E ora c’è chi tifa spread? E’ del tutto legittimo, in democrazia, criticare la manovra economica del governo, ma c’è un partito trasversale (forte nel Palazzo e debole nel Paese) che ha un’irresistibile e inaccettabile tentazione: appunto tifare spread.

O comunque “tifare Mercati” o Unione Europea o Macron o Merkel o qualunque altra entità che possa creare problemi al governo. E magari metterlo in crisi e abbatterlo, replicando quello che accadde nel 2011 al governo Berlusconi.

Non voglio affatto dire che tutti coloro che avversano questo governo “tifino spread” o confidino nello straniero. Anzi, spero sinceramente che solo una piccola minoranza cada in questo errore. Ma temo che la tentazione sia di molti.

Di fatto vuol dire tifare contro l’Italia, anche se gli interessati non lo confesseranno mai neppure a se stessi. Anzi, diranno di voler difendere l’Italia dal populismo gialloverde. E sosterranno sentirsi chiamati a far argine contro gli irresponsabili. Continua

Il Giornale Unico Nazionale (Gun, che casualmente in inglese significa “pistola”) fa fuoco e fiamme contro il Def del Governo: un bombardamento a tappeto mai visto prima.

Ma – assodato che in ogni manovra economica si possono discutere sempre tante cose – com’è possibile che solo su questa tutti sparino a zero senza trovarvi nulla di buono? Non sarà il solito pregiudizio universale che da mesi ha fatto dei media il vero partito di opposizione al governo Lega-M5S?

L’ostilità ideologica preconcetta mi pare evidente. Prendiamo “l’eresia” per cui tutti si stracciano le vesti: la previsione del deficit al 2,4% sul Pil. E’ davvero un programma così devastante?

Ricordiamo cosa è accaduto finora. I precedenti governi Pd, con Padoan all’Economia, nei loro Def avevano previsto il deficit (in rapporto al Pil) all’1,4% nel 2016 e nella realtà si è attestato invece al 2,5. Lo avevano previsto all’1,8% nel 2017 e poi si è attestato al 2,3%. Continua

“Guardate che i comunisti di una volta oggi votano Lega”. Queste amare parole di Pier Luigi Bersani non sono una battuta a effetto, sono una constatazione. Basta farsi un giro in Toscana, in Umbria o in Romagna per toccare con mano la realtà. La quale in ogni caso si manifesterà da sola, uscendo fuori dalle urne delle prossime elezioni europee.

Ma lo stato maggiore del PD non ha certo tempo da perdere con le persone comuni, anche perché frequentarle presenta sempre il rischio di venir presi a fischi come è accaduto al segretario Martina a Genova. Continua

Padre Pio muore, cinquant’anni fa, in quel ’68 che volle spazzar via la figura stessa del “padre”, cioè l’autorità, la legge, la responsabilità e la tradizione (i sessantottini furono i perfetti servi del capitale che dicevano di voler combattere).

Dalla “morte del padre” decretata dal ’68 abbiamo ereditato solo macerie e, come orfani, ci siamo trovati con tanti padroni che prima volevano imporre la cosiddetta “dittatura del proletariato” e poi ci hanno rifilato la dittatura del relativismo.

Oggi niente più padri, ma sempre tanti padroni, che pretendono di annichilire anche la democrazia e i popoli. Senza padri dilaga un’umanità infantile e smarrita, affogata nel narcisismo che lenisce il bisogno di sentirsi amati.

Però “il padre”, il santo cappuccino che davvero morì in quell’anno, è sempre più vivo e ha un popolo di figli sempre più grande, proprio per lo spaesamento di questa modernità naufragata e orfana. Continua

C’è un dettaglio che sorprende nell’intervista di Matteo Salvini con Bruno Vespa. Il vicepremier ha menzionato quattro volte Dio, una volta la Provvidenza e una il Purgatorio.

Un mio amico, vecchio esperto di cattolici e politica, mi dice: “forse solo La Pira e don Sturzo in politica avevano l’istinto, nel loro colloquiare, di riferirsi all’Assoluto con questa naturalezza”. La Pira era un santo e don Sturzo un sacerdote, mentre Salvini si definisce “l’ultimo dei peccatori”, ma nella Chiesa non si fa differenza: tutti sono considerati allo stesso titolo figli di Dio, anche perché tutti siamo peccatori.

Quello che colpisce è la spontaneità popolare del leader leghista nel riferirsi al buon Dio, perché è sintomo di un sincero senso religioso che c’entra intimamente con il far politica e con l’azione di governo. Continua

Sergio Mattarella è una persona mite e garbata, con uno spiccato senso delle istituzioni. Sono pregi importanti e dovrebbero aiutare in particolare chi si trova a fare il presidente della Repubblica, quindi a rappresentare l’Italia (non la Germania o la Francia e nemmeno l’Europa, ma l’Italia) e tutti gli italiani (la nazione intera e non questa o quella fazione).

