Stamani quando è andato in edicola questo mio commento su “Libero” è uscito contemporaneamente questo titolo di apertura di “Repubblica”: “INTESA GOVERNO-VATICANO: ‘SI ALLO IUS SOLI ENTRO L’ANNO'”. Che è la conferma di quanto avevo scritto in questo articolo. Ci si chiede – dopo questo titolo di “Repubblica” – dove sono finite tutte le anime belle della sinistra che strillavano contro “l’ingerenza” ogni volta che la Chiesa si pronunciava per la sacralità della vita umana. La laicità dello Stato non è più un valore? E ci si chiede pure se il Bergoglio che fa un tale patto col governo perché venga approvato lo Ius Soli (in barba alle opinioni degli italiani) sia lo stesso Bergoglio che – al tempo della legge sulle unioni civili – spiegava che taceva perché non voleva immischiarsi in politica…

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A giugno scorso la politica italiana ha svoltato ed ha cominciato la volata dell’ultimo chilometro. Da allora tutto quello che accade va letto in chiave pre-elettorale, cioè in vista delle elezioni politiche. Tutto è finalizzato a quell’esame.

Perché è stato decisivo giugno? Perché alle elezioni amministrative parziali l’Italia (ancora una volta) ha mandato al Palazzo un segnale forte e chiaro che si potrebbe riassumere nello slogan di Beppe Grillo del 2007. In sostanza un “Vaffa”.

Infatti il Paese si è rivelato molto diverso da come viene rappresentato sui media e da come lo pensano nel Palazzo della politica dove spesso credono alla loro stessa propaganda.

In sintesi, nei Comuni con più di 15 mila abitanti in cui si è votato il centrosinistra governava in 81 Comuni e – dopo giugno – ne ha ripresi solo 50, il centrodestra da 42 è passato a 54 e i grillini sono passati da 3 a 8 amministrazioni municipali.

Si è scoperto, di nuovo, che in Italia il centrodestra rappresenta la formazione con più consensi. E per il Pd non vale nemmeno invocare la menomazione dovuta alla scissione perché in quei Comuni di solito il centrosinistra si presentava unito. Continua

Il regime comunista cinese ha fatto terra bruciata attorno al Dalai Lama. La Cina non si contenta di aver invaso e annesso il Tibet, di perseguitare il popolo tibetano (ha sterminato migliaia di persone) e di aver costretto all’esilio il leader buddhista.

Grazie alla pressione diplomatica e al condizionamento economico che Pechino esercita, i governi e le istituzioni internazionali hanno sostanzialmente isolato il Dalai Lama.

E quando capita che egli venga (ancora per quanto?) ricevuto o invitato a qualche evento in Italia scattano delle manifestazioni contrarie anche da parte dei gruppi cinesi stanziati qua da noi. Sembra incredibile, ma i cinesi “d’Italia” protestano contro il Dalai Lama.

E’ accaduto un anno fa a Milano, quando gli fu data la cittadinanza onoraria (pure l’Ambasciata cinese protestò duramente) e – di nuovo – è stato organizzato da associazioni cinesi un corteo di protesta (ovviamente autorizzato), il 19 settembre prossimo a Firenze, in occasione del conferimento di una onorificenza al leader tibetano da parte del sindaco Dario Nardella.

Com’è noto nella zona tra Firenze e Prato è stanziata da anni una numerosissima comunità cinese. Si possono attraversare paesi interi vedendo per strada solo cinesi. Quindi è prevedibile che il corteo contro il Dalai Lama possa essere abbastanza consistente.

E’ un fenomeno folkloristico e irrilevante? Non proprio. E’ molto preoccupante.

Questo caso oltre a sollevare fortissimi dubbi sul grado di integrazione dei cinesi in Italia, ripropone una questione scottante sull’emigrazione (in generale) che è stata sollevata da Kelly M. Greenhill, docente di relazioni internazionali alla Tufts University e ricercatrice ad Harvard, nel libro “Armi di migrazione di massa” (LEG edizioni).

