Le “profezie” di Umberto Eco
Cosa si aspettava Umberto Eco comunicando al Paese che – in caso di vittoria del centrodestra – avrebbe lasciato la patria orba del suo ingegno riparando per sempre all’estero?
Evidentemente era certo che un fremito di disperazione avrebbe scosso la penisola. Ma a cinque giorni da tale annunciata dipartita possiamo dire che non si segnalano scene di lutto nelle piazze. Non si ha notizia di persone che si siano suicidate, buttandosi dai terrazzi o ingerendo lamette, nessuno che si sia incatenato all’Altare della Patria per scongiurare una così tremenda perdita.
Neanche i parenti dello scrittore – che si sappia – sono scoppiati in un pianto dirotto, né i vicini di casa hanno intonato uno struggente “Resta cu nnoi/ nun ce lassà…”.
Anzi, il suo annuncio – e ci spiace per il professore – ha invece scatenato l’entusiasmo del popolo di centrodestra.
C’è perfino qualcuno che – pur deluso dal governo – ci scrive: “non avevo tanta voglia di tornare a votare, ma se si tratta di mandare Eco e i suoi accoliti a quel Paese, allora corro”.
A “Libero” continuano ad arrivare lettere di persone che gioiosamente si danno appuntamento l’11 aprile per il “saluto ai migranti”. E c’è perfino chi si dice disponibile a contribuire alle spese di viaggio (di sola andata, naturalmente). Per incoraggiarli, per accompagnarli all’imbarco, perché non ci ripensino all’ultimo momento.










