Fenomenologia del vaffanculo

Una ventata di signorilità ha investito l’Italia. E, fra un festival filosofico e l’altro, “intellettuali e pensatori si sono affrettati o accodati a commentare il trasgressivo successo” del Vaffanculo di Grillo. Così segnala Alberto Arbasino che ora annuncia l’ “imminenza dell’altrettanto blasonato e secolare ‘vai a cagare’ ”, con tanto di “lectio magistralis” e “diplomi honoris causa”.

Domenica è intervenuto nell’alto dibattito Umberto Bossi che, secondo la cronaca di Repubblica, al comizio di Venezia si è avventato sull’eroe dei due mondi definendolo “quel cretino di Garibaldi”, quindi l’ha promosso “lacché dei Savoia”, poi “balordo” e infine “coglione”. Bossi ha concluso la raffinata prolusione invitando a liberarsi di “questi stronzi”.

Ma la morte fa pensare al senso della vita

Da giorni i quotidiani e le tv sono pieni di articoli e servizi sulla morte di Luciano Pavarotti e su quella di Gigi Sabani. Tutti a discettare di tutto, ma nessuno parla del “fatto”: la morte, questa “usanza” come diceva ironicamente Borges “che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”. Se ne evita pure il pensiero. Perché guardare in faccia la morte impone di interrogarsi sul senso della vita e sul destino, cioè su Dio. Mentre tutto il nostro mondo è stato costruito sulla dimenticanza e sulla distrazione. E’ stato congegnato precisamente per censurare e dimenticare quella domanda e Dio, cioè, alla fine per dimenticare noi stessi: “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace una speranza ineffabile” (Rilke).

QUEI LAICI CHE SI CONVERTONO ALL’ULTIMA ORA E NOI…

Ormai davvero tante personalità del mondo laico, negli ultimi giorni della vita, maturano la scelta di riavvicinarsi alla Chiesa. Spesso prendendo i sacramenti, altre volte con gesti e segni che indicano una forte propensione del cuore verso Dio (poi nessuno può scrutare nelle coscienze dove l’anima parla al Padre). Anche negli ultimi tempi famosi giornalisti, artisti, politici…

La nuova DC

Ieri e oggi a Loreto 400 mila giovani cattolici attorno al Papa: grande evento grazie a lui e ai tanti ragazzi (anche se qualche burocrate clericale ha rischiato di rovinarlo con le sue idee banali, talora ridicole e conformiste). Più di mezzo milione di presenze al Meeting di Rimini, luogo di forti contenuti culturali e di vivaci presenze sociali, che si conferma uno dei più grandi eventi popolari d’Europa. E poi i due milioni di manifestanti del “Family day”. E poi ancora lo stupefacente trionfo del referendum sulla legge 40 dove – avendo contro tutti i giornali e le tv, tutti i potentati e le lobby – i cattolici (con qualche laico illuminato), hanno convinto il 75 per cento degli italiani, stravincendo una vera battaglia etica in difesa della vita.
Perché questa grande forza, giovane e moderna, non dovrebbe fare il massimo, anche in politica, per il nostro Paese, magari mandando a casa tanti parrucconi, incapaci e attaccati solo al potere, che tengono in ostaggio l’Italia? Il Papa a Loreto ha invitato esplicitamente i giovani a “cambiare questo mondo”.

DA MEDJUGORJE UN APPELLO A NOI… E DALLA STAMPA UN ATTACCO A MADRE TERESA

Il messaggio della Madonna del 25 agosto dice:
“Cari figli, anche oggi vi invito alla conversione. Che la vostra vita, figlioli, sia riflesso della bontà di Dio e non dell’odio e dell’infedeltà.

SE FOSSIMO UN PAESE SERIO CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA SULLA TASSE…

Tutti dicono solo una parte della verità. Da una parte si tuona contro la pesantezza (vergognosa) delle tasse. Dall’altra contro l’enormità (scandalosa) dell’evasione fiscale. Quello che nessuno (neanche gli ecclesiastici) dicono chiaramente…

Il PD ha il mal di festa

Il nascente Partito Democratico ha già il mal di “festa”. Come fa la componente che viene dalla Democrazia Cristiana ad accettare che le kermesse del nuovo partito si chiamino ancora “Festa dell’Unità” ? I simboli contano, sono pesanti, carichi di storia, a volte tragica e i margheriti preferirebbero “Festa dell’Ulivo” perché paradossalmente l’Unità “divide”, come ha scritto il politologo ulivista Salvatore Vassallo. Si può dargli torto?
Proprio l’Unità ha ripubblicato martedì scorso la sua memorabile edizione del 6 marzo 1953, per la morte del più crudele e feroce macellaio della storia, alla pari con Hitler di cui fu complice e alleato nello scatenare la Seconda guerra mondiale.
Accanto alla testata c’era scritto: “Onore al grande Stalin!”.

La ferocia dei maschi

Appena la calura estiva ha spazzato via la politica e le altre scemenze che hanno sostituito la realtà con i reality, sulle pagine dei giornali appare orrida la nostra nuda umanità. E specialmente – dobbiamo dirlo – la violenza bestiale di noi maschi. Anche negli ultimi dieci giorni è stata una mattanza quotidiana, dal Trentino alla Sicilia, esercitata nei modi più “fantasiosi”: c’è quello che sgozza per strada la sua ex e quello che gli spara e la uccide (ferendo il bambino). C’è quello che l’accoltella, quello che la fa abortire a furia di pugni e calci, quello che picchia a sangue la convivente, l’altro che ferisce la fidanzata quindicenne incinta. Penserete che l’affollamento di crimini sia solo casuale e la loro evidenza sia dovuta solo alla carenza estiva di altre notizie.
Nient’affatto. La macellazione è quotidiana: si calcola un uxoricidio ogni tre giorni in Italia (cento all’anno). La realtà è così tutto l’anno, solo che negli altri mesi non se ne parla, non si guarda in faccia la verità, la si censura e fingiamo che le notizie importanti siano le dichiarazioni dei politici, le idiozie dei vip o il gossip su tante nullità.

GLI INASCOLTATI E ACCORATI APPELLI DEL PAPA…

Benedetto XVI è una voce che grida nel deserto? E’ stupefacente che sia stato così snobbato l’Angelus del Papa di domenica 22 luglio, dove, molto realisticamente, si lanciava l’allarme sulla guerra, evocando anche l’opera nefasta del Maligno nel mondo. Del resto sono passati inosservati anche due importanti articoli della Civiltà Cattolica che

BENIGNI E L’AVARIZIA DELLA CITTA’ ROSSA

E’ la città di Rosy Bindi, Siena, una delle più rosse d’Italia. Anche se stancamente rossa: non affolla certo i comizi di Fassino. Una città rossa ormai per pigra abitudine, per conformismo. E ora forse un po’ rossa di vergogna per quella che il “Corriere di Siena” (quotidiano della città) ha definito senza peli sulla lingua: “l’avarizia senese”. Perché questa ruvida autocritica per una città che ha secoli di santità e di eroica carità nella sua storia?
Innanzitutto va detto che il 15 luglio la performance dantesca di Roberto Benigni in piazza del Campo era gratuita. Non perché i senesi siano indigenti, anzi godono di un alto reddito. Ma era gratuita perché offerta dal Monte dei Paschi che da quelle parti, da tempo immemorabile, viene popolarmente chiamato “la mamma” o anche “la mucca”.

NOVITÀ

Dio abita in Toscana

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Il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, Libero, Il Giornale e la Verità hanno pubblicato tre anticipazioni del mio libro (già oggi sugli scaffali delle librerie),...

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