Una scoperta archeologica che ci parla di “patria”. Come aveva spiegato Piero Calamandrei

Ieri si coglieva, anche nei media, l’entusiasmo e perfino la commozione di tutti per la scoperta archeologica di San Casciano dei Bagni (le statue e i reperti in un’area sacra etrusca poi romanizzata).

Alcuni entusiasti sono poi quelli che hanno da ridire sul ritorno della parola “patria”. Eppure nulla come quel tesoro millenario spiega il significato di questa parola che per decenni è stata bandita dal discorso pubblico.

Patria è la terra dei padri, la terra dove sono sepolte le generazioni da cui discendiamo, la terra che è impastata con le loro ossa e con i segni della loro vita, con le mura, le case, i templi, le civiltà che costruirono. Confondere questa idea di “patria” con il fascismo o il nazionalismo è come confondere il polmone con la polmonite.

Non a caso la ritroviamo nelle bellissime pagine di una personalità che è un simbolo dell’antifascismo, Piero Calamandrei, un padre costituente che fu tra i fondatori del Partito d’Azione.

GLI INGENUI CATTOLICI PRESI IN GIRO E STRUMENTALIZZATI DAI PARTITI DI SINISTRA IN RISSA FRA DI LORO

Un tempo la Sinistra riconosceva di soffrire della “sindrome di Tafazzi” (dal nome del comico dedito a una pratica masochista). Oggi è passata al suicidio (politico) assistito: fa harakiri davanti a milioni di italiani.

Sebbene i media evitino di infierire, come invece farebbero con il centrodestra, la situazione è grave (ma non seria). Dopo l’autoaffondamento elettorale del 25 settembre, è arrivata la replica con le manifestazioni “per la pace” del 5 novembre.

Pure un intellettuale d’area come Michele Serra ha riconosciuto il caso tragicomico: “A giudicare dalla piccola sparatoria verbale fra Conte e Calenda, lo scopo recondito della grande manifestazione pacifistaromana e di quella più piccola di Milano era farsi la guerra fra loro”.

“NON BOMBARDATE BORGO SANSEPOLCRO!”. L’ITALIA LIBERATA CHE RISORGE DALLA ROVINE

Il turismo è la versione laica dell’antico pellegrinaggio che aveva come meta Roma, luogo del martirio di san Pietro e san Paolo.

Ma il Grand Tour in Italia degli intellettuali europei e dei rampolli delle famiglie ricche e aristocratiche che, da tre secoli, ha avuto come meta le meraviglie artistiche del nostro Paese, ha finito egualmente per incontrare – dentro la bellezza – la religiosità cristiana del nostro popolo e dei nostri artisti.

Si parte per una passione estetica e s’incontra – a volte in un’esperienza estatica – il volto di Cristo, rappresentato in opere sublimi. Un capitolo particolare di questo fenomeno riguarda Piero della Francesca.

BOTTA E RISPOSTA CON IL PRESIDENTE DELLE ACLI SULLA MANIFESTAZIONE DEL 5 NOVEMBRE: I CATTOLICI, LA GUERRA, LA PACE (E LE STRUMENTALIZZAZIONI DEI PARTITI)

Caro Antonio Socci,

ho letto  il suo articolo ( QUI ) sul tema della pace e il richiamo che fa al messaggio di Papa Francesco, purtroppo ad oggi ancora inascoltato da chi ha o potrebbe avere in mano le sorti della pace in Ucraina. Non mi trova d’accordo però quando cita un mondo associativo cattolico che, a sua detta, sarebbe stato in questi mesi silente e sembrerebbe svegliarsi solo ora, in particolare con la grande manifestazione di pace in programma per sabato prossimo, 5 novembre, a Roma.

Le Acli hanno fatto sentire la propria voce fin da subito, con una netta condanna dell’aggressione da parte della Russia e con una richiesta, anche al precedente Governo, di avviare subito una via diplomatica per raggiungere la pace.

A partire dal 5 marzo 2022, con la prima grande manifestazione per chiedere lo stop alla guerra, all’interno della Rete pace e Disarmo che riunisce il mondo associativo di stampo cattolico e non, siamo sempre stati in prima linea per chiedere con forza la pace e l’avvio di tutti i canali diplomatici possibili, quando invece l’unica soluzione paventata, anche sui media, sembrava solo quella di inviare armi.

Per manifestare la nostra vicinanza al popolo ucraino e, allo stesso tempo, cercare di aiutare concretamente una popolazione che ha subìto un attacco ingiusto e ingiustificato,  dopo un viaggio a Leopoli, abbiamo inviato prima 25.000 farmaci salvavita ad un ospedale  e, proprio qualche settimana fa, tre ambulanze, di cui una già equipaggiata per le urgenze pediatriche.

Nel frattempo non si sono mai fermate le manifestazioni che in estate e anche nel mese di ottobre, sono state soprattutto a carattere locale, con i circoli e le sedi provinciali Acli impegnate su tutto il territorio nazionale.

