GRANDE E’ LA CONFUSIONE NELLA SINISTRA: PRIMA COMUNISTA, POI LIBERISTA, OGGI AMMIRATRICE DELLA CINA (MA SEMPRE CON LA RELIGIONE DEL POTERE)

Quando Massimo D’Alema – da premier italiano – incontrò Giovanni Paolo II, nel 1999, il papa gli disse: “Ho combattuto tutta la vita contro il comunismo, ma ora che il comunismo è caduto mi domando chi difenderà i poveri”. Wojtyla sapeva bene che di certo non sarebbero stati i comunisti (anche se post o ex).Costoro infatti – comunque trasformati o riciclati – amano tanto i poveri da moltiplicarli ogni volta che vanno al potere. Lo dimostra la storia dei paesi dell’Est e pure la nostra degli ultimi 25 anni. Con una sola (apparente) eccezione: la Cina (dirò alla fine perché apparente).Così D’Alema ora torna in campo con un libro e un’ennesima trasformazione: ora simpatizza per la Cina di Xi Jinping. È un ritorno al rosso antico da compagno D’AleMao? Il titolo del suo libro è proprio una frase di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo” (Donzelli).

TORNA LA SATIRA DI TRILUSSA PER CAPIRE QUESTI MESI

“La situazione politica in Italia è grave, ma non seria”, diceva Ennio Flaiano. Tanto più possiamo dirlo in questi mesi, sospesi come siamo fra la gravità della pandemia e lo spettacolo surreale offerto da questa classe di governo.Forse per questo uno degli autori più citati – fra gli osservatori non conformisti – a commento delle cronache è stato Trilussa, il famoso poeta satirico romano di cui, fra l’altro, ricorre quest’anno il 70° anniversario della morte. Gli spunti di cronaca sono stati tanti.Il Capo del governo, Giuseppe Conte, dopo essersi specchiato più volte in Winston Churchill e nell’epica dimensione del grande statista durante la Seconda guerra mondiale, ha detto e ripetuto a reti unificate, con enfasi: “Stiamo scrivendo una pagina di Storia”.Così Marcello Veneziani ha demolito quell’autoesaltazione evocando per lui non Churchill, ma “la lumachella della vanagloria” – appunto – di Trilussa:

OPERAZIONI DI PALAZZO DELL’ESTABLISHMENT, MENTRE L’ITALIA SPROFONDA NEL BARATRO ECONOMICO

Ad investire Maurizio Landini, leader della Cgil, come nuova stella polare del firmamento della Sinistra (per i prossimi mesi) è stato, domenica scorsa, Eugenio Scalfari.Non si sa quanto possa portargli fortuna, ma in effetti c’è un’operazione politica in corso su Landini nei Palazzi del potere e dopo ne vedremo il perché (Scalfari deve averla orecchiata e ci ha messo il cappello sopra, come suo solito, anticipando tutti).Il suo lancio è concomitante all’appannamento dell’ultimo mito politico scalfariano: Giuseppe Conte.L’EDITORIALE DADAISTALo si evince proprio da quest’ultimo editoriale scalfariano che è ormai un divertente genere letterario simil-dadaista, per le parole in libertà, ma che lascia sempre trapelare gli umori dei Palazzi.

I contagi cinesi che hanno annichilito l’Italia. La Cina è una pericolosa tirannia comunista. Ma ecco cosa si dice della Cina fra le forze di governo e in Vaticano

Nel 1996, quasi 25 anni fa, Alberto Pasolini Zanelli pubblicò un prezioso pamphlet dal titolo “Il genocidio dimenticato (la Cina da Mao a Deng)”, edito da Ideazione.Vittorio Feltri, nella sua prefazione (entusiasta del talento dell’autore), confessava che – a differenza di tanti innamorati del regime di Pechino – lui non aveva nessuna voglia di oltrepassare la Grande Muraglia, “e dunque” – scriveva testualmente – “addio Cina, che sarà anche vicina, ma spererei non esagerasse e non ci contagiasse”.Alla fine siamo stati affondati proprio da un “contagio” arrivato dalla Cina. Ora ci ritroviamo un Paese ribaltato dalla pandemia, con migliaia di morti, con un’economia allo sfascio come nel dopoguerra, con una democrazia boccheggiante e perfino impediti nella nostra libertà di movimento personale e nei nostri rapporti umani. Tutto il mondo è in questa stessa situazione, ma l’Italia è fra i Paesi che stanno peggio.

