Nella foto papa Bergoglio che riceve in dono da Evo Morales la falce e martello dove è rappresentato il crocifisso (la stessa immagine è riprodotta sul medaglione che Morales ha messo al collo di Bergoglio come onorificienza).

   *                             *                           *                         *                            *                          *                                

Il nuovo presidente della Cei voluto da papa Bergoglio, il card. Gualtiero Bassetti, come ha notato ieri Vittorio Feltri, di fronte all’eccidio dei 35 cristiani egiziani compiuto dai terroristi, se n’è uscito dicendo: “Non sono le religioni che provocano violenze e terrorismo”.

Eppure proprio l’editoriale dell’“Avvenire” (quotidiano della Cei) ieri spiegava che quei poveretti sono stati uccisi perché “hanno chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero risparmiati, ma hanno rifiutato”.

Dunque perché Bassetti parla di “religioni” (al plurale)? Non sono tutte la stessa cosa. C’è la religione dei carnefici e c’è quella delle vittime. Non si possono confondere vittime e carnefici.

La causa della strage è stata proprio religiosa: l’odio per la fede cristiana. Con buona pace di Bassetti.

Del resto dopo aver affermato che non sono “le religioni” a compiere questi orrori, il cardinale ha aggiunto: “sono loro schegge impazzite”. Ma “loro” e “schegge” sono al plurale. Quindi ci sarebbero “schegge impazzite” di tutte le religioni che fanno massacri?

A Bassetti risulta che vi siano organizzazioni di terroristi cattolici che uccidono quei musulmani che non si fanno battezzare in Chiesa? Continua

Oggi è uscito il mio libro, “La casa dei giovani eroi”. Qui la bellissima recensione di Benedetto Frigerio (che ringrazio). Qua sotto l’anticipazione del capitolo su Annalena Tonelli apparsa su “Libero”.

*                     *                          *                       *                        *                  *                   *                    *

Una grande sorpresa è stata per me scoprire (…) che fra i primi a far conoscere da noi questo straordinario cammino di riabilitazione (il metodo Doman) fu una persona dal cuore davvero grande (…).

Il nome di Annalena Tonelli non dirà nulla al grande pubblico. (…) Ma la sua storia è eccezionale e credo proprio che la Chiesa la farà santa.

Annalena nacque a Forlì nel 1943. Fin da giovane fu una cattolica molto impegnata: mentre studiava, lavorava per i più poveri della sua città, ma col cuore al mondo intero, fondando il Comitato per la lotta contro la fame nel mondo.

A Forlì si occupò degli emarginati nei quartieri più abbandonati, dei bambini con handicap e degli orfani.

La sua vocazione missionaria era nata in lei addirittura da piccola. Così infatti l’ha raccontata: «Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati, che ero bambina e così sono stata e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi interessava così fortemente: Cristo e i poveri in Cristo. Per Lui feci una scelta di povertà radicale».

Da giovane ragazza cattolica, a Forlì, negli anni Sessanta, era un vulcano di iniziative, soprattutto – come ho detto – nelle opere di carità e di assistenza.

Va ricordato che la sua era la generazione del ’68, ma mentre gran parte dei suoi coetanei pretendeva di cambiare il mondo con le ideologie (di solito aberranti), con le chiacchiere e spesso con la violenza, lei, appena laureata – a pieni voti – in Giurisprudenza nel 1969, perseguiva il sogno di partire, come missionaria laica, per il Terzo Mondo per donare tutta la propria vita, silenziosamente, per i più poveri e derelitti.

Non si pensi però a una persona che è tutta presa dall’attivismo sociale. Fin da giovane per lei «la preghiera, l’adorazione del Santissimo – a cui dedica ore, frequentando varie chiese della città – sono il segreto di quella inesauribile, lucidissima energia» (Fagiolo D’Attilia- Zanini, Annalena Tonelli. Un amore più forte di ogni odio, San Paolo).

Questo sarà il suo segreto sempre, fino all’ultimo dei suoi giorni.

Nonostante l’opposizione della famiglia nel 1969 riesce a imbarcarsi e va a Nairobi, in Kenya, come insegnante d’inglese nelle scuole dei Missionari della Consolata.

