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Rubrica 45

OMOFOBIA

Capita spesso di leggere sui giornali della sinistra, specialmente l’Unità, il concitato allarme democratico per presunte discriminazioni di massa a danno delle persone omosessuali che sarebbero vittime di un clima di intolleranza omofobica o quasi di terrore.
Allarmismo alimentato perlopiù da esponenti dell’associazionismo gay che sembra pesare abbastanza (basti ricordare quanto ha influenzato il precedente governo Prodi).

Il 23 agosto un articolo coraggioso e intelligente di Francesco Merlo sulla “Repubblica” osava criticare questo chiassoso associazionismo per certe sue discutibili sortite pubbliche.
E non è stato ben digerito.
Merlo, come al solito voce libera e irriverente, ha trasgredito i dogmi del “politically correct” e qualcuno si è stracciato le vesti.

Rubrica 44

CASA SARTRE

Richard Newbury traccia sulla Stampa (25/8) questo benevolo encomio: “Corto di statura e di vista, pure strabico, aveva labbra tumide, era pieno di macchie e aumentava il suo fascino evitando l’acqua e il sapone. Lo uccise la passione per l’alcol”.

L’adorabile personcina qui amabilmente ritratta è Jean-Paul Sartre.
Newbury recensisce il volume di Carole Seymour-Jones “A dangerous liaison” che illustra “le girandole sessuali” tra Sartre e “la madre del femmininismo”, Simone De Beauvoir la quale “per gestire le infedeltà di lui, seduceva le sue allieve di liceo e gliele passava”.
Il filosofo, a proposito della sua “vita sessuale o emotiva”, disse di se stesso: “per lo più mi sono sentito profondamente e sinceramente uno sporco bastardo. Un bastardo davvero insignificante”.
Insomma due maestri di vita. Ma è storia o pettegolezzo?

Rubrica 43

I GATTI DI TOGLIATTI

Non si potrà più dire che, dopo le ultime elezioni, i comunisti in Italia sono ormai quattro gatti. Infatti, ci fa sapere il Giornale (22/8), erano ben cinque, il 21 agosto scorso, alla commemorazione di Togliatti, al cimitero del Verano, per l’anniversario della morte del leader del Pci.
Precisamente due dirigenti nazionali del Pdci (Marino e Tibaldi) e tre nuove leve della Fgci (la notizia è ghiotta: esiste ancora la Fgci).
Si può ironizzare all’infinito sui congressi da fare nelle cabine telefoniche o in una cinquecento, ma la sparizione dei comunisti dal parlamento italiano avvenuta con le ultime elezioni, un avvenimento storico, non è stata accompagnata da uno straccio di riflessione vera della cultura italiana, che tanto conformisticamente subalterna al Pci è stata dal 1945 in poi.

Rubrica 42

ADDETTI AI LIVORI

Nell’autunno del 2007 La Repubblica lancia un’inchiesta in sette puntate di Curzio Maltese sull’8 per mille della Chiesa.
La serena obiettività dell’autore è cosa nota.
Il risultato scontato.

L’Avvenire, con Umberto Folena, replicò punto su punto alle varie critiche.
Oggi Maltese ha raccolto e pubblicato in libro quegli articoli su “quanto costa la Chiesa agli italiani” e anche Folena ha raccolto e ampliato le sue repliche.
Il suo volume, “La vera questua”, intende svelare “non solo le strategiche omissioni dell’inchiesta” di Maltese, “ma anche alcune clamorose panzane, infortuni degni di un passaggio a Striscia la notizia”.

Rubrica 41

ROSSO

Comunisti italiani e comunisti russi hanno un terribile passato.
Ma la tragedia, diceva il vecchio Marx, si replica nella storia come farsa.
E cosa dicono le cronache odierne? I primi a Parma, al congresso del Pdci, hanno vivacemente protestato per la deplorevole epurazione del Lambrusco e “l’ordine del partito di non venderlo, forse per mantenere la sobrietà del dibattito pomeridiano” (Corriere della sera, 20/7).
I secondi da Pietroburgo pretendono “che la Chiesa russa canonizzi Stalin” e prevedono che presto “le icone con l’immagine del Santo Josif Stralin compariranno in ogni casa ortodossa” (la Repubblica, 20/7).
E’ una macabra stronzata, ma se non altro ora sappiamo dov’è finito il lambrusco.

