Di certo l’inglorioso caso Savoia (un casino, anzi un casinò) è utile al governo.
Sono chiassosamente tornati i reali, invece i conti (di Prodi) non tornano, ma nessuno più ne parla.
I conti non tornano né in economia (lo scomparso e controverso “cuneo fiscale, la paventata stangata, la legge Biagi), né in politica estera (Usa, Iraq e Afghanistan), né con la modernizzazione del Paese (le grandi opere che sono state bloccate), né come “immagine pubblica” (la moltiplicazione delle poltrone), né sui temi di costume come la parata del 2 giugno, il gay pride e il “caso Mussi”.
Secondo i giornali di una settimana fa stavano già prendendo le distanze da questo esecutivo gli Usa, la Confindustria, la Chiesa, l’esercito e in parte i sindacati (perfino Eugenio Scalfari ha storto il naso).
Claudio Rinaldi – pur simpatizzante di sinistra – sull’Espresso esternava così il suo sconcerto: “A rendere più fastidiosa la verbosità corrente (dei ministri) contribuisce la sua scarsissima capacità di tradursi in atti di governo. Finora si è pontificato, ma non operato… Al proliferare delle chiacchiere ha corrisposto soltanto il moltiplicarsi delle poltrone, fino al grottesco record di 102 fra ministri, viceministri e sottosegretari”.
Insomma il rodaggio del nuovo governo, secondo Rinaldi, è addirittura “imbarazzante”.