«Partii decisa a “gridare il Vangelo con la vita” sulla scia di Charles de Foucauld che aveva infiammato la mia esistenza». Continua

Dalla terza di copertina:
.
“(…) Questo libro racconta, in modo commovente e anche umoristico, la storia di una famiglia alle prese con questo straordinario percorso (il metodo di riabilitazione americano di Caterina) che punta alla rinascita.
Ma racconta anche l’eroismo di tanti bambini, padri e madri che sono stati feriti dalla vita e ce la mettono tutta per riconquistare quella libertà negata da un corpo che li imprigiona.
Queste pagine sono il diario personale, familiare e spirituale di una grande avventura nutrita quotidianamente da tante altre storie di fede, di speranza, di carità e di coraggio a cui Caterina e la sua famiglia guardano come a grandi esempi di vita e grandi testimonianze di fede. La scelta di ogni giorno è quella di vivere tutto con speranza e non arrendersi mai”.
.
Dalla quarta di copertina:

IL RACCONTO STRAORDINARIO DI UNA RINASCITA.
Un diario personale, familiare e spirituale, che abbraccia tutti, genitori e figli, e invita ad affrontare le prove della vita con amore e coraggio.

Continua

L’intervento con cui Benedetto XVI torna pubblicamente a pronunciarsi sulla vita della Chiesa, ha scatenato durissime reazioni, in linea con il clima di pesante intolleranza instaurato da Bergoglio e dal suo establishment (vedi QUI l’articolo di Marco Tosatti). Il mio commento intende mettere a fuoco la “svolta” di papa Benedetto.

_____________________________________________________________________

Il ritorno di Benedetto XVI (che forse non ha mai lasciato il papato): questa è la sensazione di molti cattolici. Sono bastati due suoi sorprendenti interventi per provocare la rabbia dell’attuale establishment bergogliano e – dall’altra parte – l’entusiasmo dei tanti credenti (smarriti e confusi) che ora riconoscono finalmente la voce del vero pastore.

Tre settimane orsono, in un messaggio al convegno sul suo pensiero politico voluto dal Presidente della Repubblica della Polonia e dai vescovi di quel Paese, Benedetto XVI aveva centrato “una questione essenziale per il futuro del nostro Continente” cioè “il confronto fra concezioni  radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici”.

Papa Ratzinger aveva affermato che questa tenaglia fra laicismo (o ateismo marxista) e islamismo, due concezioni sbagliate, “conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente  che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle”.

Era un evidente richiamo al suo storico discorso di Ratisbona che – non a caso – aveva fatto infuriare un certo laicismo di casa nostra e un certo mondo islamista.

Inoltre in queste ore è stato reso noto un altro intervento di Benedetto XVI che sta provocando un vero terremoto in Vaticano. Continua

Nell’ultimo numero – appena uscito – di Limes, l’autorevole rivista di geopolitica dello stesso gruppo editoriale di Repubblica ed Espresso, viene pubblicato un saggio del professor Germano Dottori, che si occupa di Studi strategici presso la Luiss, è consigliere scientifico di Limes, membro di altri importanti centri studi ed è stato consulente presso commissioni della Camera e del Senato in materia di affari esteri e difesa.

Dunque il saggio di Dottori – intitolato “Perché ci serve il Vaticano” – ricostruisce lo stretto e decisivo legame fra la politica estera della Stato italiano e la presenza a Roma del papato che ha un’influenza planetaria. Un rapporto anche conflittuale. Continua

Alberto Melloni – che insieme a Stefania Falasca è uno degli intellettuali di riferimento del bergoglismo – sabato scorso ha vergato un articolo destinato a uscire l’indomani, domenica, su “Repubblica”, col titolo “Fatima secondo Francesco”.

Deve averlo inviato prima della serata di sabato perché è stato clamorosamente smentito da Bergoglio quella sera stessa, mentre veniva messo in (prima) pagina.

Infatti Melloni ha scritto: “sulle apparizioni di Medjugorje c’è chi vuole distinguere fra le prime apparizioni e la loro serialità, ma il papa sa bene che qualcuno spera in un suo ‘no’ per mettergli contro non più quattro cardinali pieni di ‘dubia’, ma un popolo”.

Sembrava volesse far capire che Bergoglio non sarebbe caduto in tale “trappola”. Detto fatto. Proprio sabato sera – tornando in aereo da Fatima – il papa argentino ha bombardato a tappeto Medjugorje (dopo aver bombardato Fatima).

SCIVOLONE

Nei mesi scorsi si percepiva la contrarietà del papa argentino alle apparizioni mariane in genere e a quelle di Medjugorje in particolare (non gli piace questa Madonna più popolare di lui), ma s’intuiva che – avendo di mira sempre e solo il consenso – egli mai si sarebbe inimicato il popolo di Medjugorje. Tattica politica. Scaltrezza machiavellica.

Questa era l’ipotesi degli osservatori più attenti. Ebbene Melloni l’ha confermata nel suo articolo: Bergoglio – avendo la bussola del consenso e del successo – non avrebbe reso nota la sua sprezzante contrarietà alle apparizioni della “Madonna postina” per non mettersi contro il numeroso “popolo di Medjugorje”.