La manifestazione del 5 novembre  non è contro o a favore del Governo o in appoggio o meno a qualche partito, ma è una manifestazione di tutte le donne e gli uomini di buona volontà che vogliono dire stop alla guerra e l’unico rumore che vogliono far sentire è il grido della pace

Emiliano Manfredonia

(Presidente nazionale Acli)

 

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Caro Manfredonia,

io non mi riferivo alle (sacrosante) iniziative di solidarietà con il popolo ucraino, in cui le Acli si sono lodevolmente distinte. Né parlavo dell’ovvia condanna dell’invasione russa.

Lei sa che su questo concordano tutti. C’è anche l’entusiastico plauso di coloro che (a cominciare da Stoltenberg) hanno puntato su armi e sanzioni, alimentando con le loro dichiarazioni incendiarie la logica bellicista. Non mi riferivo neanche a qualche manifestazione locale “per la pace” che le Acli hanno organizzato.

Nel mio articolo invece mi domandavo se i cattolici “hanno mai manifestato contro il governo Draghi sulla guerra”.

Il punto è questo perché obiettivamente – incurante della richiesta delle Acli – Draghi non ha lavorato per la trattativa, ma, anzi, è stato determinante nel portare la UE sulla linea più oltranzista della Nato, di fatto alimentando il conflitto e la logica della guerra.

GUERRA E PACE, CATTOLICI E GOVERNO. L’UNICO VERO LEADER MONDIALE OGGI E’ PAPA FRANCESCO. LA MELONI DOVREBBE ASCOLTARLO

Giorgia Meloni prepara i suoi primi viaggi. Si parla di Washington, forse Kyiv e poi il G20. Ma la data che dovrà tenere d’occhio è anzitutto quella delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’8 novembre.

Infatti è probabile che dopo quel voto cambi l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della guerra in Ucraina (soprattutto se Biden e i Democratici faranno naufragio nelle urne).

Come ha rilevato Eugenio Mazzarella, in un editoriale su “Avvenire”, oltreoceano si comincia a capire che – di fronte allo spettro sempre più minaccioso di una guerra mondiale e nucleare – “è tempo di offrirgli (a Putin, ndr) una via d’uscita, non per lui, ma per la Russia. Dopo Kissinger, in America, dove ci sono meno ‘atlantisti’ duri e puri che da noi” ha sottolineato Mazzarella “anche Obama ha fatto notare i rischi della corda tesa su cui sta ballando l’Amministrazione Biden, già suo vice. E ha formulato espliciti inviti a ‘concessioni’ su Crimea e Donbass che tolgano ogni alibi a Putin per farlo sedere a un tavolo di pace. Il che non significa abbandonare Zelensky, ma fargli intendere che non può interpretare il sostegno dell’Occidente come avallo a ogni intransigenza e al rifiuto di chiudere la guerra”.

Alla base di questo ragionamento, che esprime la posizione del giornale della Cei, c’è la convinzione che nessuno può “vincere” questa guerra. Possiamo solo perderla tutti. A proposito di “Avvenire” e della Chiesa, inizia la settimana delle manifestazioni per la pace: in particolare quella del 5 novembre.

IL CAPITALISMO TECNOCRATICO VUOLE L’ABOLIZIONE DEL CONTANTE A SCAPITO DEI POVERI. E LA CINA STA REALIZZANDO L’IDEA A SCAPITO DELLA LIBERTA’ (LO SPIEGA “LA CIVILTA’ CATTOLICA”)

La discussione sui problemi in Italia è sempre intossicata dalle ideologie. È raro che si valutino i pro e i contro con obiettività. Prevale in genere il “partito preso”. Lo si vede anche nella polemica sul limite del contante.

È possibile un giudizio fondato sui fatti e non sui pregiudizi? Ieri “Libero” ha pubblicato un testo di Fabio Panetta, membro del board della Banca Centrale Europea, che ha spiegato l’utilità tecnica e sociale del contante.

Un’altra voce super partes può aiutarci nella valutazione. È un saggio uscito sulla “Civiltà Cattolica” il 15 gennaio scorso. Com’è noto l’autorevole rivista dei gesuiti ha un filo diretto con la Segreteria di Stato vaticana e commenta i fatti sociali nell’orizzonte etico del bene comune e del magistero della Chiesa.

Il saggio, firmato dall’economista Étienne Perrot che insegna all’Università di Friburgo, ha questo titolo: “I pericoli antropologici e politici di una società senza contanti”.

Perrot spiega che “nel capitalismo moderno, la triplice esigenza contraddittoria di razionalità, performance e sicurezza favorisce una tendenza apparentemente irresistibile” che “conduce il sistema verso la scomparsa del denaro contante”.

