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Rubrica 55

Sociologia e miracoli

E’ appena uscito da Marietti il “Nuovo manuale di sociologia”.
L’autore, che fu in contatto con Luigi Sturzo, ha conseguito titoli alla Gregoriana e a Lovanio, era in predicato, negli anni Sessanta, per andare a insegnare, al momento della sua fondazione, alla famosa facoltà di Sociologia di Trento, quella di Alberoni ( e di altri personaggi poi arrivati agli onori delle cronache). Non assunse quell’incarico perché chiamato alla Segreteria di Stato vaticana.
Cito alcuni degli autori trattati in queste pagine: Horkheimer, Adorno, Comte, Durkheim, Ferrarotti, Marx, Negri, Parsons, Popper, Spencer, Weber, Pareto, Aron, Giddens.
La cosa che forse sorprenderà è il nome dell’autore: il sociologo in questione infatti si chiama Girolamo Grillo, che l’opinione pubblica ha conosciuto in tutt’altra veste. Episcopale.

Rubrica 54

Mistero buffo

Per l’esposizione a Milano della “Conversione di Saulo” del Caravaggio, il Corriere della sera (14/11) ha realizzato uno speciale che si apre con un surreale pezzo di Dario Fo.
L’attore, improvvisatosi storico del cristianesimo, afferma che Saulo (cioè san Paolo) “era presentato negli Atti degli Apostoli come agente della repressione romana”.
E dove? E’ uno scoop clamoroso o una corbelleria? Giudicate voi. Gli Atti recitano: “Saulo frattanto si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene…”.

Rubrica 53

NON C’E’ PIU’ IRRELIGIONE

“Dawkins: ho perso la battaglia per l’ateismo”. “Il sacerdote del’ateismo: ho fallito”.
Questi due titoli del Corriere della sera (7/11) rilanciavano le dichiarazioni al Guardian del famoso ateo militante Richard Dawkins.
Sebbene chi lo intervistava lo confortasse con notizie d’irreligione montante, il professore di Oxford, sconsolato, vede “una maggiore influenza della religione”.
Aveva scritto un libro, “L’illusione di Dio”, che ha venduto un mare di copie, con “lo scopo dichiarato di ‘convertire’ i lettori all’ ateismo”, e ora, a consuntivo, Dawkins “ammette di aver fallito”.
Qualcuno ritiene addirittura che abbia finito per portare acqua al mulino dei “nemici”.

Rubrica 52

Martin peccatore

Andrea Galli sull’Avvenire (28/10) scrive: “E’ curioso a volte il destino. Uno aiuta gli ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista e diventa ‘il Papa di Hitler’.
Un altro si propone come guida filosofico-spirituale del Terzo Reich, fa sfoggio di un radicale antisemitismo (…) e diventa il più grande filosofo del XX secolo”.

Questo duro attacco polemico prende spunto da un nuovo libro di Victor Farias, storico e filosofo cileno che già venti anni fa fece scalpore mettendo a tema i rapporti fra Martin Heidegger e il nazismo e che oggi torna a occuparsi del filosofo tedesco con “L’eredità di Heidegger, nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico” (edizioni Medusa).
Libro che per tanti aspetti non convince.

Rubrica 51

Fanatismo

Ricordate Remo Cacitti che abbiamo citato nella precedente rubrica? Aveva espresso il suo “disgusto per l’oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici”.
Sennonché il Corriere della sera (27/10) ha pubblicato un articolo di Abdel Wahab Meddeb che, fino a prova contraria, non è un “truce cristiano”. E’ anzi definito il “Voltaire musulmano”.
Ebbene il suo pezzo si intitola: “L’Islam oltre le parole del Corano. Così si cura il fondamentalismo”.
L’autore si riferisce specialmente al “famoso ‘verso della spada’ (Corano IX,5), che ordina di uccidere i pagani, e quello detto ‘della guerra’ (Corano IX, 29), che chiama a una lotta a morte contro ebrei e cristiani”.
E aggiunge: “sono questi versi a nutrire il fanatismo assassino degli integralisti islamici”. E auspica che l’Islam storicizzi il testo del Corano trovando “ i mezzi di neutralizzare le disposizioni che, nel testo coranico, invitano alla guerra”.

