Napolitano, perchè non parli?
E’ morta una vecchia figura, il notaio della Repubblica ed è già stato sepolto, senza cerimonie ufficiali, fra le pagine polverose della Costituzione, visitato solo dagli acari e dalle muffe.
Il vecchio caro Capo dello Stato che parlava solo con atti formali e con messaggi alle Camere ha tirato le cuoia da tempo, anzi si è trattato di un caso di eutanasia attiva, di un clamoroso esempio di riforma costituzionale senza il voto del Parlamento.
Al suo posto – ormai da anni – è subentrato un altro personaggio, insediato dalla Consuetudine, che si atteggia ora a simpatico arruffapopoli e comiziante (Pertini), ora a (meritorio) Picconatore (Cossiga), ora a predicatore retorico e fazioso (Scalfaro), ora a ostinato nonno della Patria (Ciampi).
Non è ancora chiaro quale sarà il connotato di Napolitano, ma è già evidente che pure lui si è messo su questa seconda strada: quella della loquacità (ampollosa e guardinga, assai politically correct), e dell’attivismo. Sempre più frequenti sono l’esortazione, il monito, l’invito, il commento, insomma la chiacchiera e l’interventismo.
Ieri ha ricevuto i dirigenti della Cgil celebrando il sindacato “che si identifica con i valori di libertà e di pace”, poi ha inviato gli auguri a Berlusconi (come pure a Bersani) auspicando un “dialogo costruttivo” dell’opposizione col governo.