UN POETA CHE SOMIGLIA A TARKOVSKIJ (PER I NOSTRI GIORNI APOCALITTICI)

“Il cristianesimo insieme rigoristico e paganeggiante di Lippi si impadronisce anche delle parole del socialismo” scriveva nel 1982 Alfonso Berardinelli nella prefazione a “Nuovi poeti italiani 2” (Einaudi), parlando delle liriche – selezionate in quel volume – del senese Massimo Lippi, scultore e pittore, oltreché poeta. Ma, quando c’è, quell’appropriazione è polemica, anticonformista.

SOSTIENE FORTINI

“Troppo originarie, troppo manifestamente mosse da una necessità quasi fisica, da un gorgoglio costretto a una tumultuosa via d’uscita, queste composizioni vanno prese, credo, molto sul serio… Non si legge di frequente, ai nostri anni, una poesia che ponga alle proprie radici una affermazione e un diniego, un sì e un no, così espliciti. In altri decenni, si sarebbe parlato di poesia ‘impegnata’”.

Così scriveva Franco Fortini nella prefazione del 1991 alla raccolta di Lippi, “Non popolo mio” (Scheiwiller). Ma il suo è impegno esistenziale, spirituale. Infatti lo stesso Fortini notava che Lippi “somiglia a non pochi dissidenti anticomunisti dell’Urss” e la sua “è una poesia vicina a Tarkovskij, a certe immagini poderose di Rublëv, Stalker, Lo specchio.

PARLARE ITALIANO NEL MONDO. IPOTESI SULLA SCELTA DI PAPA FRANCESCO E COSA NOI ITALIANI DOVREMMO CAPIRE

“Con franchezza va detto che papa Francesco è probabilmente il più grande ambasciatore della lingua italiana sulla scena mondiale in questo momento. Non ho idea di quante scuole americane offrano corsi di italiano, ma se il mio reddito dipendesse da quante persone vogliono imparare la lingua, farei il tifo perché Francesco rimanesse il più a lungo possibile”.

Giorni fa, uno dei più autorevoli vaticanisti americani, John Allen, sul sito di informazioni cattoliche Crux (che egli guida), faceva questa considerazione prendendo spunto dal recente viaggio del Papa in Kazakistan durante il quale, nei suoi interventi davanti ai vari leader delle religioni mondiali, ha usato la lingua italiana.

Per la verità il tono dell’articolo di Allen (che è anche Senior Vatican Analyst per la CNN) sembra un po’ ironico, forse infastidito. Probabilmente gli americani trovano indisponente o almeno bizzarro che, viaggiando per il mondo, una grande autorità come il Papa parli italiano anziché inglese.

ECCO COME SCOPPIA LA GUERRA POSSIBILE SECONDO HUNTINGTON

È un classico e come tale, “Lo scontro delle civiltà” di Samuel Huntington, è molto citato e poco letto. Infatti tanti credono vi si teorizzi, con favore, tale “scontro”, mentre è vero l’esatto contrario. L’analisi geopolitica dello studioso americano è di un’attualità straordinariasebbene risalga al 1996.

Anzitutto mette in discussione “la certezza occidentale e americana in particolare” secondo cui “i popoli di tutto il mondo dovrebbero abbracciare cultura, valori e istituzioni occidentali perché essi rappresentano la forma di pensiero più alta, più illuminata, più liberale, più razionale, più moderna e più civile di tutta l’umanità”.

DA LOTTA CONTINUA A DEMONIZZAZIONE CONTINUA: LA SINISTRA CHE NON CAMBIA MAI

C’è l’inquinamento dell’aria, quello dell’acqua, ma può esserci anche l’inquinamento del dibattito pubblico per eccesso di faziosità. Alla lunga può svuotare la democrazia.

Chi ha frequentato il liceo o l’università negli anni Settanta ricorderà che, nelle assemblee studentesche, bastava esprimere idee anticonformiste, cioè non comuniste, per essere bollati come “fascisti”, per venire delegittimati e silenziati. Era ammessa una sola voce: quella di sinistra.

Sarà perché oggi nei giornali e in certi partiti si ritrovano – invecchiati – molti di coloro che a quel tempo applicavano tale “vigilanza democratica”, ma in Italia c’è un clima che ricorda quegli anni.

È ancora possibile discutere laicamente (cioè senza dogmi intoccabili e senza delegittimazione dell’avversario) di tutti i problemi politici e sociali? La risposta è no. Purtroppo siamo passati da Lotta Continua (ieri) a scomunica continua (oggi).

Sembra che il “partito dei giornali” e il PD ammettano la legittimità di una sola opinione (la loro) che sacralizzano come dogma, così da dichiarare eretico e bruciare sul rogo mediatico chiunque osi esprimere dubbi o opinioni diverse.

NOVITÀ

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Il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, Libero, Il Giornale e la Verità hanno pubblicato tre anticipazioni del mio libro (già oggi sugli scaffali delle librerie),...

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