Gli interventi natalizi di Leone XIV mostrano un pontificato che sta trovando la sua voce e va oltre quella del predecessore. La pace e il valore della vita umana sono stati i temi dominanti, non solo perché sono quelli del Natale, ma anche perché lo impone l’attualità.

Nel Messaggio Urbi et Orbi il Papa ha detto: “Dal Bambino di Betlemme imploriamo pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate; e per quanti soffrono a causa dell’ingiustizia, dell’instabilità politica, della persecuzione religiosa e del terrorismo”. Continua

Amo il Natale consumista. Non perché io sia un gran “consumatore”. Anzi, il contrario. Faccio vita da eremita e compro solo libri e giornali. Ma amo il Natale consumista che tutti criticano perché sono cattolico. Mi piace il “consumismo” natalizio degli altri. Mi dà allegria perché mi sembra un piccolo atto di fede inconsapevole (o forse consapevole, chi può dirlo?).

Per me ogni luce degli addobbi natalizi celebra la Luce che è venuta nel mondo. Ogni – piccolo o grande – dono che vedo fra le mani della gente è il ricordo del dono che Dio ha fatto agli uomini: suo Figlio. E ogni gesto di gentilezza, di perdono, di comprensione (specie per chi soffre o è solo), ogni sorriso, ogni augurio fatto o ricevuto è una carezza del Bambino di Betlemme. Perché siamo tutti poveracci e tutti abbiamo bisogno di misericordia. Continua

Il bellissimo (e drammatico) Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della pace si può leggere QUI . Consiglio di meditarlo attentamente per liberare la mente dall’asfissiante propaganda bellicista.

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Il generale tedesco Helmuth von Moltke non era un pacifista, ma il 29 luglio 1914, allo scoppio del primo conflitto mondiale, riconosceva che la guerra avrebbe “annichilito la civiltà di quasi tutta l’Europa per decenni a venire”.

E così avvenne. Ci si lanciò nel baratro che poi si trasformò in abisso con la II guerra mondiale. L’Europa ne fu devastata: da cuore della civiltà, divenne la macelleria dei mostri totalitari del ‘900. Perse la sua anima e ogni primato nel mondo. Oggi sembra dibattersi, con pulsioni suicide, nelle fasi finali della sua agonia.

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“È vero, mi danno sempre del filorusso, ma io ero pagato dall’Urss nel 1973, quando scrivevo per Nuova Generazione, il periodico della Fgci…”. Così Lucio Caracciolo, sul Corriere della sera, risponde a chi oggi attacca Limes accusando la rivista di essere filorussa.

Chissà cosa ne pensano quegli esponenti della sinistra che, forse per far dimenticare il Pci, partito fratello (anzi figlio) di quello sovietico, oggi ostentano il loro furore antirusso. Come Claudio Petruccioli che è stato anche segretario nazionale della Fgci, prima di diventare dirigente del Pci. Continua

Un “Presepe pro-life” è stato allestito quest’anno nella grande Aula Paolo VI  del Vaticano (quella delle udienze generali).

Leone XIV, inaugurandolo, ha detto: “La rappresentazione della Natività, che rimarrà in quest’Aula per tutto il periodo natalizio, proviene dal Costa Rica e si intitola Nacimiento Gaudium. Ognuno dei ventottomila nastri colorati che decorano la scena rappresenta una vita preservata dall’aborto grazie alla preghiera e al sostegno fornito da organizzazioni cattoliche a molte madri in difficoltà. Ringrazio l’artista costaricana che ha voluto, insieme al messaggio di pace del Natale, lanciare anche un appello affinché venga protetta la vita fin dal concepimento”. Continua

Quel 28 giugno 1914, a Sarajevo, in Bosnia che era parte dell’Impero austro-ungarico, si festeggiava San Vito e l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico, arrivato in visita alla città, ne percorreva le vie su un’auto scoperta.

Ad un certo punto un terrorista serbo-bosniaco scagliò contro il corteo una bomba che però rimbalzò sull’auto dell’arciduca ed esplose sotto un altro veicolo senza alcun danno per Francesco Ferdinando e la moglie.

Dopo una cerimonia in municipio, il corteo tornò nelle vie, “ma l’autista” dell’Arciduca, spiega Roberto De Mattei nel libro Infelix Austria?, “sbagliò strada e si trovò di fronte all’osteria” dov’era Gavrilo Princip che faceva parte dello stesso gruppo terroristico e che, vedendo l’Arciduca, gli sparò e lo uccise. Continua

C’è un aspetto curioso nelle polemiche di questi giorni fra Stati Uniti e Unione europea. Negli ultimi mesi Mario Draghi è intervenuto diverse volte per demolire le disastrose politiche della UE che ci hanno portato al collasso industriale e al declino economico che ha impoverito i nostri popoli (politiche che, a suo tempo, Draghi stesso ha condiviso e di cui, anzi, è stato protagonista, ma questo passa in cavalleria).

Qual è stata la reazione dei giornali conformisti e dell’establishment europeista davanti alle sue cannonate? Tutti in estasi. Applausi scroscianti, elogi, monumenti a cavallo al grande banchiere.

Ora la Casa Bianca ha appena pubblicato il documento che delinea la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, mettendo a fuoco lo stesso declino europeo, e come viene accolto? Fischi, grida scandalizzate e proteste. Nessuna riflessione seria e approfondita. Continua

“Promuovere la grandezza dell’Europa”. È il titolo del capitolo che la Casa Bianca ha dedicato al nostro continente nel documento che delinea la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Eppure a leggere i titoli di prima pagina dei giornali di ieri sembrava il contrario. “L’attacco choc di Trump all’Europa” (Corriere della sera). “Trump scarica l’Europa” (la Repubblica). “Europa addio, strappo americano” (La Stampa). “Trump scarica l’Europa” (Il Resto del Carlino). “Il nemico di Trump è l’Europa” (Il Foglio). “Guerra di secessione” (Il Manifesto). “Trump e l’odio contro l’Europa. ‘La sua civiltà sarà cancellata’” (Domani).

Titoli che stupiscono perché il documento Usa dice: “L’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti. Il commercio transatlantico resta uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana… Non solo non possiamo permetterci di ‘scaricare’ l’Europa: farlo sarebbe autolesionistico rispetto a ciò che questa strategia vuole ottenere”.

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I peggiori erano sicuramente i ragazzini più giovani. Avevano l’incarico di svegliare le persone la mattina molto presto e di perquisire le loro case (…) gli avevano fatto il lavaggio del cervello, non si rendevano conto delle conseguenze delle loro azioni. I genitori ormai avevano perso ogni controllo o influenza su di loro. Padri e madri avevano paura dei propri figli, sapevano che distribuivano delle ricompense speciali per i bambini che denunciavano i familiari”.

È una pagina di Calvario in Cina (Ares), memoriale autobiografico di Robert W. Greene, sacerdote americano che, missionario in Cina, ha potuto vedere e raccontare l’arrivo dei comunisti e l’instaurazione del regime. I “rossi” arrivarono il 5 dicembre 1949 nel piccolo villaggio di cui Greene era parroco, Tong’an, nel nord del Guangxi. Continua