L’11 ottobre scorso Hillary Clinton – dal sito del New York Times – sentendosi sfuggire sempre più l’agognata poltrona presidenziale, usò questo sobrio argomento dinamitardo: “io sono l’ultima cosa fra voi e l’Apocalisse”.
La baggianata – che echeggia quella più celebre risuonata alla corte francese: “dopo di noi il diluvio” – sottintendeva che Trump doveva essere considerato con terrore, come la fine del mondo.
Gli americani hanno risposto con un colossale “vaffa”, mandando a casa la Clinton, l’establishment politico di Washington e quello dei salotti mainstream pieni di intellettuali, di chiacchieroni e di attrici.
Perché sapevano che in realtà Trump – come dice Tremonti – non è la fine del mondo, ma casomai la fine di “un” mondo, appunto quello guerrafondaio e aggressivo dei Clinton e di Obama (e dei Bush), i re del caos globale, i grandi registi dell’“ipocrisia progressista” e della strategia della tensione planetaria. Continua




































