Alla Biennale 2026 “il padiglione del Lussemburgo espone un gigantesco escremento”, c’informa Pierluigi Panza sul Corriere della sera. L’installazione s’intitola “La Merde”. Pare che sia un manifesto femminista di critica alla società occidentale. Come al solito. La Biennale, di cui si parla per la sua apertura al Cremlino, è ideologicamente woke e anti occidentale.

Pietrangelo Buttafuoco, un catanese che si dice musulmano (il suo nome islamico è Giafar al-Siqilli), non c’entra niente con Venezia, ma è in sintonia con questa Biennale che presiede e che è estranea come lui a Venezia, città svuotata e ridotta a fare da palcoscenico per intellettuali che detestano l’Occidente, pur vivendoci (e bene).

Alla fine si tratta di anticristianesimo. Occorrerebbe andare in direzione opposta. La città di San Marco, che ha come simbolo proprio il leone dell’evangelista Marco (il cui corpo, nel IX secolo, fu trafugato dai veneziani ad Alessandria d’Egitto, caduta in mano musulmana, per essere portato a Venezia) dovrebbe ritrovare la sua antica identità, oggi perduta.

È stata la più splendida figlia di Roma e di Bisanzio, nata – come scrive Fernand Braudel – mentre l’impero romano di occidente viene travolto dalle invasioni barbariche (le isole della laguna sono rifugio delle popolazioni della terraferma) e già brilla nel Mediterraneo l’astro di Costantinopoli, capitale dell’impero romano e cristiano d’oriente, poi, secoli dopo, distrutto dell’invasione turca. Poi definitivamente cancellato con la conquista di Costantinopoli del 1453, quando scorsero fiumi di sangue e la stupenda cattedrale di Santa Sofia fu trasformata in moschea.

Del resto Venezia, millenaria regina cristiana e italiana del Mediterraneo, è stata fondamentale nella salvezza dell’Italia e dell’Europa dall’invasione musulmana.

Il simbolo di questa impresa veneziana del XVI secolo è la figura eroica di Marcantonio Bragadin sul quale è appena uscito il romanzo Venetians. Il segreto dell’Arsenale (Sonzogno) di Luca Josi (che è peraltro un suo discendente) e di Allegra Scattaglia.

È una storia avvincente, ambientata nella Venezia del 1540-1550, gli anni della grande minaccia turca. Ruota attorno all’Arsenale, grande complesso industriale e navale della Serenissima in cui si sta lavorando a una misteriosa invenzione militare fondamentale per la difesa della Serenissima (per questo la città è piena di spie e agenti stranieri). È una sorta di Silicon Valley del XVI secolo.

La Venezia del romanzo sembra un po’ l’Occidente di oggi. Nei prossimi volumi di questa saga letteraria sarà raccontato pure l’eroismo di Bragadin. Il quale, nel 1569, dalla repubblica veneziana, fu mandato a governare Cipro.

Oppose una resistenza formidabile all’assedio turco. Alla fine, nel 1571, fu costretto alla resa. Ma il comandante turco non rispettò i patti. Bragadin fu catturato, mutilato e straziato.

Gli offrirono la libertà se si fosse convertito all’Islam. Rifiutò. Torturato fu appeso alla nave, frustato crudelmente e scuoiato vivo. I veneziani recuperarono i suoi resti da allora custoditi in una chiesa della Serenissima.

La sua epica resistenza, che si dovrebbe raccontare a scuola, permise al papa Pio V di organizzare la Lega Santa che poi sconfisse i turchi nella battaglia di Lepanto, salvando l’Occidente e la cristianità.

È la nostra storia. Qui c’è la nostra identità. Ma chi farà mai una Biennale sull’Occidente da salvare? Questo è il tempo del suicidio. È, come spiegava Ratzinger, il tempo dell’Occidente che odia se stesso.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 9 maggio 2026