“Come salvare la bellezza dallo svanire lontano?” Gerard Manley Hopkins, un grande poeta per vaccinarsi dalla disperazione al tempo della pandemia

I poeti hanno rappresentato splendidamente le epoche storiche, i sentimenti, la natura. La poesia gozzaniana ha reso liriche perfino le piccole “cose di pessimo gusto”. Addirittura il pomodoro ha trovato un grande cantore, Pablo Neruda. Così le stagioni della terra e le stagioni della vita.Ma viene da chiedersi quale poeta potrebbe raccontare “questa” primaverastrana, su cui grava l’alone di morte della pandemia, questi alberi in fiore nello scenario spettrale delle nostre belle città deserte. Chi potrebbe cantare questa maledetta primavera, così anomala da privarci, stavolta, della sua consueta “joie de vivre” e da ossessionarci con ansie di morte?C’è un poeta che ha colto la bellezza e la segreta tristezza che è da sempre presente nella primavera, che poi è la malinconia della giovinezza: Gerard Manley Hopkins. Più di tutti egli ha visto la ferita che la bellezza – con la vita – porta sempre in sé (oggi più che mai): la sua finitudine, la sua mortalità.

IL SEGRETO DEL “MIRACOLO ITALIANO” DEL DOPOGUERRA (PREZIOSO DA CAPIRE OGGI PER EVITARE IL TRACOLLO DEFINITIVO)

“Nell’intera storia dell’Italia unita, l’unico choc macroeconomico più grave di quello che si prospetta oggi si è avuto con la Seconda guerra mondiale”. Così ha scritto in un tweet di questi giorni Alberto Bagnaiindicando poi le statistiche reperibili sul sito della Banca d’Italia.Ma dopo le devastazioni di quella guerra persa, l’Italia realizzò una rinascitache fece gridare al “miracolo” il mondo intero. Infatti passò alla storia come “il miracolo economico italiano”.Prima della guerra eravamo un paese poco sviluppato, perlopiù analfabeta e agricolo, poi distrutto dai bombardamenti: in pochissimi anni diventammo una delle principali potenze industriali del mondo, conquistando la prosperità e la libertà.Come fu possibile? Scoprirlo ci sarebbe oggi necessario per ripetere il “miracolo”.

BENEDETTO XVI TORNA A PARLARE E METTE IN GUARDIA DALLA “DITTATURA MONDIALE DI IDEOLOGIE APPARENTEMENTE UMANISTICHE”. INFINE SPIEGA UNA SUA FRASE ENIGMATICA SULLA PAURA E INDICA COSA PUO’ VINCERE LA “FORZA DELL’ANTICRISTO”

Come i profeti biblici e i grandi papi della storia, Benedetto XVI è tanto odiato dai poteri mondani quanto è amato dal semplice popolo cattolico. E ogni volta che, dal suo eremo, fa risuonare la verità, illumina l’oscura situazione attuale dell’umanità e della Chiesa. Attirandosi addosso furibondi attacchi – iniziati specialmente dalla sua elezione – che arrivano allo stravolgimento delle sue parole e al linciaggio morale.In queste ore infatti ha scatenato polemiche l’anticipazione della biografia di Ratzinger, scritta da Peter Seewald, che sta uscendo in Germania col titolo “Benedetto XVI: Ein Leben” (Benedetto XVI: una vita), libro che apparirà in italiano nell’autunno.Nel volume il papa emerito risponde ad alcune domande e spiega, per esempio, quella drammatica ed enigmatica frase pronunciata nell’omelia di inizio del suo pontificato: “Pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi”.

“Andrà tutto bene”. Sulla differenza (che sfugge a Bergoglio) fra Gesù e Giuseppe Conte

Sabato, mentre scrivevo questo articolo, ho letto l’omelia del mattino di Bergoglio, nella quale – secondo diversi commentatori – sovrapponeva Gesù a Conte e – allusivamente – confondeva quelli che abbandonarono Gesù con coloro che vorrebbero sfiduciare Conte. Se è così è desolante. D’altra parte la politico sembra occupare buona parte dell’orizzonte di Bergoglio e lunedì lo ha indotto perfino a sconfessare pubblicamente la Cei e la segreteria di Stato vaticana per sostenere Conte in un momento per lui critico. In questo momento sembra avere come riferimenti politici  Giuseppe Conte (in Italia) e la Cina (nello scenario globale). Il perché è un mistero. In questo articolo riporto una frase bella e cristiana pronunciata una volta da papa Bergoglio. Per ricordare a lui chi dovrebbe seguire e per ricordare a noi come dovrebbe essere un vero papa. E come non è.*                                                                       *                                                                     *Nel corso della pandemia lo slogan “andrà tutto bene” è stato un’efficace espressione consolatoria subito adottata dalla macchina propagandisticagovernativa per rassicurare un paese terrorizzato e per indurre gli italiani a stringersi a colui che “guida e conduce”, suggerendo (anche a suon di multe salate) un’obbediente sottomissione a Giuseppi Churchill.Naturalmente era uno slogan scioccamente ottimistico e si è rivelato ingannevole, non solo per la dilettantesca incapacità mostrata dal governo. Immaginiamo come può suonare alle orecchie di chi ha perduto o sta perdendo delle persone care o come può apparire beffardo oggi a milioni di persone che per il lockdown hanno perso il lavoro o la propria attività economica.

