Il grande Chesterton diceva: “mi piace il liberalismo, ma nient’affatto i liberali”.
Prendiamo i liberali italiani che pontificano dalle colonne dei giornali e discettano di liberaldemocrazia dalle cattedre universitarie.
Dove sono? Cosa dicono in queste ore? Non hanno nulla da obiettare sulla museruola che anche i loro giornali vogliono mettere alla Chiesa e al Papa in persona?
Sì, questo si pretende di fare. Un anno fa alcuni sedicenti libertari hanno teorizzato e ripetuto che il Papa e la Chiesa non possono parlare liberamente (per esempio sulla vita) altrimenti potrebbero essere arrestati 20 mila parroci italiani. E non si ricorda un solo intellettuale o opinionista liberale che sia insorto: non in difesa della Chiesa, ma dei fondamenti stessi della liberaldemocrazia.
Adesso Benedetto XVI non può neanche ricevere a casa sua chi vuole. Che diamine, mica può prendere sul serio il motto “libera Chiesa, in libero Stato”.
Bisogna informarlo. Prima di accordare un’udienza deve chiedere il permesso a Paolo Mieli, a Marco Pannella, a Eugenio Scalfari, a Pietro Citati, a Fassino, Bertinotti, Di Pietro, Pecorario Scanio e deve interpellare pure la cosiddetta “supercattolica” Paola Binetti la quale ieri si è detta “molto sorpresa” che Benedetto XVI compili la sua agenda senza chiedere il permesso a lei.