Ha vinto l’Italia, il popolo è esploso gioiosamente cantando l’inno nazionale e sventolando il tricolore. Così nei
salotti snob è suonato l’allarme:
che fare?Contrordine compagni. Quelli che fanno sempre
professione di cosmopolitismo, che tuonano
contro le identità, le nazioni, le frontiere, quelli che si sentono
“cittadini del mondo” e accusano gli avversari di
“sovranismo”, si sono rapidamente adeguati.
D’improvviso tutti patrioti (per qualche ora). Non più bandiera della Ue, bandiere rosse o bandiere arcobaleno, ma tutti a sventolare il tricolore, perfino su quel giornale che da mesi, sotto la testata, come sfida ideologica, ha collocato la bandiera della UE (e solo quella).E perfino sulla prima pagina di
“Repubblica” dove l’editoriale di ieri, firmato da
Ezio Mauro, era intitolato addirittura
“La passione tricolore”. Bella espressione che – se fosse il titolo di una manifestazione del centrodestra – verrebbe immediatamente
bombardata come un segnale di rozzo sovranismo, di sciovinismo e di pericoloso nazionalismo nostalgico.Perché
il vero sport prediletto di certe élite progressiste non è il calcio, ma è sempre stato
l’auto denigrazione nazionale, il sentirsi anti-italiani, è il vincolo esterno, la cessione di sovranità, è la cittadinanza UE, è la filippica contro “l’Italia alle vongole” che rappresentano plebea, provinciale, rozza, corrotta, mentre gli altri popoli europei, loro sì che sono civili e seri (
infatti abbiamo visto ieri come si sono comportati civilmente molti tifosi dell’Inghilterra, da decenni esaltata come esempio di fair play, di signorilità e virtù civiche).