Nella conferenza stampa di fine anno, Giorgia Meloni – a proposito di leggi sul suicidio assistito – ha dichiarato: “Io penso che il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma sia semmai cercare di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi ha gravi patologie e delle loro famiglie ed è il lavoro che fa il governo con l’aumento dei fondi per le cure palliative e l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui caregiver familiari. Penso che il nostro compito sia quello di combattere la solitudine e l’abbandono che fanno vedere il suicidio assistito come un’opzione”.

Purtroppo nel chiassoso Bar mediatico e politico italiano non si è sentita nessuna vera riflessione, nessun approfondimento sulle parole, di grande spessore, della premier. È sconcertante, ma non sorprende, la superficialità con cui in Italia e nei Paesi occidentali si è affrontato e si affronta il drammatico dibattito sull’eutanasia e il suicidio assistito, fra l’altro eludendo il problema delle loro conseguenze. Continua

Sono mesi che Elly Schlein ripete: “Giorgia Meloni deve decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano.

A sinistra ritengono che il nostro Paese debba essere o vassallo degli Usa o vassallo della Ue. Dovrebbe scegliere fra i due. A loro pare incomprensibile che un Capo di governo italiano si schieri semplicemente con l’Italia. E che, di conseguenza, cerchi di tenere unito l’Occidente (Europa e Stati Uniti) perché è nel nostro interesse nazionale.

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È evidente che, nell’attuale scenario geopolitico, ci sono forze che ancora spingono (dopo quattro anni di guerra) per la prosecuzione del conflitto russo-ucraino, dimenticando quello che è costato a noi, dal punto di vista economico, ma dimenticando pure quello che è costato e costa all’Ucraina.

Iuliia Mendel, ex portavoce di Zelensky e appassionata patriota ucraina, ha esortato i suoi a sottoscrivere l’accordo di pace in quanto “ogni accordo successivo per l’Ucraina sarà solo peggiore, perché stiamo perdendo. Stiamo perdendo persone, territorio ed economia. Il mio Paese” ha aggiunto “si sta dissanguando. Molti di coloro che si oppongono istintivamente a ogni proposta di pace credono di difendere l’Ucraina. Con tutto il rispetto, questa è la prova più evidente che non hanno idea di cosa stia realmente accadendo in prima linea e all’interno del Paese in questo momento”. Continua

C’è una vecchia battuta di cui ignoro l’autore (in rete si dice Woody Allen, ma l’IA indica Beppe Grillo o Massimo Gramellini…) che suona così: “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto: chi paga?”.

È un vero peccato che, negli anni passati, non sia mai stata proposta a chi ha governato inventandosi Superbonus e altre genialate del genere (come il reddito di cittadinanza) che oggi gravano sui conti pubblici. Continua

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, una settimana fa, parlando del Piano di pace di Trump per Gaza (che non si capisce come rientri nelle competenze della Cgil), ha detto che la Meloni “si è limitata a fare la cortigiana di Trump”.

È scoppiata una polemica sul termine “cortigiana” perché – ha rilevato la premier, dizionario alla mano – significa “Donna di facili costumi. Prostituta”. Meloni ha giustamente tuonato: ecco a voi un’altra splendida diapositiva della sinistra: quella che per decenni ci ha fatto la morale sul rispetto delle donne, ma che poi, per criticare una donna, in mancanza di argomenti, le dà della prostituta”. Continua

Giorni fa, parlando con un cardinale, gli ho spiegato il pasticcio che era stato fatto con la frettolosa e confusa legge istitutiva della festa nazionale di San Francesco. Gli ho detto che ne avrei scritto (e lui ha approvato).

Ma mi ha fortunatamente preceduto il presidente Mattarella che, pochi giorni dopo, ha ufficialmente segnalato il problema giuridico. Lui, per il suo ruolo istituzionale, ha giustamente messo l’accento sulla contraddizione normativa con la precedente legge.

Avrebbe potuto rimandare alle Camere questa nuova per un riesame (in base all’articolo 74 della Costituzione). Ma ha preferito promulgarla comunque criticando però il pasticcio e consigliando una correzione. Continua

È facile constatare a quanti attacchi o insulti Giorgia Meloni, come presidente del Consiglio, evita di rispondere ogni giorno. Solo raramente interviene.

Ma è comprensibile l’indignazione che ieri le ha dettato queste parole in difesa di un grande Pontefice, padre della nostra generazione e simbolo di libertà per tutto il mondo: “A Roma hanno imbrattato la statua dedicata a San Giovanni Paolo II scrivendo ‘fascista di merda’ e disegnando una falce e martello. Dicono di scendere in piazza per la pace, ma poi oltraggiano la memoria di un uomo che della pace è stato un vero difensore e costruttore. Un atto indegno commesso da persone obnubilate dall’ideologia, che dimostrano totale ignoranza per la storia e i suoi protagonisti”.

Purtroppo non sorprende che – dopo i disordini e le violenze del 3 ottobre – nella nuova manifestazione del 4 ottobre (festa di San Francesco) si sia insultato pure Giovanni Paolo II. Continua

Il dibattito dentro al Pd è appassionante quanto un corso di uncinetto. Si addormenta perfino il computer. È come una serie tv con repliche continue. Quella intitolata “Il Pd e i cattolici” è di nuovo in onda in questi giorni, da quando i “compagni” e i “catto-compagni” sono rimasti traumatizzati per il successo di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini. Continua

Ieri lezione di teologia morale. Repubblica ha “spiegato” ai cattolici come devono guardare all’immigrazione di massa. Ma il giusto pensiero cristiano, di fronte alle dimensioni odierne del fenomeno, sarà quello dei vescovi africani o quello del salotto di Repubblica?

I bersagli del giornale sono CL e Giorgia Meloni che, al Meeting di Rimini, ha menzionato un uomo di Dio come il card. Robert Sarah: «Ci interessa codificare e difendere il diritto a non dover emigrare» ha detto la premier citando così una frase dei Papi «perché è assolutamente vero ciò che ci ricorda un grande uomo di Chiesa come il Cardinal Robert Sarah, quando dice che chi ritiene le migrazioni necessarie e indispensabili compie, di fatto, un atto egoistico. “Se i giovani lasciano la loro terra e il loro popolo – si chiede Sarah -, rincorrendo la promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura, dell’esistenza del Paese che hanno abbandonato?”. Per questo l’Italia, con questo Governo, ha svolto un ruolo che io considero decisivo percambiare l’approccio europeo nei confronti di questa sfida». Continua

Nel merito del Meeting consiglio anche la lettura di questo articolo di Riccardo Cascioli QUI

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Al Meeting di Rimini, fra l’inaugurazione di Mario Draghi e la chiusura di Giorgia Meloni, si è visto un inedito confronto fra i due e il risultato è disastroso per Draghi. La partita è finita cinque a zero per la premier.

Non lo certifica solo l’entusiasmo della platea. Su questo piano la vittoria della Meloni era scontata: tanto lei è in sintonia con i sentimenti della gente, quanto Draghi è gelido. Ha il fascino di un autovelox. Continua