Salotto di classe 2

BANDIERA ROTTA Nessuno è perfetto. André Glucksmann in una intervista ha dichiarato che con l’Urss il mondo era più sicuro: “La catastrofe più grande è stata la dissoluzione dell’Unione Sovietica” (1). Già sentita. All’intellettuale francese non farà piacere, ma Vladimir Putin nell’aprile 2005 aveva usato quasi le stesse parole: “La più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. E aveva suscitato un certo scandalo. Sta nascendo un nuovo revisionismo? Tutto sommato stava già dentro a una vecchia battuta di Altan: “Si stava meglio quando gli altri stavano peggio”.

Sinistra (in)colta

DA OMERO A DANTE, QUANTE GAFFE DOTTOR SCALFARI C’era una volta la Sinistra dei migliori, quella antropologicamente “diversa” e culturalmente superiore…

Salotto di classe 1

DE MEZZALUNA Rivelazione clamorosa dello storico Giovanni De Luna (1). In una recensione al libro di Mark Kurlansky, “Un’idea pericolosa. Storia della non violenza” (Mondadori), scrive che, per quanto riguarda gli “ambiti religiosi, il concetto della non violenza fu elaborato (praticamente a partire dal VI secolo a.C., in una traiettoria che da Buddha arriva a Gesù e a Maometto)”. Perbacco! Maometto profeta della non violenza? Urge consigliare allo storico una biografia: Maxime Rodinson, “Maometto” (Einaudi).

La Casta del Corriere

“A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro, di avere la sapienza infusa nel vasto cervello”. Questa micidiale zampata (datata 1919) di Luigi Einaudi apriva l’editoriale di ieri del Corriere della sera, firmato da Gian Antonio Stella (uno dei due autori del meritorio best-seller “La casta”). Una bella sberla sul Palazzo. Ma sentite il seguito di Einaudi servito dall’editoriale di Stella: “Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi… Troppo a lungo li abbiamo sopportati”. E ancora: “si sciolgano commissioni, si disfino commissariati e Ministeri” cosicché “un po’ alla volta tutta questa verminaia fastidiosa sia spazzata via. Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scribacchiatori di carte d’archivio” superiori alla società governata “soltanto per orgoglio e incompetenza”. Qui la “sberla” del Corriere sembra diretta personalmente a Prodi, visto che il premier, giorni fa, si è avventurato a sentenziare che la società civile “non è migliore” di lorsignori politici. L’editoriale di Stella aveva questo titolo: “Einaudi, la casta e l’Italia del ’19”. Le ampie citazioni di Einaudi provengono dagli articoli che egli scriveva per il Corriere della sera di Albertini. Non è la prima volta che Paolo Mieli – direttore, ma anche storico – evoca il Corriere albertiniano.

Croce, il padre nobile che la Destra ignora

E’ dal 15 marzo 2006 che Paolo Pillitteri ripete nei suoi articoli la stessa battuta: Forza Italia voleva essere un partito liberale “di massa” ed è diventato un partito liberale “di messa”. Forse non ha ancora trovato qualcuno che si sia accorto del suo strepitoso umorismo, perciò continua a ridirla. E’ il momento – perché Pillitteri è intelligente e lo merita, e anche per evitare il protrarsi della gag – di prenderlo sul serio. E di consigliargli un libro appena uscito: “Dialogo su Dio”, il carteggio (1941-1952) fra Benedetto Croce e Maria Curtopassi, curato da Giovanni Russo per le edizioni Archinto. Non solo per constatare quanto si avvicinò a Dio il “papa” della cultura laica nazionale. Ma anche per riflettere sulla vera cultura laica.

APPELLO AL PAPA !!!!

Mentre ogni giorno i quotidiani riportano notizie spaventose sullo stato della Chiesa, voglio lanciare un appello al Santo Padre:

Non è solo questione del latino ma della fede

Era il 1971 e il teologo Joseph Ratzinger – che pure era stato un uomo del Concilio – denunciò l’immane disastro “progressista” del post Concilio, indicando a chiare lettere la grave responsabilità di tanti vescovi: “In base a queste istanze (progressiste), anche a dei vescovi poteva sembrare ‘imperativo dell’attualità’ e ‘inesorabile linea di tendenza’, deridere i dogmi e addirittura lasciare intendere che l’esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa (…). Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto difficili. La sua crisi vera e propria è solo appena cominciata”. E infatti la crisi è divampata e a farla esplodere è stato innanzitutto l’attacco alla liturgia che della Chiesa è il cuore. Da cardinale tutore della fede, nel 1997, Ratzinger scriverà: “sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo, dipende in gran parte dal crollo della liturgia”. E oggi, da Papa, egli regala alla Chiesa un giorno storico. Il 14 settembre infatti entra in vigore il Motu proprio con cui Benedetto XVI ha restituito ai fedeli la libertà di partecipare alla cosiddetta liturgia tridentina, la liturgia di sempre della Chiesa. Attenzione: non è solo questione del latino (perché anche la riforma del 1969 ha la sua messa in latino).

Fenomenologia del vaffanculo

Una ventata di signorilità ha investito l’Italia. E, fra un festival filosofico e l’altro, “intellettuali e pensatori si sono affrettati o accodati a commentare il trasgressivo successo” del Vaffanculo di Grillo. Così segnala Alberto Arbasino che ora annuncia l’ “imminenza dell’altrettanto blasonato e secolare ‘vai a cagare’ ”, con tanto di “lectio magistralis” e “diplomi honoris causa”.Domenica è intervenuto nell’alto dibattito Umberto Bossi che, secondo la cronaca di Repubblica, al comizio di Venezia si è avventato sull’eroe dei due mondi definendolo “quel cretino di Garibaldi”, quindi l’ha promosso “lacché dei Savoia”, poi “balordo” e infine “coglione”. Bossi ha concluso la raffinata prolusione invitando a liberarsi di “questi stronzi”.

Ma la morte fa pensare al senso della vita

Da giorni i quotidiani e le tv sono pieni di articoli e servizi sulla morte di Luciano Pavarotti e su quella di Gigi Sabani. Tutti a discettare di tutto, ma nessuno parla del “fatto”: la morte, questa “usanza” come diceva ironicamente Borges “che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”. Se ne evita pure il pensiero. Perché guardare in faccia la morte impone di interrogarsi sul senso della vita e sul destino, cioè su Dio. Mentre tutto il nostro mondo è stato costruito sulla dimenticanza e sulla distrazione. E’ stato congegnato precisamente per censurare e dimenticare quella domanda e Dio, cioè, alla fine per dimenticare noi stessi: “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace una speranza ineffabile” (Rilke).

QUEI LAICI CHE SI CONVERTONO ALL’ULTIMA ORA E NOI…

Ormai davvero tante personalità del mondo laico, negli ultimi giorni della vita, maturano la scelta di riavvicinarsi alla Chiesa. Spesso prendendo i sacramenti, altre volte con gesti e segni che indicano una forte propensione del cuore verso Dio (poi nessuno può scrutare nelle coscienze dove l’anima parla al Padre). Anche negli ultimi tempi famosi giornalisti, artisti, politici…