Premetto: stimo molto sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni. Sono leader politici generosi e appassionati. Due giovani leader che vogliono bene all’Italia e che hanno dimostrato di essere fra coloro che non cercano poltrone, ma desiderano far risorgere questo nostro Paese.

Tuttavia mi chiedo se adesso hanno imboccato la strada giusta. Si ha il dovere di dire la verità anche quando può dispiacere: io devo confessare che non capisco come stanno affrontando la crisi di governo. Parlo da semplice cittadino, da italiano, da padre di famiglia: sono molto preoccupato.

In questo momento continuare a dire solo “al voto, al voto” è politicamente suicida ed è un disastro per questo nostro disgraziato Paese. Serve solo a restare del tutto ai margini, lasciando gli altri indisturbati a fare i loro giochi: in concreto è un gran regalo a Giuseppe Conte, al Pd e al M5S, ed è un venir meno alle proprie responsabilità. Continua

In questi tempi di pensiero uniforme e preconfezionato, sui media e nella rete, quindi nelle relazioni sociali, sembra tornata di grande attualità la canzone di Giorgio Gaber, “Il conformista”.

E’ la perfetta rappresentazione del mondo dei semicolti e dei cosiddetti intellettuali di oggi, seguiti e imitati pedissequamente da greggi che pascolano sui social e nei media:

Il conformista

è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta

ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa

è un concentrato di opinioni

E quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire

forse da buon opportunista

si adegua senza farci caso

e vive nel suo paradiso”.

Ovviamente “il conformista” che un tempo fu “fascista” poi è diventato “marxista-leninista/ e dopo un po’ non so perché mi son trovato Americanista” (il testo dice: cattocomunista, ma lui cantando dice “americanista”).

Ma soprattutto – dice Gaber, facendo una carrellata degli ultimi decenni – è stato “un po’ sessantottista”, da qualche tempo “è ambientalista”, per un po’ è stato “come un po’ tutti socialista”, ma in sintesi oggi è “progressista,/ al tempo stesso liberista antirazzista” e pure “animalista” (non più “assistenzialista”). E naturalmente è “ottimista europeista”, “femminista” e “pacifista”. Continua

L’agonia di questo governo si trascina in un’imbarazzante ricerca di transfughi che paralizza tutto, mentre l’Italia è in emergenza sanitaria ed economica. L’obiettivo è un qualche rattoppamento dell’esecutivo. Oggi Eugenio Scalfari su “Repubblica” sostiene che “Conte è appoggiato in questo suo tentativo anche dal presidente della Repubblica”. Ma, per quanto mi risulta, questo non è vero. Il Presidente Mattarella è invece il primo ad essere sconcertato dalla situazione a cui vorrebbe metter fine per dare all’Italia la stabilità di guida di cui ha assoluto bisogno. Ed ecco l’articolo che ho pubblicato stamani su “Libero”.

 

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Ma come e perché siamo arrivati a questo punto? Come e perché ci siamo ritrovati ad essere fra i paesi più devastati del mondo dal Covid (per numero di vittime e crollo economico), mentre il governo dà lo spettacolo avvilente di questi giorni?

Perché questo esecutivo non risponde del suo fallimento, nemmeno in Parlamento, sebbene (come dimostra il formidabile libro di Luca Ricolfi, “La notte delle ninfee”) i suoi disastrosi errori siano palesi?

Come e perché quell’Italia che è stata un tempo la quarta potenza industriale del mondo, oggi depressa e collassata, è ormai un cumulo di rovine? Continua

“Tutte le involuzioni autoritarie hanno bisogno di un pretesto. Il turco Erdogan ha utilizzato il tentato colpo di stato del 2016, Mussolini il tentato omicidio di uno studente di 15 anni nel 1926, Hitler l’incendio del Reichstag. In alcuni casi i pretesti sono chiaramente fabbricati, come nel caso di Hitler, altri sono chiaramente autentici, ma in tutti questi casi la reazione emotiva a un torto serve a giustificare qualcosa che, almeno nel lungo termine, è molto peggio. Sento che questo è ciò che sta accadendo negli Stati Uniti in questo momento”.

Chi firma queste considerazioni, prendendo spunto dall’irruzione di manifestanti nel parlamento americano del 6 gennaio, non è affatto un trumpiano o un analista “di destra”. Tutt’altro.

E’ Luigi Zingales, stimato e autorevole economista italiano che ha una cattedra alla prestigiosa Università di Chicago e una quantità di titoli accademici. In Italia è editorialista del “Sole 24 ore” e ha una rubrica su “L’Espresso”. L’articolo di Zingales è uscito su “Promarket”, pubblicazione collegata alla stessa Università di Chicago. Continua

L’altroieri l’Huffington post ha titolato: “Nel suk per Conte si muovono pure i cardinali”. L’articolo parlava del grande impegno dei prelati per indurre parlamentari “centristi” a puntellare le traballanti poltrone del governo Conte (attivismo non proprio attinente i compiti della Chiesa e che pare sia stato respinto dall’Udc).

Ammesso e non concesso che si possa prescindere dalla laicità dello Stato, che un tempo la Sinistra invocava per imbavagliare la Chiesa su temi etici e che qui viene tranquillamente messa sotto i piedi, due questioni sconcertano.

