CONTE: UNO, NESSUNO, CENTOMILA
A Giuseppe Conte va riconosciuta una straordinaria capacità mimetica. Ieri, per esempio, al Festival dell’economia civile che si tiene a Firenze, ha fatto addirittura un’esternazione anticapitalista (e anti globalizzazione).Se fosse intervenuto al forum di Cernobbio o all’assemblea di Confindustria o a Davos, probabilmente, avrebbe detto cose opposte ed è proprio per questa sua multiforme identità (per cui viene spesso rappresentato come lo Zelig della politica italiana) che riesce a rimanere a Palazzo Chigi con le più diverse coalizioni.Ieri, in quel contesto, ha annunciato – nientemeno – che “il vecchio modo di intendere il capitalismo è al tramonto” e “l’economia di mercato sta cedendo il passo a una nuova fase di mercato comunitaria”, qualunque cosa ciò voglia dire.Naturalmente, a prendere sul serio il suo annuncio, a proposito del primato lapiriano del “lavoro” sul mercato, ci si dovrebbe aspettare che ne traesse le conseguenze buttando al macero le politiche tedesche di austerità fin qui imposte dalla Ue. Dovrebbe buttare al macero Maastricht che impone il primato del mercato e dei bilanci pubblici anziché del lavoro, producendo disoccupazione.















