La “piazza rossa” di Bologna ieri è stata deprecata da tutti per i fischi a Tremonti. Ma ogni 2 agosto è la stessa storia. E allora c’è qualcosa che non torna. Troppo facile prendersela con le truppe fischianti. Il problema della Sinistra è la sua classe dirigente “non fischiante”. Prendiamo la prima pagina dell’Unità di ieri. La faccenda dei fischi è definita “una scusa”. E il titolo di prima pagina grida: “Vogliono dimenticare la strage”. Chi vuol dimenticarla? Il governo? Tremonti? Ma Tremonti era lì a Bologna, a nome dell’esecutivo, appunto per commemorare le vittime. Dunque perché quel titolo durissimo? Sembra che – per quella Sinistra – conti solo accusare l’avversario di generica indegnità, non provare una sua colpevolezza. E’ la vecchia logica dell’odio ideologico: l’avversario è colpevole di esistere. Le truppe leggono e poi fischiano il Nemico. “Vattene verme!”, hanno urlato a Tremonti. Ma se non ci fosse andato avrebbero accusato il governo di voler dimenticare la strage… D’altronde è curioso lo slogan “non dimenticare” in una terra, l’Emilia rossa, dove si è fatto di tutto, dal dopoguerra, per “dimenticare”, anzi per oscurare una delle più grandi carneficine della storia italiana, perpetrata innanzitutto in quelle zone e disseppellita da Giampaolo Pansa, dopo 60 anni di silenzio, con il suo libro sconvolgente: Il sangue dei vinti.