CONTE SOGNA IL QUIRINALE, MA STA INIZIANDO LA LUNA DI FIELE

Se davvero con Giuseppe Conte l’Italia sarà sbattuta fuori dal G7, come ipotizzano certe indiscrezioni di stampa, sarà una catastrofe e non solo d’immagine. Il nome di Giuseppi resterà per sempre legato a questo declassamento storico.

Tuttavia, anche senza un tale schianto, nessuno – pure a sinistra – ritiene che questo premier e il suo governo siano in grado di gestire la crisi economica e sociale che si prospetta in Italia e tanto meno la ricostruzione del Paese.

Il richiamo alla “mancata concretezza” che è arrivato agli “Stati generali”contiani, in modi diversi, dal governatore Visco e dal presidente Mattarella, è un segnale chiaro e si può tradurre così: sapete fare solo spot e propaganda.

LE ANOMALIE DI UN GOVERNO ALLO SBANDO

L’Italia è sull’orlo di un baratro economico e sociale eppure tutto sembra paralizzato. Nel teatrino di palazzo della corte di Luigi XVI va in scena la sfilata delle chiacchiere romane.

Il Paese è ostaggio di un governo che non ha idee, né coraggio, né preparazione, né capacità di decisione, né autorevolezza internazionale (basti vedere come è fuori da tutti i tavoli decisivi, dalla Libia ai patti franco-tedeschi in Europa).

Un importante esponente Pd come Graziano Delrio a novembre diceva “non si può vivacchiare”. A febbraio aggiungeva: “se il governo vivacchia è meglio tornare al voto”. E a maggio: “il governo non ha visione” e si rischia la “rottura del rapporto di fiducia tra Paese e istituzioni”.

Ma questo esecutivo non può che vivacchiare perché è nato da due partiti che si erano sempre combattuti e detestati, due partiti che non hanno nulla in comune se non la sola brama di restare al potere e di impedire all’odiato Salvini e al centrodestra, maggioranza nel Paese, di andare al governo.

IL GRANDE TOYNBEE PREVIDE NEL ’47 CHE UN’UNIONE EUROPEA SAREBBE STATA DOMINATA DALL’IMPERO TEDESCO. RILEGGERLO OGGI PER DIRE “NO” AL MES

Ieri, un’intervista del “Sussidiario” al professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano, era titolata: “L’ultima mossa tedesca: senza la firma del Mes l’Italia non avrà più aiuti dalla Bce”.

Basta questo per capire tutto. Se qualcuno vuole appiopparti ad ogni costo un prestito, con le buone o le cattive (e tutti peraltro si rifiutano di prenderlo), perfino un bambino capirebbe che è una trappola.

Il professor Mangia lo spiega bene e spiega pure chi è, in Italia, che lo vuole: “qualche partito che, a Mes attivato, spera di continuare a governare l’Italia per conto terzi, come sta facendo adesso”. Solo che le conseguenze per il nostro Paese sarebbero pesanti.

Una cosa è evidente: la Germania la fa da padrona in tutte le istituzioni europee e vuole un’Italia sottomessa, con un governo che obbedisce a Berlino. Sarebbe questo “l’ideale europeo” che tanto è propagandato dai media?

CARO BERSANI, I MORTI A CAUSA DEL COVID VANNO ANNOVERATI FRA LE VITTIME DEL COMUNISMO

Venendo da una storia comunista, Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd, ha sempre la propensione alla demonizzazione dell’avversario tipica della casa.

Lo si è visto nei giorni scorsi, quando, in un programma tv si è lanciato a testa bassa contro il centrodestra: “Il messaggio che in Parlamento e fuori sta dando il centrodestra è una coltellata al Paese… Questa gente qua mi viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri”.

SACROSANTO L’APPELLO ALL’UNITA’ DI MATTARELLA, MA SOLO IL CENTRODESTRA LO ASCOLTA.

Sacrosanto è stato, per la festa del 2 giugno, l’appello all’unità del presidente Mattarella: ha ricordato che la nascita della Repubblica, nel 1946, segnò “un nuovo inizio, superando divisioni che avevano lacerato il paese, per fare della Repubblica la casa di tutti, sulla base dei valori di libertà, pace e democrazia”.

Il Capo dello Stato ripete di continuo l’appello all’unità, ma solo il centrodestra lo ascolta e dimostra spirito di collaborazione. Dall’altra parte invece arrivano attacchi furibondi e faziosi. Lo stesso governo ha sempre rifiutato di ascoltare l’opposizione.

DUNQUE AVEVA RAGIONE LA LEGA (COME ORA DIMOSTRA LA STESSA UE)

È passato poco più di un anno, ma tutti fingono di aver dimenticato cosa accadde fra l’autunno 2018 e la primavera 2019. Ricordate?

