“L’impressione è che l’intera umanità si stia recando a una sorta di appuntamento planetario con la propria violenza”. Lo scriveva, qualche anno fa, René Girard, uno dei grandi pensatori del nostro tempo.

Siamo arrivati a quell’appuntamento? Sebbene preoccupati dalla guerra in Ucraina, fatichiamo a comprendere la reale gravità della situazione. Eppure questa Pasqua dell’anno 2022 potrebbe davvero essere l’ultima. L’ultima della civiltà umana. Non è un’esagerazione.

L’escalation è evidente. Non c’è solo il probabile ulteriore allargamento della Nato a Finlandia e Svezia. Ormai l’impegno americano nella guerra è massiccio e dopo l’approvazione da parte di Biden dell’invio di nuove micidiali armi all’Ucraina per altri 800 milioni di dollari (3 miliardi dall’inizio della guerra), con la nota diplomatica del 12 aprile la Russia ha ufficializzato l’avvertimento finale: “Chiediamo agli Stati Uniti e ai suoi alleati di fermare l’irresponsabile militarizzazione dell’Ucraina, che comporta conseguenze imprevedibili per la sicurezza regionale e internazionale”. Continua

La Sindone continua a riportarci a una storia di 2000 anni fa. È appena stato pubblicato, sulla rivista scientifica “Heritage”, uno studio specialistico intitolato “X-ray Dating of a Turin Shroud’s Linen Sample”, realizzato da studiosi del Cnr (Liberato De Caro, Teresa Sibillano, Rocco Lassandro e Cinzia Giannini) in collaborazione con il professor Giulio Fanti dell’Università di Padova.

È stato applicato un nuovo metodo per la datazione di antichi fili di lino che permette di studiare “il grado di invecchiamento naturale della cellulosa che compone le fibre dei fili di lino del campione indagato, mediante analisi ai raggi X”.

Lo studio in questione arriva alla conclusione che il tessuto della Sindone “è molto più antico dei sette secoli proposti dalla datazione al radiocarbonio del 1988. I risultati sperimentali sono compatibili con l’ipotesi che la Sindone sia una reliquia di 2000 anni, come supposto dalla tradizione cristiana”, a condizione che nei tredici secoli che hanno preceduto i sette secoli della sua permanenza documentata in Europa, sia stata conservata a più elevate temperature ambientali secolari. Continua

Vincere. È la maledetta legge della guerra. Ma ieri il Papa ha posto a tutti una domanda: che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”

Chi potrà cantare vittoria con migliaia di morti e devastazioni immani? Di sicuro non cantano vittoria i popoli, la carne da macello sulla cui pelle i potenti decidono le loro strategie di potere. L’unica guerra che i popoli vincono è quella che si scongiura o si ferma.

Il Papa è addolorato da questa follia che rischia di trascinare il mondo intero in una catastrofe. Il suo grido – “fermatevi!” – si leva di continuo: è la voce stessa di Dio davanti al quale tutti dovranno comparire in giudizio.

Ieri il Pontefice all’Angelus ha sottolineato che l’unica vittoria che vale la pena cercare è quella che celebriamo nei prossimi giorni, la Pasqua cioè “la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro. Ma oggi” ha ripreso il papa “c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Perché non lasciare che vinca Lui?Cristo ha portato la croce per liberarci dal dominio del male. È morto perché regnino la vita, l’amore, la pace”. Continua

Davanti all’atroce spettacolo quotidiano di morti e distruzioni, tutti – a cominciare dal presidente ucraino Zelensky – dovremmo chiederci: era evitabile questa catastrofe?

L’interesse supremo dell’Ucraina era quello di scongiurare in tutti i modi una guerra sul suo territorio con una superpotenza nucleare come la Russia. Il fatto che il regime di Putin sia regredito a un brutale dispotismo aggressivo doveva indurre Zelensky a considerare l’invasione come il male peggiore. Doveva far di tutto per evitarla, avendo una grande inferiorità militare.

Nel Vangelo c’è un insegnamento di grande realismo per chi governa: “quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace” (Lc 14, 31-32).

Zelenskij poteva evitare così questa tragedia al suo Paese? Forse sì. Sappiamo infatti, dal Wall Street journal, che il 19 febbraio scorso (quando già le truppe russe erano ammassate ai confini), il cancelliere tedesco Scholz ha proposto a Zelensky la possibilità di una de-escalation: la condizione era “rinunciare all’adesione alla Nato” e “dichiarare la neutralità come parte di un più ampio accordo europeo di sicurezza tra l’Occidente e la Russia”. Continua

Perché tanta parte del mondo non sta con gli Usa e la Ue contro la Russia? Giusto o ingiusto che sia, c’è un rancore antico. Lo focalizzò così Arnold Toynbee: “nell’incontro fra mondo e Occidente… è stato il mondo che è stato colpito – e duramente colpito – dall’Occidente”.

Negli ultimi decenni poi gli Usa hanno bombardato a destra e a manca. Samuel Huntington nello “Scontro di civiltà” ha scritto: “L’Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità di idee e valori… ma per la superiore applicazione della violenza organizzata. Gli occidentali se ne scordano spesso; i non occidentali mai”.

BIDEN ‘97

Gorbacev ripeteva che il crollo del comunismo era stata una decisione russa, non l’esito di una guerra persa con gli Usa, quindi occorreva una nuova Yalta per riorganizzare insieme la sicurezza europea. Ma gli Usa invece l’hanno rivendicato come una propria vittoria e hanno allargato la Nato nell’Europa dell’est.