Era una strategia ben ponderata. Sennonché in aereo è arrivata quella domanda. Non è chiaro se il papa argentino non ha saputo trattenersi o se (all’insaputa di Melloni) ha cambiato strategia: fatto sta che ha dato la stura a tutta la sua contrarietà alle apparizioni quotidiane e ai messaggi di Medjugorje.

Così ha spiattellato quello che finora era strettamente riservato e che doveva restare nella discrezione delle stanze vaticane, esponendosi in prima persona con una sonora bocciatura che a Medjugorje è deflagrata come una bomba. Continua

Siamo entrati nell’epoca della post-libertà. Forse non ce ne siamo davvero resi conto. E’ un tempo in cui le elezioni non sono più decisive per assegnare il potere, la sovranità popolare sta su “Scherzi a parte” e i parlamenti e i governi sono espropriati da cessioni di sovranità verso tecnocrazie non elette (nazionali e sovrannazionali).

Nel nostro Paese che si avvia alle elezioni sarebbe necessaria una riflessione seria su questi temi, non sulle quisquilie che spesso riempiono le cronache politiche.

Una riflessione anzitutto nel centrodestra dove si trovano le migliori intuizioni (per esempio su euro, Ue, emigrazione, sovranità nazionale, rapporti internazionali, valori tradizionali, tassazione, giustizia e sviluppo), ma spesso manca la riflessione strategica.

Le diverse componenti del centrodestra – che si stanno “annusando” per cercare un accordo elettorale – dovrebbero anzitutto meditare su quanto è accaduto in Italia nel 2011 e poi sulle vicende recenti: la Brexit, l’elezione di Donald Trump e le elezioni in Francia (e negli altri paesi europei). Continua

La clamorosa demolizione di Medjugorje fatta da papa Bergoglio, sul volo di ritorno da Fatima, è arrivata con gli effetti di una “bomba”.

Ma vediamo precisamente cos’ha detto perché già certi “pompieri” stanno cercando di minimizzare, sopire e troncare: sono quelli che finora hanno sostenuto che la “Madonna di Medjugorje” era entusiasta di Bergoglio e Bergoglio era entusiasta della “Madonna di Medjugorje”….

Dunque alla domanda sull’autenticità delle apparizioni nel villaggio bosniaco, Bergoglio ha risposto: Continua

A cento anni dalla prima apparizione di Fatima, tutti i media tornano a occuparsi di quella profezia sul XX secolo e dei misteri connessi.

Però qual è il punto oggi? Ho studiato per anni quella vicenda, soprattutto il giallo del “terzo segreto”, la sua pubblicazione del 2000 e le polemiche sulla sua completezza.

Credo che la svolta più clamorosa sia accaduta pochi mesi fa nella disattenzione generale e sia tuttora ignorata.

Ne ho scritto il 17 agosto 2014, sulle colonne di “Libero”, dando notizia di un libro uscito in Portogallo proprio a cura delle suore carmelitane del monastero di Coimbra dov’è vissuta e morta, nel 2005, suor Lucia dos Santos, l’ultima veggente.

Una pubblicazione ufficiale intitolata “Un caminho sob o olhar de Maria”, una biografia della religiosa che attingeva ai suoi scritti inediti fino ad allora segretati.

Il volume era passato pressoché inosservato. Ma io ricevetti una segnalazione (autorevole) secondo cui in quelle pagine era celata un’autentica bomba.

Verificai che era vero. Quella clamorosa rivelazione di fatto veniva a risolvere l’annosa polemica attorno al Terzo segreto di Fatima: il nuovo documento pubblicato dalle suore fa capire infatti che c’è qualcosa che manca alla pubblicazione del 2000 e anche cosa c’è scritto. Continua

Benedetto XVI, nel pellegrinaggio a Fatima del 13 maggio 2010, auspicò di vedere nel centenario delle apparizioni (il 2017), il trionfo del Cuore Immacolato di Maria profetizzato dal Messaggio della Madonna.

Ma il 12 maggio del 2017 papa Bergoglio ha sostanzialmente liquidato Fatima e il Messaggio della Madre di Dio.

Oggi nell’omelia, grazie al Cielo, ha letto una normale paginetta celebrativa, preparata dai teologi della Santa Sede per la canonizzazione dei pastorelli, e c’è perfino un (fugace) accenno all’inferno (la strategia bergogliana è sempre questa).

Ma ieri, quando ha pronunciato il suo vero discorso bergogliano, è successo qualcosa di clamoroso. E’ venuto a Fatima esattamente per pronunciare queste parole che sono in contrapposizione a tutte quelle pronunciate, in quel santuario, dagli altri papi che sono andati lì come pellegrini. Continua