Preziose, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza, sono le riflessioni di Joseph Ratzinger sugli Stati Uniti contenute nel libro Senza radici(Mondadori). Perché oggi, con l’identità Usa, è in discussione l’Occidente, visto il collasso culturale dell’Europa. Cosa dice Ratzinger?
Anzitutto una premessa. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sono stati due profeti: non solo per la Chiesa, che riportarono sulla rotta giusta dopo i disastri del post-concilio, ma anche per la nostra epoca storica.
Al primo dobbiamo la demolizione spirituale e morale (ma anche politica) del comunismo, insieme alla riscoperta e delle radici culturali e spirituali dell’Europa.
Al secondo dobbiamo la confutazione della dittatura del relativismo nichilistache, dopo il crollo dei regimi comunisti in Europa, con diverse correnti “progressiste” e anche attraverso l’ideologia woke, vuole delegittimare la civiltà occidentale, cancellandone l’identità.
A Ratzinger si deve pure quella riflessione sull’Islam svolta nella lezione di Ratisbona, che, sebbene totalmente fraintesa, aveva posto le basi di un dialogo vero con il mondo islamico, basato sulla ragione e sulla legge naturale, per favorire una sua evoluzione non più conflittuale con l’Occidente.
Dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in Vaticano hanno invertito totalmente la rotta decidendo di sottomettere la Chiesa proprio agli avversari che quei due grandi avevano confutato (emblematico l’incredibile “accordo” di subordinazione con il peggior totalitarismo comunista planetario, quello cinese).
Dunque torniamo al libro Senza radici che è firmato da Ratzinger e Marcello Pera e rientra in quel vasto dialogo che Benedetto XVI intraprese con intellettuali laico-liberali (come Pera) o di sinistra (come Habermas o Tronti, Vacca e Barcellona: i cosiddetti “marxisti ratzingeriani”) portandoli a profonde revisioni e a significative aperture verso la Chiesa.
Nel libro citato, Ratzinger risponde a Pera che – dopo una conferenza di Ratzinger stesso sull’Europa – aveva prospettato la necessità di una religione civile cristiana, anche se non confessionale, per le società europee.
“La sua idea di una religione civile cristiana” scriveva Ratzinger “mi fa venire in mente l’opera di Alexis de Tocqueville, La democrazia in America”.
Lo studioso francese infatti, analizzando gli Stati Uniti, “aveva constatato che il sistema di regole di per sé instabile e frammentario di cui, vista da fuori, questa democrazia era costituita, funzionava soltanto perché nella società americana era vivo tutto un insieme di convinzioni religiose e morali” ispirate al cristianesimo, che “oltrepassano le singole confessioni, ma determinavano la società dall’interno”.
Ratzinger citò una frase significativa di Tocqueville: “Il dispotismo può fare a meno della fede, la libertà no”. È un concetto opposto a quello che si sente ripetere in Europa quando si parla di cristianesimo.
Anche Pera aveva citato una frase analoga di John Adams secondo cui la Costituzione americana “è fatta soltanto per un popolo morale e religioso”.
In America la libertà, la laicità e la dignità di ogni uomo sono fondate proprio sul cristianesimo, perché da esso sono nati quei valori. In Europa invece quegli stessi principi vengono usati contro il cristianesimo, cosicché recidono le loro radici e si inaridiscono. Con gravi conseguenze.
Ratzinger infatti scrive: “Benché anche in America la secolarizzazione proceda a ritmo accelerato… lì si percepisce, assai più chiaramente che in Europa, l’implicito riconoscimento delle basi religiose e morali scaturite dal cristianesimo… L’Europa, contrariamente all’America, è in rotta di collisione con la propria storia e si fa spesso portavoce di una negazione quasi viscerale di qualsiasi possibile dimensione pubblica dei valori cristiani”.
Oggi Usa ed Ue discutono infatti su identità e radici dell’Occidente.
Antonio Socci
Da “Libero”, 4 luglio 2026