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Ave Maria. È la preghiera più popolare, insieme al Padre Nostro. È recitata ogni giorno da milioni di cristiani ai quattro angoli della terra ed è, specialmente nella forma del Rosario, la preghiera che papa Francesco ha più raccomandato in questi anni: in particolare per chiedere la pace durante la guerra in Siria, poi per la cessazione della pandemia, infine in questi giorni – specialmente con la Consacrazione di Russia e Ucraina, il 25 marzo scorso – per implorare la fine della guerra fra questi due paesi.

Il nome di questa preghiera, com’è noto, riprende le prime parole che l’angelo disse alla Vergine di Nazareth il giorno dell’Annunciazione.

Il Papa, in un piccolo libro intitolato proprio “Ave Maria” (Rizzoli), si sofferma a meditarle: “Il saluto a una donna. Dio saluta una donna, la saluta con una verità grande: ‘Io ti ho fatto piena del mio amore, piena di me, e così come sarai piena di me sarai piena del mio Figlio e poi di tutti i figli della Chiesa’. Ma la grazia non finisce lì: la bellezza della Madonna è una bellezza che dà frutto, una bellezza madre”. Continua

Il Papa, a Malta, torna sul conflitto in Ucraina e sottolinea che, pur essendo scoppiato il 24 febbraio, “è stato alimentato negli anni. Sì la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi”.

Per questo Francesco oggi esorta a non preparare altre guerre e chiede che “gli ingenti fondi che continuano a essere destinati agli armamenti siano convertiti allo sviluppo, alla salute e alla nutrizione”.

Non di armi, ma “di compassione e cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi che si nutrono di parole di odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune”.

Il timore del Pontefice, in queste settimane, è il protrarsi e l’allargamento della guerra Russia/Ucraina, che può diventare un conflitto mondiale e può portare pure all’uso di armi atomiche (come è stato prospettato dai leader russi e americani).

Perciò il 25 marzo il Papa ha voluto fare la solenne Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria con questa implorazione: Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare”. Continua

“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie… Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.

Queste parole del Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti (pubblicato dal “Figaro” del 20 febbraio 1909) descrivono l’atmosfera in cui, di lì a poco, scoppierà la Prima Guerra mondiale, “l’inutile strage” che scatenerà tutti gli incubi totalitari nel mondo e che sarà la prima delle guerre moderne (guerre di sterminio per il dominio della tecnologia).

La retorica futurista della guerra, la guerra esaltata a parole, sarà tragicamente demolita dalla guerra vera che divorerà migliaia di giovani vite. In quell’abisso sprofonderà il Novecento e da lì nascerà anche un’altra letteratura. Continua

Non ho capito il senso dell’articolo di Julian Carron sul Corriere di oggi. Considero Julian un amico e per la stima che ho verso di lui devo dirgli che così non aiuta il cammino.
Capisco umanamente che si senta “dimissionato” dalla Santa Sede, ma dovrebbe forse sforzarsi di capire le correzioni della Chiesa (che sono sempre per il bene) e poi dare, con rinnovato slancio, il suo contributo, certamente prezioso, al cammino di CL e alla vita della Chiesa.
Invece il suo mi pare – da senza ruolo – la ricerca di un rifugio all’ombra del Potere: scrivere sulle colonne del “Guerriero della sera” scimmiottando, in versione clericale, il fanatismo bellicista della stampa mainstream mi fa malinconia.
Un ecclesiastico che di fatto va contro la Chiesa. Perché cerca di “coprirsi” con citazioni del Papa decontestualizzate o ovvie (come la condanna dell’invasione) ed evita la sua sacrosanta indignazione contro la guerra in sé, ogni guerra. Così come – sempre Carron – evita di far sua la giustissima denuncia che il Papa fa della mentalità bellicista degli uni e degli altri (il suo lucido giudizio contro la corsa al riarmo).
Sostenere – come fa Carron – che “la strenua resistenza degli ucraini che tanto ci stupisce” corrisponde all'”impeto del cuore” è terribilmente falso e assurdo: il cuore umano non desidera uccidere e morire, ma vivere ed essere felice. La guerra è sempre una profonda ingiustizia, del tutto innaturale rispetto al cuore umano, come ripete continuamente il Papa.

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È pressoché impossibile trovare qualche statista che abbia collezionato una serie di gaffe come l’attuale presidente americano Joe Biden.

Gli infortuni sono cominciati fin all’inizio del suo mandato e talvolta hanno avuto aspetti comici (e umanamente comprensibili) come la flatulenza sfuggita – secondo il Daily Mail – davanti al principe Carlo e a Camilla alla Cop26 di Glasgow (dove si discuteva di emissioni nocive nell’atmosfera).

O come quando – durante un discorso in cui fissava palesemente il gobbo– ha letto pure le parole tra parentesi che non doveva leggere. O quando ha detto che “Putin potrà anche circondare Kiev, ma non potrà mai conquistare i cuori e le anime del popolo iraniano”.

Ma con la guerra Russia/Ucraina la questione si è fatta drammatica. Ora ogni volta che Biden apre bocca ci avvicina alla terza guerra mondiale. Mentre tutti cercano di spegnere l’incendio, Biden, parlando a Varsavia, sabato, ha visto bene di alimentarlo con una cascata di benzinadefinendo Putin “un macellaio” (dopo averlo chiamato “assassino” e “criminale di guerra”). Continua