Richiamandosi a varie ricerche, la Greenhill afferma che Continua

Proprio poche ore dopo l’uscita nelle edicole di “Libero” con questo editoriale, papa Bergoglio ha fatto la sua consueta conferenza stampa in aereo. Come sempre ne ha dette di cotte e di crude. Ma qui mi interessa riprendere una sola cosa: sembra che abbia ringraziato l’Italia per quello che ha fatto nell’accoglienza dei migranti e pare abbia riconosciuto che un governo deve essere “prudente” e ogni Paese ha diritto a regolare i flussi migratori in base alle sue possibilità.  E’ la conferma – arrivata in tempo reale – che avevamo visto giusto: la sua sfrenata campagna per abbattere le frontiere e permettere un’emigrazione di massa ha avuto un riscontro pessimo nell’opinione pubblica. Così Bergoglio – che ragiona come i politici e cerca anzitutto il consenso – è corso ai ripari con questa tardiva e parziale marcia indietro. Resta però il nefasto messaggio dominante del suo pontificato, che in questi anni  ha influenzato pessimamente i govern italiani, che si sono arresi di fronte all’immigrazione di massa.

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La continua, insistente, ossessiva predicazione di papa Bergoglio a favore dell’emigrazione che esige dall’Italia e dall’Europa di spalancare le frontiere a milioni di migranti, gli ha fatto perdere le simpatie di una grossa fetta di opinione pubblica. Non solo quella più popolare che soffre maggiormente l’irrompere di tante comunità straniere.

Già da tempo sono intervenuti alcuni studiosi laici come Paul Collier, docente di Economia e Politiche pubbliche a Oxford e autore di “Exodus”, lo studio fondamentale sul fenomeno migratorio.

Collier, su Catholic Herald, scrive, con riferimento a Bergoglio, che “le reazioni cristiane di fronte ai rifugiati e alle migrazioni sono caratterizzate da una certa confusione morale, e tutto ciò mentre non riescono ad affrontare le necessità reali”.

Insieme al “cuore” occorre “la ragionevolezza”, altrimenti si fanno danni. Infatti lo studioso ha mostrato che la politica delle porte aperte ha danneggiato proprio i Paesi di provenienza dei migranti, perché li ha privati delle energie migliori per la ricostruzione.

Inoltre danneggia i poveri e i lavoratori dei paesi europei perché lo “stato sociale” non può provvedere a loro e a milioni di stranieri bisognosi che arrivano. Non ci sono le risorse. E Collier afferma che non si ha diritto di definire “razzismo” le preoccupazioni dei nostri poveri.

Le frontiere degli stati nazionali – ha aggiunto Collier in polemica con certi strali bergogliani – “non sono abomini morali”. Sono, come i muri di ogni abitazione per le nostre famiglie, la protezione della vita pacifica di una comunità.

E il diritto di emigrare dal proprio paese non significa che si ha automaticamente diritto di immigrare dove si vuole.

Più sbrigativo e drastico è stato l’economista e scrittore Geminello Alvi secondo cui Bergoglio promuove una immigrazione “scriteriata” per l’abitudine dei gesuiti di fare i “filantropi coi soldi altrui”.

Alvi aggiunge che la predicazione bergogliana è una “disgrazia quotidiana” che ha messo “il cattolicesimo ormai in liquidazione”.

Ma ormai sempre più spesso sono i cattolici a contestare la fissazione politico-teologica di Bergoglio sull’emigrazione.

L’altroieri è stata pubblicata da uno scrittore cattolico francese, Henri de Saint-Bon, esperto di Islam e di Chiese orientali, autore di vari libri, una “Lettera aperta a papa Francesco” che merita di essere considerata attentamente. Continua

Tantissimi cattolici, negli ultimi anni, hanno guardato al card. Carlo Caffarra come una delle poche luci nelle tenebre presenti.

Un sacerdote mi confida che, proprio nei giorni scorsi, è andato da lui a dirgli il suo dolore per il disastro quotidiano che si vive nella Chiesa, riferendogli alcuni fatti.

Il cardinale è scoppiato a piangere e gli ha detto:

“Il Signore non abbandonerà la Sua Chiesa. Gli Apostoli erano dodici e il Signore ricomincerà con pochi. Immagina la sofferenza di S. Atanasio che rimase da solo a difendere la verità per amore di Cristo, della Chiesa e degli uomini. Dobbiamo avere fede, speranza e fortezza”.

Quel sacerdote mi confida: “il cardinale era molto addolorato, ma mi ha trasmesso tanto coraggio e tanto amore per la Chiesa”.

Il riferimento di Caffarra a S. Atanasio rimanda al momento più buio della storia della Chiesa. Quando gli eretici ariani nel IV presero il controllo della Chiesa.