Rubrica 50

Terroristi e martiri

Perfino Enzo Bianchi – ed è tutto dire – ha stroncato il volume di Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo.
Su Tuttolibri (La Stampa 4/10), Bianchi parla di “diverse imprecisioni e inesattezze”.
Un eufemismo. Poi fa un esempio: “ci pare improprio insistere a lungo sull’accostamento tra i martiri cristiani e gli attentatori suicidi che si rifanno all’islam, senza nemmeno ricordare che i primi non hanno mai dato morte ad altri e che anzi sovente hanno offerto il perdono ai persecutori”.

In effetti il libro – fra i tanti limiti, alcuni dei quali abbiamo qui già segnalato – ha questo vizietto: confondere vittime e carnefici: “lo zelo dei martiri cristiani, che non si lasciava intimorire da nessun tormento, consente di tracciare un significativo confronto con ciò che accade oggi nel mondo islamico, in cui pure affiora un’ostentata ricerca del martirio” (p. 186).

Rubrica 49

Snobel

Sarà un caso, ma, dice Davide Rondoni (Avvenire 9/10), gli italiani premiati col Nobel per la letteratura si caratterizzano per lontananza dalla nostra tradizione religiosa, mentre quelli a cui è stato negato, come Luzi e Ungaretti, hanno un tratto di chiara cattolicità (eppure avevano qualche titolo più di Dario Fo).
Discriminazione?
E’ interessante quanto ha documentato, nel 2007, il letterato Enrico Tiozzo: attorno al 1906 il nostro Antonio Fogazzaro stava per ottenere il Nobel, sennonché il suo romanzo “Il Santo” il 4 aprile 1906 fu condannato da Roma come “modernista” e lo scrittore cattolico fece atto di sottomissione alla Chiesa.
Tale gesto scandalizzò la commissione del Nobel tanto da farle preferire il laicissimo Giosuè Carducci, noto autore dell’Inno a Satana.

Rubrica 48

Inedito Gandhi

Solite grida scandalizzate per la lettera di Benedetto XVI che ricorda l’anniversario dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI, quella che rifiuta l’uso dei contraccettivi artificiali e promuove quelli naturali.
Il solito Adriano Prosperi su Repubblica (4/10) ci ha spiegato quanto è retriva e antiquata la Chiesa.

Ma c’è qualcosa che non si sa. Chi è che, in un certo senso, influenzò Paolo VI ? Non Torquemada, ma il simbolo del “politically correct” moderno: Gandhi.
Sì proprio colui che i radicali di Pannella hanno trasformato in una propria bandiera, colui che l’attuale campagna pubblicitaria della Telecom propone come simbolo di dialogo fra i popoli, di incontro fra le culture e di umanità.
“A mio avviso – scriveva il grande indiano – affermare che l’atto sessuale sia una azione spontanea, analoga al sonno o al nutrirsi, è crassa ignoranza.

Rubrica 47

PUBBLICA DISTRUZIONE

Chi uccise Giacomo Matteotti? Risposta: “Le Br” (con postilla: nei primi anni Sessanta).
Chi era Roberto Ruffilli? “Uno scienziato”.
Cos’era il Msi? Un’azienda di Stato.
E il Pci? Qui sono emerse due scuole di pensiero: 1) il partito che ha governato “per gran parte della storia repubblicana” e 2) “uno dei cardini del pentapartito”.

Sono alcune perle raccolte da Filippo Andreatta durante la correzione dei test di ammissione alla scuola in Scienze internazionali della facoltà “Roberto Ruffilli” di Forlì (La Stampa, 26/9).
Ce ne sono anche altre. Andreatta, sconcertato, constata che “nessuno degli studenti intervistati aveva una conoscenza dettagliata dell’evoluzione politica della Repubblica e la maggior parte non ne ha nemmeno un’idea generale”.

Rubrica 46

Vino e filosofia

Avvenire (21/9) polemizza sul fatto che al Festival della filosofia di Modena Carpi e Sassuolo, fra i vati chiamati a pontificare (e per di più sulla creatività), c’era anche Umberto Galimberti al centro delle note polemiche recenti relative ai suoi libri.
“Pare che a insistere affinché Galimberti fosse invitato” scrive Edoardo Castagna “siano stati gli amministratori locali, non si sa se attratti più dal filosofo-che-va-in-tivvù o più dal filosofo-di-Repubblica; e infatti sul palco si presenta il sindaco di Sassuolo in persona, che di Galimberti esalta gli scritti su Repubblica, ignorando evidentemente che dai fattacci del plagio, o meglio dalla loro scoperta, il filosofo non vi ha più scritto”.

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