Il Giornale Unico del Partito Conformista Italiano (Pci), con l’establishment Ue, già dal settembre 2018 cominciò a sparare a zero perché il Def del governo gialloverde per il 2019 – su impulso della Lega – prevedeva un rapporto deficit/pil al 2,4%.

Era giustificato quell’allarme apocalittico? No, era infondato. Infatti i precedenti governi Pd, con Padoan all’Economia, nei loro Def, avevano previsto il rapporto deficit/Pil all’1,4% nel 2016 e nella realtà si era poi attestato al 2,5. Lo avevano previsto all’1,8% nel 2017 e poi era andato al 2,3%.

SI DIRADA LA NEBBIA SUL “CASO LOMBARDIA” E SI SCOPRE CHE…

Dopo giorni di attacchi giornalistici e politici al governatore lombardo Fontana, venerdì è arrivata una doccia fredda per i suoi critici. Si tratta dell’importante dichiarazione del procuratore aggiunto di Bergamo, Maria Cristina Rota, la quale – a proposito della mancata chiusura dei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro (ai primi di marzo) – ha dichiarato che l’istituzione di una zona rossa “da quello che ci risulta  è una decisione del governo”.

Curiosamente ieri, su molti giornali, una dichiarazione così importante ha avuto poco (o nessun) rilievo. Eppure sono parole molto significative perché coincidono con quanto ha sempre sostenuto il governatore lombardo Fontana (“era pacifico che fosse una decisione che spettava al Governo, visto che aveva già inviato l’esercito in quelle zone”).

GRANDE E’ LA CONFUSIONE NELLA SINISTRA: PRIMA COMUNISTA, POI LIBERISTA, OGGI AMMIRATRICE DELLA CINA (MA SEMPRE CON LA RELIGIONE DEL POTERE)

Quando Massimo D’Alema – da premier italiano – incontrò Giovanni Paolo II, nel 1999, il papa gli disse: “Ho combattuto tutta la vita contro il comunismo, ma ora che il comunismo è caduto mi domando chi difenderà i poveri”. Wojtyla sapeva bene che di certo non sarebbero stati i comunisti (anche se post o ex).

Costoro infatti – comunque trasformati o riciclati – amano tanto i poveri da moltiplicarli ogni volta che vanno al potere. Lo dimostra la storia dei paesi dell’Est e pure la nostra degli ultimi 25 anni. Con una sola (apparente) eccezione: la Cina (dirò alla fine perché apparente).

Così D’Alema ora torna in campo con un libro e un’ennesima trasformazione: ora simpatizza per la Cina di Xi Jinping. È un ritorno al rosso antico da compagno D’AleMao? Il titolo del suo libro è proprio una frase di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo” (Donzelli).

TORNA LA SATIRA DI TRILUSSA PER CAPIRE QUESTI MESI

“La situazione politica in Italia è grave, ma non seria”, diceva Ennio Flaiano. Tanto più possiamo dirlo in questi mesi, sospesi come siamo fra la gravità della pandemia e lo spettacolo surreale offerto da questa classe di governo.

Forse per questo uno degli autori più citati – fra gli osservatori non conformisti – a commento delle cronache è stato Trilussa, il famoso poeta satirico romano di cui, fra l’altro, ricorre quest’anno il 70° anniversario della morte. Gli spunti di cronaca sono stati tanti.

Il Capo del governo, Giuseppe Conte, dopo essersi specchiato più volte in Winston Churchill e nell’epica dimensione del grande statista durante la Seconda guerra mondiale, ha detto e ripetuto a reti unificate, con enfasi: “Stiamo scrivendo una pagina di Storia”.

Così Marcello Veneziani ha demolito quell’autoesaltazione evocando per lui non Churchill, ma “la lumachella della vanagloria” – appunto – di Trilussa:

OPERAZIONI DI PALAZZO DELL’ESTABLISHMENT, MENTRE L’ITALIA SPROFONDA NEL BARATRO ECONOMICO

Ad investire Maurizio Landini, leader della Cgil, come nuova stella polare del firmamento della Sinistra (per i prossimi mesi) è stato, domenica scorsa, Eugenio Scalfari.

Non si sa quanto possa portargli fortuna, ma in effetti c’è un’operazione politica in corso su Landini nei Palazzi del potere e dopo ne vedremo il perché (Scalfari deve averla orecchiata e ci ha messo il cappello sopra, come suo solito, anticipando tutti).

Il suo lancio è concomitante all’appannamento dell’ultimo mito politico scalfariano: Giuseppe Conte.

L’EDITORIALE DADAISTA

Lo si evince proprio da quest’ultimo editoriale scalfariano che è ormai un divertente genere letterario simil-dadaista, per le parole in libertà, ma che lascia sempre trapelare gli umori dei Palazzi.

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