Ci permettiamo dunque di dirci sorpresi per certi suoi silenzi: ci saremmo aspettati, per esempio, che di fronte alle dichiarazioni (anche volgari) contro l’Italia di una serie di esponenti europei o di governi stranieri, il Presidente difendesse il nostro Paese e le sue istituzioni.

Non mi pare che lo abbia fatto e, anzi, ha esternato, pure lui in polemica col nostro governo, su materie che sono squisitamente politiche, quindi opinabili. Continua

Avvengono cose strane. Matteo Salvini è indagato per aver impedito, per qualche giorno, lo sbarco a terra dei migranti della Diciotti, trattenuti a bordo in attesa di ottenere ricollocamenti nei Paesi UE come (a parole) stabiliscono gli accordi.

La UE – si sa – ha risposto picche all’Italia dicendo: affari vostri, ce ne infischiamo. Tuttavia, dopo che quei migranti sono sbarcati in Italia e dal centro di Rocca di papa si sono resi irreperibili (forse diretti in Germania o Francia), la portavoce della Commissione UE per l’Immigrazione, Tove Ernst, ha tuonato che essi potevano essere trattenuti in centri di detenzione per evitarne la fuga. Siamo stati chiari” ha aggiunto “nel sottolineare che, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l’identificazione dei migranti e per impedire che spariscano. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia, di fornire centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione”. Continua

I media italiani, nella quasi totalità, sembrano una sorta di Giornale Unico scritto dal Giornalista Collettivo. Esso rappresenta il vero partito di opposizione a questo governo. Ma soprattutto è il Giornale Unico di opposizione, pregiudiziale e frontale, a Matteo Salvini.

E’ il Giornale Unico delle élite, dell’establishment che perde quote di potere, che tuona ogni giorno contro i barbari provinciali, che si dice ideologicamente cosmopolita e così amplifica la voce del Partito trasversale anti-italiano.

Quello che idolatra l’Unione Europea e gli ineffabili Mercati, mentre sparge discredito sull’Italia e “dimentica” il nostro interesse nazionale. Le élite si professano globali. Lorsignori hanno l’orticaria a sentir parlare di nazione italiana e di patrie.

Sono quelli che “il problema è il fascismo” e cosa volete che importi se dall’arrivo dell’euro abbiamo perso il 20 per cento di produzione industriale, se in otto anni hanno chiuso 158 mila saracinesche, sono raddoppiati i poveri assoluti, se in cinque anni sono arrivati 600 mila immigrati ed è schizzata al 35 per cento la disoccupazione giovanile. Continua

“Lì si trova un altro mondo contrapposto a questo, che è perituro e transitorio… perché esiste un altro mondo la cui forma non perisce, il cui sembiante non trascorre, la cui bellezza non ha mai fine… Non c’è nulla di quanto tu possa volere che non vi possa trovare”.

Così Ugo di S. Vittore medita sul simbolo dell’arca descrivendola come “i nuovi cieli e la nuova terra” che l’Apocalisse annuncia col ritorno di Cristo e la resurrezione.

A queste esegesi si ispiravano i costruttori di cattedrali del Medioevo: l’edificio sacro è immagine della Gerusalemme celeste. La pianta stessa dell’edificio è a forma di croce e rappresenta anche il Corpo di Dio.

Il Duomo di Siena è un perfetto esempio dei significati simbolici dell’architettura cristiana. Entrandovi si entra letteralmente dentro un’opera d’arte e si entra dentro un altro mondo in questo mondo. Il Duomo è tutto in marmo, all’esterno e all’interno, in tutte le sue tre dimensioni e il marmo richiama il Tempio di Gerusalemme. Continua

Sul caso della nave Diciotti c’è stata molta disinformazione e bisogna fare un po’ chiarezza con alcune domande.

PRIMA DOMANDA

La prima, che si ripropone ad ogni tentato sbarco, è questa: se – come dice Boeri e con lui tutta la sinistra e i media – questi migranti vengono qui da lontani paesi dell’Asia e dell’Africa smaniosi di poterci pagare le pensioni e farci vivere nel lusso, perché nessuno dei paesi europei sgomita per accaparrarseli?

Perché non approfittano di questa straordinaria opportunità per assicurare il futuro dei loro pensionati? Perché fanno il fuggi fuggi?

Perché oppongono un rifiuto totale e vogliono ad ogni costo regalare all’Italia e alla sola Italia, questo privilegio? Possibile che siano così masochisti? Rischiano di far saltare la UE pur di costringere l’Italia ad accettare questo straordinario regalo: un caso estremo di altruismo, si direbbe. Continua