La sinistra si rallegra per l’immigrazione di massa e vorrebbe cittadinanza più facile e Ius soli perché spera che i nuovi arrivati facciano il lavoro che gli italiani non vogliono più fare: votare per la sinistra.

Ma l’immigrazione incontrollata, non integrata e non integrabile, oltre alle gravi implicazioni che ha già per l’ordine pubblico e la sicurezza delle nostre città, provoca un terremoto civile (perché il multiculturalismo è un suicidio) e anche un disastro sociale ed economico.

Infatti, come diceva l’economista Milton Friedman, “non si può avere contemporaneamente uno stato sociale (welfare state) e un’immigrazione libera”. Sono incompatibili e la sinistra finge di non capirlo.

Questa destabilizzazione, aumentando, alla fine può portare anche alla guerra civile e certe cronache di questi giorni in Europa lo fanno temere. Quindi incombe su di noi un vero incubo.

Ma c’è un’alternativa. La Repubblica italiana compie oggi 80 anni. Per avere un futuro occorre una classe dirigente e un popolo che condividano una grande speranza.

Alec Ross, in una recente intervista sul suo libro The Italian Dream (Feltrinelli), ha raccontato: “Un intellettuale di spicco una volta mi ha detto: ‘L’Italia è già un sogno, per la cultura, la bellezza e l’allegria della gente’. Allo stesso tempo ha aggiunto: ‘L’unica cosa che deprime questo Paese è non avere un sogno’”.

È vero. Il nostro popolo, umiliato da decenni di narrazione anti italiana delle sue élite, si è un po’ ripiegato su se stesso, come se fosse rassegnato al declino. Che però non è affatto inevitabile.

Partiamo dall’economia. Il sogno di un nuovo miracolo italiano è a portata di mano: è fatto di Intelligenza Artificiale che significa più crescita e sviluppo (lo ha sottolineato nei giorni scorsi il Governatore di Bankitalia), di energia nucleare (una forte spinta all’economia e la conquista della sovranità energetica), di de-burocratizzazione che incentiva l’imprenditorialità diffusa, quindi con una maggior libertà dai lacci di Bruxelles (lo ha detto Giorgia Meloni a Confindustria) e di un deciso stop all’ondata immigratoria e all’insicurezza delle nostre città.

Sono tutte idee che appartengono già al centrodestra (neanche una è della sinistra) e la loro realizzazione, che è già iniziata, può portare a un “nuovo miracolo italiano”.

Le idee della sinistra invece sono la definitiva rovina del nostro Paese (basti ricordare i disastri del governo giallorosso Conte2).

Di sicuro gli scettici elencheranno dei dati negativi che renderebbero, a loro avviso, impossibile una vera rinascita. Ma siamo sicuri che la situazione attuale sia negativa? Non è rose e fiori, ma realisticamente è un buon punto di partenza.

Non c’è solo il dato sull’occupazione che ad aprile ha visto un nuovo massimo storico, mentre la disoccupazione è scesa al 5,1%. Con numeri positivi anche sui consumi (peraltro gli sbarchi di migranti irregolari sono dimezzati rispetto all’anno precedente e sono aumentati i rimpatri).

Il professor Marco Fortis, analizzando le nuove statistiche dell’Istat che ha rivisto al rialzo la crescita congiunturale del Pil italiano, osserva: “i numeri veri ci dicono che l’economia italiana è uscita a buona velocità dal 2025 ed è entrata a velocità altrettanto buona nel 2026. Risultato: negli ultimi sei mesi il Pil dell’Italia è cresciuto di più di Germania e Francia e perfino di quello degli Stati Uniti”.

Ed ancora: la crescita cumulata del PIL italiano dal quarto trimestre 2019 pre-Covid al primo trimestre 2026 si porta al +7,4%, il terzo miglior risultato del G7 dopo Stati Uniti e Canada, con il nostro Paese nettamente davanti a Francia, Regno Unito e Giappone. Mentre la Germania resta desolatamente ultima con un +0,8%”.

È un buon punto di partenza. Il grande miracolo economico italiano invece partì da una situazione terrificante. Un Paese devastato dalla guerra, che usciva da vent’anni di dittatura e da una pesantissima sconfitta con le infrastrutture a pezzi, molti milioni di disoccupati, il 30/40% della capacità industriale danneggiata o distrutta, il Pil pro capite dimezzato, l’inflazione galoppante, la produzione agricola collassata e una fame diffusa.

Ebbene, da quell’abisso gli italiani risalirono la china in pochi anni con una forza che stupì tutto il mondo, che infatti acclamò il “miracolo” italiano: una crescita media annua del Pil reale italiano del 5,5/6% dal 1950 al 1970(crescita industriale superiore all’8% annuo), il reddito pro capite reale che triplicò in quel ventennio. Il nostro popolo passò dalla miseria al benessere, ebbe la scuola e la sanità per tutti: un ascensore sociale formidabile, che produsse un grande ceto medio. È stata l’unica vera, grande rivoluzione avvenuta in Italia. E tutta pacifica e nella libertà.

Certo, fu importante il Piano Marshall del dopoguerra perché impedì il crollo (che avrebbe provocato la vittoria dei comunisti nel 1948) e dette il via alla ricostruzione. Ma una spinta analoga all’economia oggi può venire dall’implementazione dell’Intelligenza Artificiale (con tutto il resto: energia nucleare eccetera).

Quale fu il segreto di quell’Italia del dopoguerra? Anzitutto una grande classe di governo che tenne i comunisti all’opposizione, perché non facessero danni.

In secondo luogo c’era nell’anima degli italiani la volontà di farcela, di ricostruire l’Italia e renderla più prospera e felice. C’era una forza moraleche spingeva a rialzarsi e rimboccarsi le maniche, a far sacrifici, fare figli e costruire. La fede cristiana della gente fu decisiva.

L’essenziale è questa forza umana e spirituale. È l’amore alla vita e al futuro del nostro Paese che va ritrovato.

Buon compleanno Italia, bella addormentata. Non sei un’anziana signora al tramonto, ma una giovane Italia che si sta risvegliando e può correre verso giorni luminosi.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 2 giugno 2026