Quasi da sola si levò la voce del vescovo Atanasio a difesa della verità cattolica. Egli fu scomunicato dal papa e subì quattro volte l’esilio. Continua

Non ci vuole molto a capire lo scopo del “reddito d’inclusione” appena varato dal governo Gentiloni. Gli italiani sono ormai “scafati”, infatti sui social circola questo semplice promemoria:

ad aprile 2014 viene approvato il Bonus degli 80 euro e – guarda caso – a maggio c’erano le elezioni europee;

a novembre 2016 arriva il Bonus Giovani di 500 euro e – per una strana coincidenza – il 4 dicembre successivo c’era il referendum costituzionale di Renzi;

oggi si vara il “reddito d’inclusione” che inizierà a gennaio 2018 e – curiosamente – a febbraio 2018 ci saranno le elezioni.

Insomma è campagna elettorale. Il Pd continua con la politica delle mance pre-elettorali, fatta però con i soldi dei cittadini. Paga sempre Pantalone.

Il lancio del “reddito d’inclusione” dovrebbe servire anche ad attutire l’indignazione degli italiani per l’annunciata legge sullo “Ius soli”, un’altra “sòla” voluta per mettere il cappello sui voti degli stranieri diventati cittadini italiani.

Questa almeno è la “percezione” degli italiani. Me lo ha fatto capire una lettrice, una brava signora che tira avanti con fatica dovendo mantenere la famiglia.

Mi scrive: “Sarebbe interessante far notare ai nostri contatori di bufale… che il reddito di inclusione, se venisse equiparato al costo giornaliero di un immigrato, dovrebbe essere di 1050 euro mensili. Sono 12.600 euro l’anno. A me farebbero comodo. Che dice? Italiani cittadini di serie B”. Continua

Il messaggio bergogliano sull’emigrazione di massa – che rischia di diventare il manifesto politico di una sorta di “partito dell’invasione” – è uno scivolone gravissimo per la Santa Sede e con tutta probabilità è stato voluto da Bergoglio anche in polemica con la recente “correzione” che la Segreteria di Stato vaticana ha dato alla sua ossessiva predicazione migrazionista (vedi QUI).
Il pronunciamento – oltretutto molto ideologico, da “sinistra sudamericana” nella sua superficialità demagogica – espone direttamente la figura del papa nell’agone politico: come un “papa re” dell’Ottocento egli si intromette nelle scelte tecniche che i parlamenti degli Stati debbono dare a problemi complessi.
Si intromette specialmente negli affari interni dell’Italia, in modo  del tutto smaccato. Non a caso ha reso noto il testo ieri, con cinque mesi di anticipo, cosa senza precedenti: per influire sul dibattito italiano sullo Ius soli e sul dibattito europeo e americano.
E’ facile ribattere a Bergoglio: egli è il sovrano assoluto di uno Stato in cui non entrano migranti e in cui non è concessa la cittadinanza né per ius soli, né per ius culturae. Quindi non si capisce perché vuole imporre lo “ius soli” a uno stato straniero come quello italiano. O agli altri Stati. Lo applichi allo Stato su cui lui ha un potere assoluto.

Continua

Anche la svolta, di queste ore, della Cei sulla questione migranti/Ong, da parte del card. Bassetti sembra avere dietro l’ispirazione della Segreteria di stato del card. Parolin, dove il ministro Minniti si è recato riservatamente, martedì scorso, a spiegare la sua posizione (QUI). E’ evidente che la dichiarazione di Bassetti rappresenta una presa di distanza  dall’estremismo migrazionista di Bergoglio e Galantino. Speriamo che sia permanente. Nell’ambiente bergogliano già negano che vi sia stata una svolta, ma basta confrontare le parole del card. Bassetti con quelle dell’ultrabergogliano mons. Perego (Fondazione Migrantes della Cei) intervistato lunedì scorso da “Repubblica” ( QUI ).

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Dietro l’irritazione del Vaticano per il mio articolo sui temi che oppongono Bergoglio e Parolin (anzitutto il dittatore Maduro), c’è il progetto del “partito curiale” che punta alla successione di Bergoglio proprio con il suo Segretario di stato. Ecco perché il tema Parolin-Bergoglio è oggi un tabù indicibile. Ci tornerò.

Prima va detto che per il papa la storia del despota rosso Maduro non è solo un disastroso scivolone che scredita un pontificato già sprofondato nel castrismo sudamericano. E’ pure l’evento che segna il naufragio dell’ideologia politica bergogliana. Continua

Gentilissimo sig. Socci,

già un’altra volta, confidando sulla sua sensibilità di credente, mi ero permesso di invitarla ad essere più obiettivo nel dare certe notizie, magari cercando informatori più attendibili.