LO SCHIAFFO DI CONTE, IL MOMENTANEO SUSSULTO DI DIGNITA’ DEI VESCOVI E LA SCONFESSIONE DI PAPA BERGOGLIO (VEDI POST SCRIPTUM)

Sta naufragando rovinosamente il sogno di Giuseppe Conte e dei suoi strateghi: usare l’emergenza Covid-19 per dare, allo sconosciuto avvocato foggiano, un’aura da statista attorno alla quale costruire un nuovo partitodi centrosinista e (pseudo)cattolico.Anzitutto perché da domenica sera è cambiata l’atmosfera: dilagano il malcontento e la rabbia. Si assiste a una sollevazione generale per l’incompetenza del governo che non ha visione, non ha un piano e, invece di varare la Fase 2, sprofonda nelle sabbie mobili di norme assurde. I danni economici e sociali sono giganteschi e ogni giorno si aggravano.Ma, in secondo luogo, perché Conte, con il pesante schiaffo dato ai cattolici(ancora niente messe, ma solo funerali e con meno di 15 persone, possibilmente all’aperto), è riuscito a inimicarsi perfino l’unico vero sponsor di cui aveva l’appoggio: la gerarchia cattolica e vaticana (da non confondere col popolo cattolico che vota come vuole e – com’è noto – all’opposto di Bergoglio e della Cei).Eppure da sempre la Cei – su ordine del papa argentino, mosso dalla precisa intenzione di attaccare la Lega di Salvini – era stata più che collaborativa: servile.

IL SEGRETO DELLA CATTEDRALE E DELLA CUPOLA CHE HA AFFASCINATO TRUMP. C’ENTRA DANTE…

Era stato Donald Trump (nientemeno), a Davos, nel gennaio scorso, a esaltare messer Filippo Brunelleschi, indicandolo come simbolo del genio italiano e – probabilmente – ignorava che proprio quest’anno si celebrano i 600 anni del suo capolavoro: la Cupola di Santa Maria del Fiore.Fra i tanti interventi e le tante celebrazioni che in questi giorni illustrano il miracolo architettonico del Brunelleschi, si può dire che le cose dette da Trump restano le più suggestive, anche perché rivolte a quelle élite europee e globaliste che detestano le nostre radici cristiane: “Le cattedrali d’Europa” ha detto il presidente “ci insegnano a perseguire grandi sogni, avventure audaci e grandi ambizioni. Ci esortano a considerare non solo ciò che costruiamo oggi, ma ciò che resterà molto tempo dopo la nostra scomparsa. Testimoniano il potere della gente comune di realizzare risultati straordinari quando uniti da uno scopo nobile e grandioso.Trump ha indicato proprio i costruttori di cattedrali italiani come esempio: “Secoli fa, al tempo del Rinascimento, abili artigiani e operai guardarono verso l’alto e costruirono le strutture che ancora toccano il cuore umano. Tuttora, alcune delle più grandi strutture del mondo sono state costruite centinaia di anni fa. In Italia, i cittadini un giorno iniziarono la realizzazione di quello che sarebbe diventato un progetto di 140 anni, il Duomo di Firenze. Un luogo veramente incredibile. Sebbene non esistesse ancora la tecnologia per completare il loro progetto, i padri della città andarono avanti, certi che un giorno l’avrebbero trovata. Questi cittadini di Firenze non accettarono limiti alle loro alte aspirazioni e così fu finalmente costruita la Grande Cupola.Sarebbe bello avere governanti, in Italia e in Europa, che sapessero apprezzare egualmente la bellezza della nostra storia e trarne ispirazione. Ma su quella straordinaria cupola e sulla cattedrale di Santa Maria del Fiore – che fu voluta come la più grande chiesa della cristianità – c’è molto altro da scoprire.