Dopo il crollo del Muro di Berlino i comunisti italiani nei loro spericolati trasformismi sono arrivati fino a dirsi atlantisti e liberisti. Ma, fra acrobazie dialettiche e politiche, sono mai davvero cambiati? Hanno mutato continuamente i vestiti (cioè i nomi dei partiti), ma la mentalità, gli schemi ideologici?  

Sembra di no, vedendo due autorevoli sortite di ieri. Il Foglio ha pubblicato un’intervista a Goffredo Bettini, definito “ideologo dem”, secondo cui “se la Meloni dovesse vincere il referendum avrebbe le condizioni per instaurare una permanente svolta autoritaria”. Ed evoca l’immancabile Trump (titolo del Foglio: “Bettini: ‘Se vincerà, Meloni diventerà come Mussolini a Salò’”).

Poi c’è Walter Veltroni. Oggi fa l’editorialista del Corriere della sera diretto da Luciano Fontana che viene dall’Unità, dove peraltro divenne capo dell’ufficio centrale proprio con il direttore Veltroni. Continua

Sono mesi che Elly Schlein ripete: “Giorgia Meloni deve decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano.

A sinistra ritengono che il nostro Paese debba essere o vassallo degli Usa o vassallo della Ue. Dovrebbe scegliere fra i due. A loro pare incomprensibile che un Capo di governo italiano si schieri semplicemente con l’Italia. E che, di conseguenza, cerchi di tenere unito l’Occidente (Europa e Stati Uniti) perché è nel nostro interesse nazionale.

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Un pericolo pubblico si aggira per il mondo. La Cina comunista che dilaga – oltreché in Europa e Asia – perfino in Africa, Sudamerica e punta all’Artico (oltreché su Taiwan e il Pacifico)? La Russia di Putin che sta devastando l’Ucraina e ha 5 mila testate nucleari? L’Iran khomeinista che spara sui manifestanti? Il terrorismo islamista? Macché!

Il Nemico ha il ciuffo biondo e la bandiera a stelle e strisce. È lui il terrore delle élite europee. È lui che allarma. Tutti i Buoni gli danno addosso! Al rogo il Cattivo!

L’assalto a Donald Trump, a cui si assiste in questi giorni da parte dei media e dei politici europei, impressiona per l’accanimento corale, l’irrazionalità, la mancanza di visione geopolitica, la dilettantesca reattività di certe cancellerie europee, con ovvi autogol (fra le poche eccezioni: Giorgia Meloni). Continua

Negli anni Settanta si era in piena guerra fredda: da una parte il blocco comunista, dall’altra i Paesi liberal-capitalisti. Per evitare una terza guerra mondiale, combattuta da due potenze con grandi arsenali atomici, non dovevano verificarsi scontri diretti e “interferenze” nel campo avverso.

L’Occidente non intervenne nel dominio sovietico, come dimostrano le rivolte anticomuniste nell’est europeo (la Germania Est, l’Ungheria, la Polonia, la Cecoslovacchia) a cui si dovette assistere senza poter fare nulla.

Ma allora com’è stato possibile che nel 1979 un grande Paese come l’Iran, di fondamentale importanza per le sue riserve petrolifere e per la sua posizione geopolitica, decisiva per tutta l’area mediorentale, sia passato di colpo, senza nessun voto libero, dallo schieramento occidentale al fronte anti-occidentale? Continua

In Medio Oriente la storia è politica. Durante la “Guerra dei dodici giorni”, sei mesi fa, alcuni importanti siti istituzionali israeliani hanno lanciato messaggi in persiano, alla popolazione iraniana, in cui ricordavano Ciro il grande, la grande storia dei persiani e l’antica amicizia fra quel popolo e il popolo d’Israele.

Anche nei giorni scorsi, quando si è di nuovo acutizzata la crisi iraniana, Netanyahu è tornato a citare Ciro II di Persia (590-530 a.C.) che fondò l’impero achemenide e liberò gli ebrei deportati dai babilonesi nel 538 a.C. autorizzando il loro ritorno nella loro terra e la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme: “Celebriamo un grande re… Re Ciro, che riportò gli ebrei dall’esilio di Babilonia in Giudea, dove fu costruito il Secondo Tempio per il popolo ebraico. Fu un grande re e un grande amico”. Continua

Ieri Antonio Polito, nell’editoriale del Corriere della sera, ha ricordato che “il regime degli ayatollah fu il primo nell’Islam, in tempi moderni, a sollevarsi contro l’Occidente e il Satana americano: quando nel 1979 il popolo iraniano cacciò lo Scià, alle forze progressiste d’Europa parve una nuova ‘rivoluzione d’ottobre’”.

È vero (Polito in quegli anni lavorava all’Unità). Anche per la rivoluzione khomeinista – come per la rivoluzione bolscevica – le “forze progressiste” hanno fatto la cosa sbagliata. Ora quella tirannia sta finendo, come il comunismo, nell’orrore, un esito fallimentare che conferma il parallelismo con i regimi rossi. Continua

Oggi, sui media, il partito conformista sembra sorpreso dall’accelerazione che Donald Trump ha impresso alla politica internazionale e a quella statunitense (per la necessità di recuperare il tempo perduto dai suoi predecessori, durante il quale i nemici dell’Occidente hanno conquistato molto terreno).

Ma i “sorpresi” sono gli stessi che hanno snobbato il documento sulla strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca, dove erano tracciate proprio le linee della politica dell’Amministrazione. Particolarmente ostile è stata la loro reazione per le tre pagine che il documento americano ha dedicato all’Europa, liquidate come un rozzo sintomo di antieuropeismo. Continua

La Groenlandia è l’ultimo grande caso di colonialismo europeo nel continente americano. È significativo che nel 2026, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, Washington dichiari di non gradire la sovranità danese sulla Groenlandia.

Ed è singolare che, pur di andare contro Trump e contro gli Usa, ora – nell’Europa progressista (dove saltuariamente s’innamorano del “diritto internazionale”) – si giustifichi e si difenda questo residuo di colonialismo. Continua

Il blitz americano contro il regime di Nicolas Maduro è stato duramente attaccato da Pechino, Teheran, Mosca, (perfino) Ankara, Cuba e infine Hamas. È una lista di nemici dell’Occidente. Già scorrendola si nota l’alleanza fra regimi comunisti e islamisti che hanno un nemico comune – appunto -nell’Occidente. Continua

Nell’ultimo libro postumo di Benedetto XVI, Dio è la vera realtà (LEV), che raccoglie le omelie degli anni del papato emerito, c’è una cupa profezia sull’Europa. La vedremo.

Prima ricordiamo che nel 2025 è scoppiata una battaglia epocale fra Usa e Ue. Ha tre fronti. Quello economico è dovuto anzitutto al gigantesco surplus commerciale della Germania che la Casa Bianca  contesta da anni.

Lo scontro politico riguarda la guerra ucraino/russa che Trump vuole far finire, mentre la UE – sintonizzata con il vecchio establishment Dem di Obama/Biden – è sempre più coinvolta, ma senza un piano né una prospettiva, se non, alla fine, una guerra mondiale.

C’è poi un grande conflitto culturale perché la classe dirigente UE condividel’ideologia progressista/woke che, per il suo multiculturalismo suicida, Joseph Ratzinger definì “un odio di sé dell’Occidente”. Continua