Il suo pezzo ( QUI ) di oggi (domenica 6 agosto, ndr), mi spiace dirglielo, è offensivo nei riguardi del Papa e dello stesso Card. Parolin.

A parte la bufala su Enzo Bianchi, mancato Cardinale, deve sapere che la politica della Santa Sede su Maduro è stata mandata avanti di concerto tra la Segreteria di Stato e il Santo Padre, senza alcuna contrapposizione.

Così anche per il bimbo Charlie, il Santo Padre, una volta ricevuta la lettera dei genitori, ha concordato con la Segreteria di Stato le iniziative da intraprendere in favore del piccolo.

Il Card. Parolin non ispirò, nè corresse il Papa, si espresse e favorì la disponibilità del Bambin Gesù in caso di eventuale ricovero.

Tanto le dovevo per obiettività dei fatti e rispetto del ruolo del Santo Padre. Con cordiali saluti.

 + Angelo Becciu

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Domenica scorsa, quando è uscito il mio articolo sul Segretario di stato vaticano, card. Parolin, che cerca di rimediare o scongiurare i colossali guasti politici di papa Bergoglio, da Oltretevere mi arrivarono questi due riscontri: “Hai fatto centro” e “sarà un putiferio”.

In effetti mi è arrivata questa lettera (irrituale) la quale significa che ho messo il dito su una piaga molto delicata ed esplosiva.

Bisogna sapere che l’Arcivescovo Angelo Becciu è il sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede.

E’ ai vertici del Vaticano, braccio operativo del papa e del Segretario di Stato. E’ toccato a lui, dunque, il compito di dirci che papa Bergoglio e il card. Parolin hanno perfetta identità di vedute, al contrario di quanto ha scritto il perfido Socci. Continua

E’ grossa, per Bergoglio, la sconfitta che ha subito sul Venezuela: ha perso la partita e si è dovuto piegare alla Segreteria di Stato del card. Parolin e ai vescovi del Venezuela che hanno preteso una sconfessione del despota rosso Maduro (firmata peraltro dalla stessa Segreteria di Stato).

Il papa argentino infatti era vicino a Maduro (lui è sempre “tenero” con tutti i tiranni rossi, da Fidel Castro ai cinesi, mentre demonizza Trump e i leader democratici).

Bergoglio si era perfino prestato, nel giugno 2013, a una parata propagandistica, in Vaticano, durante la quale si era fatto fotografare mentre benediceva Maduro sulla fronte.

Oggi che il despota ha ridotto alla fame il Venezuela (nonostante sia uno dei paesi più ricchi del pianeta: primo al mondo per riserve sfruttabili di petrolio), oggi che Maduro reprime nel sangue le proteste della piazza, il popolo e la Chiesa del Venezuela non potevano più accettare la tacita vicinanza del papa argentino al regime, così la Segreteria di Stato vaticana ha prevalso, facendo vincere oltretevere la linea dei vescovi venezuelani.

Capita sempre più spesso. Dentro la Chiesa ormai il regno del “papa argentino” viene definito con termini come “sciagura”, “disastro” e “flagello”.

Pur con lo stile felpato degli ambienti ecclesiastici, si notano le reti di protezione della Chiesa, di autodifesa per scongiurare i colpi o limitare o rattoppare i danni incalcolabili provocati da Bergoglio e dalla sua corte. Ed è, sempre più spesso, il cardinale Parolin, Segretario di Stato vaticano, il protagonista di quest’opera di contenimento e correzione (com’è accaduto sul Venezuela). Basti vedere le ultime settimane. Continua

L’estate potrebbe essere davvero il tempo giusto per questo libro straordinario. Se si ha la fortuna di passare dei giorni in montagna, dove solo il vento fa sentire la sua voce lieve, o se – al mare – se ne gustano certi momenti di deserto (all’alba o al tramonto).

E ancora di più se si visitano certe abbazie o Certose, dove il silenzio riempie e colora tutte le cose, come l’Abbazia di Lagrasse, in Provenza, di cui parlano le prime pagine di questo volume del cardinale Robert Sarah.

“La forza del silenzio” (Cantagalli) non è solo il libro-intervista con Nicolas Diat del prelato vaticano più vicino a Benedetto XVI (un vescovo africano molto carismatico, che nel suo paese è stato davvero eroico).

E’ un diario spirituale che letteralmente fa respirare e spalanca davanti alla nostra vita quotidiana orizzonti immensi come il mare e come il cielo delle Dolomiti. Continua