L’Odissea di Christopher Nolan, criticabilissima per molti aspetti, se non altro ha acceso l’interesse di tanti giovani per il poema omerico. Per la scoperta dell’opera vera.
È una clamorosa conferma per il Ministero dell’Istruzione e del merito. Infatti nelle bozze delle indicazioni nazionali sui programmi, che stanno circolando, per il primo biennio della Scuola secondaria, si definisce “essenziale” far conoscere agli studenti “quei poemi epici classici che sono in vario modo a fondamento della civiltà europea (Omero, in particolare l’Odissea, e l’Eneide di Virgilio)”.
A cui il Ministero di Valditara aggiunge alcune pagine della Bibbia come “grande codice” di ispirazione delle letterature (e di tutte le altre arti): un testo che sta alle fondamenta della nostra civiltà.
Jorge Luis Borges sintetizzò, con poche parole, un canone pressoché identico: “per molti secoli quelle tre storie – la guerra di Troia, il viaggio di Ulisse e, al di sopra dei primi due, la vita di Gesù – sono bastate all’umanità”. Le tre opere capitali per l’umanità attorno a cui ruota la letteratura. Lo scrittore argentino aggiungeva, al canone supremo dei Vangeli, i testi biblici che lo avevano impressionato: Giobbe e l’Ecclesiaste.
Dunque la scelta del Ministero ha una conferma molto autorevole. Pure l’Eneide, in cui Virgilio lega la cultura greca e Roma, troverebbe senz’altro d’accordo Borges, data la sua passione dantesca.
In Nove saggi danteschi lui immagina un’immensa biblioteca di tutte le culture e le civiltà: “non c’è cosa sulla terra che non sia anche lì. Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà, la storia del passato e quella del futuro, le cose che ho avuto e quelle che avrò, tutto questo ci aspetta in qualche angolo di quel tranquillo labirinto”: ebbene, conclude, “il poema di Dante è questa illustrazione di vastità universale”.
Dopo una simile apoteosi chi può contestare la scelta del Ministero di dare centralità al poema dantesco nel triennio delle superiori: “La Commedia ha un posto speciale nella nostra storia letteraria ed è giusto che lo abbia anche a scuola”.
Fra l’altro Borges, in quei saggi, ripete un consiglio prezioso per insegnanti e studenti: “Voglio insistere sul fatto che nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo. Dopo verranno i commenti, il desiderio di conoscere il significato di ogni singola allusione mitologica, di vedere come Dante abbia ripreso un gran verso di Virgilio e l’abbia forse migliorato traducendolo. Ma all’inizio dobbiamo leggere il poema di Dante con la fede di un bambino, abbandonarci ad esso; ed esso ci accompagnerà per tutta la vita. Sono tanti anni che la Commedia mi accompagna, e so che se la leggerò domani vi troverò cose che finora non ho visto. So che questo libro durerà ben oltre la mia veglia e le vostre veglie”.
Infine il Ministero, per la letteratura italiana, dà un’altra indicazione sacrosanta: “È opportuno che I Promessi sposi di Alessandro Manzoni si leggano al secondo anno per l’importanza che questo romanzo ha avuto nella storia linguistica, culturale e civile del nostro Paese”. Resta, con la Commedia, una lettura obbligatoria.
Sarebbe bello e importante riscoprire la grandezza del capolavoro manzoniano che racconta la nostra epopea nazionale e non ha nulla da invidiare ai grandi romanzi di Dostoevskij, Tolstoj, Flaubert, Balzac, Hugo…
Non si tratta solo di far conoscere tesori della letteratura che arricchiranno la cultura e l’umanità dei giovani. Ma anche di costruire solide mura di difesa della memoria, perché resti una luce nei tempi bui.
Quelli che Orwell, in 1984, descriveva così: “Tutti i documenti sono stati distrutti o falsificati, tutti i libri riscritti, tutti i quadri dipinti da capo, tutte le statue, le strade e gli edifici cambiati di nome, tutte le date alterate, e questo processo è ancora in corso, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. La storia si è fermata. Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione”.
L’ideologia della “cancellazione” e della “riscrittura” del passato non è solo una distopia letteraria di Orwell. L’umanità l’ha già sperimentata, anche qui in Europa.
Milan Kundera, descrivendo la cupa situazione in cui la Cecoslovacchia precipitò dopo l’invasione sovietica del 1968, riporta, nel Libro del riso e dell’oblio, queste parole: “Per liquidare i popoli si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra Storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E il mondo attorno a lui lo dimentica ancora più in fretta”.
In fondo anche in Occidente, dal ’68 al woke e al politicamente corretto, circolano tentazioni ideologiche simili, ma qui è ancora possibile opporsi.Dunque con i grandi classici si difende l’identità e la memoria della nostra civiltà, anche per garantire e costruire il suo futuro.
Perciò è bene che nelle indicazioni ministeriali, fra le letture consigliate, vi siano “i saggi di George Orwell” e un libro “di straordinaria attualità” come I confini contano di Frank Furedi. Peraltro fra autori come Antonio Gramsci, Carlo Levi, Natalia Ginzburg, Pier Paolo Pasolini e Primo Levi.
Poi, fra gli scrittori consigliati per la lettura (una cinquantina), si trova finalmente Giovannino Guareschi che è sempre dimenticato dall’“accademia”, ma è l’autore italiano più tradotto nel mondo.
Guareschi offre lo spunto per un’ultima osservazione. In tutta la storia del Novecento (e quella attuale) c’è un elefante nella stanza che tutti fingono di non vedere: il comunismo. Spero che, prossimamente, la scuola possa far conoscere agli studenti qualche pagina di quella monumentale testimonianza sul Novecento che è l’Arcipelago Gulag di Solzenicyn o di quel capolavoro che è I racconti di Kolyma di Varlam Salamov. Così i giovani capiranno davvero il Novecento e il presente.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 28 luglio 2026