Rubrica 40

FEGATO

Ernesto Galli Della Loggia ha spiegato (Corriere della sera, 13/7) in quale crisi culturale della Sinistra va a inserirsi la satira ideologizzata di oggi. Vi fu anche una satira autoironica, quella del settimanale “Cuore” che divenne un fenomeno di massa, soprattutto in area comunista. Memorabile il titolo: “Scatta l’ora legale. Panico tra i socialisti”
Il suo storico inventore, Michele Serra, ricordando quella felice stagione sulla Repubblica (12/7) ha scritto: “Il piccolo giornale si ritrovò a essere il catalizzatore di parecchi dei più vivaci umori dell’epoca, e il suo direttore, poco più che trentenne, si ritrovò a essere un leader, tanto da meritare dal vecchio e combattivo dirigente comunista Maurizio Ferrara (papà di Giuliano) il titolo di ‘capo del partito trasversale delle teste di cazzo’. Del quale mi fregio ancora oggi, nei momenti di incertezza, con qualche nostalgia”.
In effetti c’è nostalgia di “Cuore”. Ma anche di dirigenti della Sinistra come Maurizio Ferrara che (al di là del linguaggio usato) avevano il “fegato” di non farsi dare la linea dai satirici.

Rubrica 39

EFFETTO SERRA

Quante lettere arrivano ogni settimana al “Venerdì di Repubblica”? Di sicuro molte decine. Nella pagina finale, curata da Michele Serra, ne vengono pubblicate solo tre. Quindi è una dura selezione. Ebbene sul numero del 4 luglio una delle tre lettere selezionate recitava: “Possibile che tutti i valori siano sottomessi al denaro e alla popolarità? Possibile che la tv ci insegni ad essere Briatore e non Umberto Eco o Michele Serra?”.
Mi associo al lettore (tipico esponente dell’ “Italia migliore”, progressista e illuminata).
I valori di modestia, povertà ed eroismo testimoniati da Eco e Serra – grazie alla loro abnegazione, che li ha portati a donare i loro patrimoni ai poveri e a vivere ormai da decenni in un lebbrosario del Terzo Mondo, per servire i derelitti e fuggire salotti, ribalta mediatica, popolarità e ricchezza – sono quelli da indicare ai giovani.
E’ soprattutto l’umiltà, la mancanza di spocchia o vanità che commuove. Quella specialmente.

Rubrica 38

LEONE D’ARGENTO

Ma dov’è finito il Sessantotto? A furia di metterci in guardia dal mare di rievocazioni, abbiamo finito col passare tutto sotto silenzio e soprattutto senza riflessione.
In televisione a parte “Dodicesimo Round” che – a notte fonda – ha dedicato una serie di puntate brillanti e intelligenti all’evento, non si è visto quasi niente.
Sui giornali ancora meno.
Eppure ce ne sarebbero di miti e riti da “rivisitare”.

Stiamo perdendo un’occasione? A volte qualche lampo di memoria brilla nei posti più impensati. Come un’intervista a Dario Argento sulla Repubblica (28/6).
Parlando di Sergio Leone si rievoca il film del ’68, “Giù la testa” e Argento dice: “E’ il suo film più insincero, gradasso, con quelle citazioni di Mao. Pomposo. E del ’68 non gliene fregava proprio niente”.

Rubrica 37

BEATITUDINI

E’ memorabile la battuta di Angelo Cecchelin: “Beati gli assetati di giustizia, perché saranno giustiziati”. Ma si può fare di meglio. C’informa la Repubblica (23/6) che il vescovo di Salerno, nella sua omelia domenicale, ha affermato: “Beati i perseguitati dalla giustizia. E’ loro il regno dei cieli”. Se non è una gaffe, è una battuta da 10 e lode.

CACCIARI E “IL NEGRO”

Quando i giornali hanno cercato Massimo Cacciari per chiedergli perché neanche lui s’è fatto vedere all’assemblea del Pd, ha sbottato polemico: “Sono il sindaco di Venezia e ho da fare cose più serie della politica…” (Corriere della sera, 21/6).

Rubrica 36

IN VITO

Vito Mancuso, definito “teologo cattolico”, è andato al programma di Lord Corrado Augias che era, come al solito, “perfetto nel suo vestito sartoriale”.
Sostiene Aldo Grasso (Corriere della sera, 8/6) che a un certo punto di quella puntata Umberto Galimberti ha sentenziato che “dentro di noi s’agita un ospite inquieto: il nichilismo” e Lord Augias ha fatto notare che Mancuso aveva “una giacca sbagliata” e “c’è un bottone che lo stringe”.
C’informa Grasso che allora Lord Augias ha fatto “sbottonare in diretta il teologo” che, timido e imbarazzato, alla fine di una così alta prestazione teologica si è fatto sfuggire “una frase elogiativa, tipo ‘complimenti per la trasmissione!’ ”.
Conclude Grasso: “studiare tutta la vita teologia per poi dire ‘complimenti per la trasmissione’ significa che qualcosa non quadra”. Ma c’è di peggio per i circoli che contano: andare ospite nella sartoria di Lord Augias con la giacca sbagliata. Un’eresia.

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