La prima: il fatto che cardinali e vescovi si preoccupino del possibile crollo delle poltrone ministeriali, mentre il Paese crolla dal punto di vista economico-sanitario. Dopo un anno di pieni poteri del governo Conte siamo fra i peggiori paesi del G20 per numero di morti e disastro economico: un risultato tanto catastrofico che l’esecutivo, con un minimo di sensibilità, avrebbe dovuto dimettersi di sua iniziativa per fallimento. Continua

La Guida Suprema dell’Iran, Alì Khamenei, su twitter, tuona tranquillamente: “Israele è un cancro maligno che deve essere rimosso e debellato: è possibile e accadrà”.

E’ un tweet che sta lì da tempo, nessuno ritiene di cancellarlo, tanto meno viene cancellata da Twitter la Guida Suprema che pure in questi mesi ha tuonato contro gli stati musulmani che “scendono a compromessi con il regime sionista usurpatore” (si riferisce agli “Accordi di Abramo” stipulati grazie a Trump fra Israele e alcuni stati arabi).

In compenso Twitter ha “imbavagliato” Trump che continua a ripetere che ci sono state enormi irregolarità nel voto del 3 novembre.

Su Twitter cinguettano tutti, solo Trump è stato cancellato. C’è per esempio Maduro, che domina in Venezuela e può twittare esaltando il suo regime e attaccando gli oppositori.

“Mentre Twitter bannava il presidente degli Stati Uniti”, ha scritto Giulio Meotti, l’ambasciata cinese negli Stati Uniti presentava la tragedia demografica degli Uiguri “come una loro ‘scelta riproduttiva’. Il fantastico mondo della libertà digitale”. Continua

Sono in corso grandi manovre attorno alla (possibile) crisi di governo. Ieri Paolo Mieli, sul “Corriere della sera”, ha cercato di convincere il Pd che gli converrebbe scegliere le elezioni, perché questa coalizione di governo è tenuta insieme solo dal deprimente desiderio dei suoi parlamentari “di tenersi stretto il proprio seggio”, quindi non ha respiro e visione.

Mieli ha ricordato che tutto questo è stato bocciato da due grandi vecchi della Sinistra come Macaluso e Formica che ritiene addirittura “un obbligo” andare al voto, lasciando che sia un nuovo e legittimato parlamento (dopo il taglio dei seggi) a scegliere il prossimo Capo dello Stato, i membri del Csm e i giudici costituzionali. Continua

I nodi del governo stanno venendo al pettine e il nodo principale è “l’anomalia Conte” (come ebbe a dire la renziana Bellanova).

Il 23 maggio 2018 Giuseppe Conte, ricevendo l’incarico di formare l’esecutivo M5S-Lega, disse: “sarà il governo del cambiamento”. Invece nel 2019 ha realizzato il cambiamento del governo restando premier: un presidente del Consiglio che succede a se stesso, capovolgendo la sua maggioranza, è un caso unico nella storia d’Italia.

E’ stato possibile perché Conte non è un politico, uno statista, non si è mai presentato alle elezioni con una bandiera e un programma, non ha (o almeno non ha mai esposto) una sua visione del Paese o del mondo, non ha identità ideologica. Non ha avuto neanche precedenti impegni pubblici e non ha rivestito ruoli istituzionali (come Ciampi o Dini o Monti o Draghi) così da reincarnare la figura del tecnico.

Conte – secondo lo storico Ernesto Galli della Loggia“è un signore assolutamente sconosciuto” che d’improvviso diventa premier, ma che “non rappresenta niente e nessuno”. Fu chiamato proprio perché era la scelta più anonima e la meno ingombrante per Lega e M5S del 2018 (del resto non è neanche iscritto al M5S). Per questo Galli della Loggia lo ha definito “il trionfo dell’anomalia politica italiana, un’anomalia assurda”. Continua

Ci sono vari riti propiziatori – eco di antiche culture pagane – legati all’arrivo dell’anno nuovo. I botti per esempio: facendo frastuono si pensava di scacciare gli spiriti cattivi.

Un altro gesto tipico – soprattutto in certe zone – è il buttar via le cose vecchie dalla finestra (memorabile la scena cinematografica della lavatrice che piomba sull’auto di Fantozzi) per significare il disfarsi dei rottami del passato e l’attesa di cose belle.

Rituali scaramantici che forse derivano da un comune sentire: la vita è una sequela di fatiche, dolori, prove e ferite e l’uomo di tutti i tempi ha sempre desiderato liberarsi dalle macerie, dalle colpe e dalle ferite del passatoper ricominciare una nuova vita, finalmente diversa e luminosa. Continua

A volte ritornano e – leggendo ieri, sulla “Stampa”, l’ennesima intervista al compagno Goffredo Bettini (stratega di Zingaretti e leader ombra del Pd) – in effetti appariva evidente: è tornato il Pci. Sotto mentite spoglie, ma è tornato.

Nell’aria c’è molto più che la sola operazione nostalgia partita da qualche settimana (con libri, articoli e iniziative varie) in vista del 100° anniversario della fondazione (21 gennaio 1921).

Non mi riferisco neanche all’ideologia, di cui semmai è custode fedele Marco Rizzo, segretario di un altro “Partito Comunista” ridotto ai minimi termini, ma coerente col marxismo-leninismo. Continua