Anche ieri qualche esagitato ha provato a occupare la scena attaccando la polizia. Ma nelle cento città d’Italia la vita della gente comune si è dipanata nella sua normalità quotidiana.
Un sabato italiano come quello dei ragazzi di Recanati descritto da Leopardi: “La gioventù del loco/ Lascia le case, e per le vie si spande;/E mira ed è mirata, e in cor s’allegra”.
Essere guardati regala ad ogni adolescente un momentaneo surrogato della felicità. In fondo è sempre per questa incertezza di esistere che altri giovanotti, ieri, hanno cercato una diversa visibilità nel gran teatro del mondo urlando slogan bellicosi, recitando la parte – stantìa e risaputa – dei manifestanti di vecchie ideologie.
Un agitarsi inconsulto come i pupi siciliani che si proclamano intrepidi paladini mentre qualcuno tira i loro fili senza i quali si affloscerebbero a terra disperati. Il gridare in favore di telecamere evita loro l’avventura impietosa del guardarsi dentro. Dove si smarrirebbero.
In fondo anche Internet è una colossale macchina planetaria per farsi guardare e quindi per sentirsi vivi: instagram, facebook, twitter regalano un’esistenza fittizia che fa sentire i mortali simili ai divi, quei personaggi mediatici perennemente sotto le telecamere, perfino con le loro miserie come gli dèi greci nell’Olimpo. Continua




































