustizia, verità, felicità” (Giussani, Realtá e Giovinezza, la sfida).

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Ma chi è oggi il Papa e precisamente quanti ce ne sono? La confusione regna sovrana e la nuova uscita di Benedetto XVI – il libro-intervista “Ultime conversazioni” – invece di dissolvere i dubbi li moltiplica.

Parto dal dettaglio più curioso.

Domanda Peter Seewald a Benedetto XVI: “Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici, prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la figura del papa come l’abbiamo conosciuto finora?”.

La risposta di Ratzinger è sorprendente: “Tutto può essere”. Poi addirittura aggiunge: “Probabilmente questa profezia è nata nei circoli intorno a Filippo Neri” (cioè la chiama “profezia” e la riconduce a un grande santo e mistico della Chiesa). Conclude con una battuta di alleggerimento, ma quella è stata la sua risposta. Continua

 

Caro amico,

chi ti scrive è un gruppo di persone che ha avuto la grazia di incontrare don Giussani e i suoi collaboratori più stretti e che, da questo incontro, ha avuto la vita cambiata, come molto probabilmente sarà accaduto anche a te.

Riteniamo che don Giussani rappresenti un dono alla Chiesa di valore inestimabile, oggi ancora più attuale, incontrabile attraverso i suoi scritti, che narrano un’esperienza accaduta, tramite coloro che hanno vissuto a più stretto contatto con lui, e quanti sono fedeli al suo metodo. Ma soprattutto riteniamo che rappresenti, per noi, ogni giorno, una sorgente di fede e vita nuova della quale non possiamo fare a meno per il gusto della vita, per un’adesione ragionevole e libera a Gesù, e perché la Sua Chiesa sia presente tra gli uomini.

È in virtù di questa esperienza di corrispondenza che sentiamo tutta la responsabilità di essere un’“avanguardia della missione”, di quello che don Giussani stesso ha definito essere Movimento: «Uno che ha una fede anche in modo semplicemente implici- to non può non conservare la fiducia nell’umano; deve perciò preoccuparsi della gente che lo circonda e diventare presenza per chiunque gli stia vicino; e, innanzitutto, per il marito, la moglie, i figli, gli amici di scuola, i compagni d’università e di lavoro.» (il senso della nascita, dialogo tra Giovanni Testori e Luigi Giussani, Edit 1980).

Quindi per il mondo intero.

Proprio perché fragili peccatori, noi vogliamo aderire a questo Ideale Vivente che non siamo ancora e offrire a ciascun compagno di strada la possibilità di incontrare Gesù vivo e presente tra i suoi, attraverso le tre dimensioni della cultura, della carità e della missione, in una «comunione vissuta, come dimensione ed esigenza fondamentale della persona, che rende quotidiana la memoria dell’avvenimento di Cristo, trasfigu- rando l’esistenza fino a incidere, secondo tempi e modi adeguati, sull’intera società.» (Art. 2 dello statuto della fraternità di comunione e liberazione)

In ragione di questo sentire, vediamo con preoccupazione e non ci riconosciamo in quella riduzione intimistica e tutta emozionale che viene proposta recentemente dai responsabili di CL come ripresa delle origini del movimento. Continua

Proprio nelle stesse ore in cui il Viminale dava notizia di una nuova ondata migratoria all’assalto dell’Italia (oltre 13 mila in soli quattro giorni: siamo già arrivati a 145 mila migranti ospitati, quando in tutto il 2015 erano stati 103 mila), proprio nelle stesse ore – dicevo – papa Bergoglio ha varato un nuovo dicastero sociale prendendo lui stesso – in persona – la responsabilità della “sezione migranti” per potenziare al massimo le sue pressioni per l’abbattimento delle frontiere d’Europa.

Ormai quello dell’emigrazione, per lui, è qualcosa più di un’ossessione: è un dogma ideologico con cui sta sostituendo i bimillenari pilastri della Chiesa Cattolica.

Non lo sfiora l’idea che l’emigrazione, in sé, sia una tragedia che dovrebbe essere scongiurata (sia per i paesi d’origine, sia per chi parte, sia per i paesi d’arrivo). Continua